Ue: Italia “squilibrata” ma Padoan è salvo. Davvero niente correzione?

09 marzo 2016 ore 13:37, Luca Lippi
Promossi? In parte, del resto lo avevamo anticipato, i conti non saranno proprio in ordine, ma la causa non è esclusivamente imputabile alla politica economica del nostro Paese, purtroppo siamo molto vicini all’occhio di un ciclone che minaccia di “spazzare” l’economia globale.
Ovviamente la commissione non può dire che sia tutto a posto, piuttosto afferma il contrario, e cioè che manifesta squilibri macroeconomici eccessivi, tuttavia non intende sottoporre il nostro Paese a una procedura di infrazione, al momento!
Non siamo solo dietro la lavagna, insieme all’Italia c’è la Bulgaria, la Croazia, la Francia, e il Portogallo. In ginocchio sui ceci invece troviamo Finlandia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Slovenia che diversamente da noi presentano squilibri ma non eccessivi. Belgio, Ungheria, Romania e Regno Unito invece sono promosse, e magari proveremo ad approfondire il motivo di tanta benevolenza!

Ue: Italia “squilibrata” ma Padoan è salvo. Davvero niente correzione?
Ha dichiarato il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, responsabile per l’euro e il dialogo sociale: “L’economia dell’UE è ancora in fase di ripresa e molti Stati membri stanno compiendo progressi nel risolvere i problemi strutturali delle loro economie. Rispetto all'anno scorso è diminuito il numero di paesi che si ritiene abbiano squilibri economici, ma le sfide sono ancora aperte e diversi paesi presentano vulnerabilità, è necessario potenziare le riforme strutturali per rendere più competitive le nostre economie. Gli Stati membri devono proseguire nel processo di riforma per ridurre, tra l’altro, l’elevato debito pubblico e privato, rendere più efficiente il mercato del lavoro, assicurare la sostenibilità dei sistemi sociali e migliorare il contesto imprenditoriale”.

Quali sarebbero questi squilibri rilevati all’Italia dall’Ue? Prima di tutti l’elevato debito che non consente una sufficiente competitività, in secondo luogo le sofferenze di diverse banche e ultima ma non ultima la bassa occupazione, invero in lieve ripresa ma a costi veramente esagerati e lontani dal giudicare adeguati.
Nella parte riassuntiva del rapporto di Bruxelles dedicata alla situazione italiana leggiamo: “una crescita più robusta della produttività è essenziale per poter correggere gli squilibri macroeconomici … l'elevato rapporto debito pubblico/PIL dell'Italia, unito al deterioramento della competitività e della crescita della produttività, continua ad essere una fonte di vulnerabilità per l'economia … nel settore bancario sono in corso importanti riforme, ma persistono sacche di vulnerabilità". 
Evitando ogni commento, Bruxelles sollecita il governo italiano a spingere sull’acceleratore delle riforme portando ad esempio il Jobs Act, giudicato dai tecnici dei Bruxelles come una riforma che: “ha profondamente riformato le istituzioni italiane del mercato del lavoro".
In conclusione, staremo per dire che Padoan è riuscito a convincere la commissione a cedere almeno sulla flessibilità “dei tempi” e questo è il motivo per cui dall’Europa non deve essere arrivata nessuna infrazione.

Quindi nessuna manovra aggiuntiva? Per il momento il Presidente del Consiglio coglie l’attimo e si lancia a un grido di vittoria che ha più la parvenza di un sospiro di sollievo (sfumature da campioni della comunicazioni): “L'Italia non avrà nessuna difficoltà a mantenere gli obiettivi che si è data perché la fase dell'Italia che non rispetta i propri compiti è finita”. Quindi sembra proprio che non ci sarà nessuna manovra, ma questo è piuttosto ovvio, per il momento l’esecutivo prepara a recuperare 3 miliardi aggiustando alcune voci di bilancio, ma nei fatti basta surgelare qualche risorsa agli enti locali incentivandoli a raccogliere fondi attraverso la recrudescenza di sanzioni dalle quali arrivano fondi diretti ai comuni, e un ritorno anche al governo centrale, goccia a goccia un euro in media per ogni italiano che ha la sventura di mettere il naso fuori la porta di casa sono diversi milioni di euro da raccogliere facilmente e senza aumentare la pressione fiscale.  

autore / Luca Lippi
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