Multinazionali nel mirino: dall’Ecofin un accordo antielusione fiscale. Ma basta?

09 marzo 2016 ore 12:23, Luca Lippi
Anche se un po’ in ritardo, arriva l’accordo per tenere d’occhio le manovre delle multinazionali per eludere il fisco all’interno dei Paesi dell’Ue. In ritardo perché negli ultimi anni sono stati veramente tanti i miliardi di euro evasi, tuttavia questo è potuto accadere a causa di una “forza contrattuale” da parte delle multinazionali che spesso (troppo spesso) hanno concluso a stralcio le controversie scatenando l’ira di chi invece si vede perseguire fino al fallimento per importi assai meno importanti. Una sorta di condono “ad personam” che è complicato da far digerire all'imprenditore e al cittadino italiano ma anche di qualunque altro paese dell’Unione.
All’apparenza ora diventa “più difficile” eludere le tasse per le multinazionali all’interno dell’Ue. Al Consiglio Ecofin in corso a Bruxelles è stato raggiunto l’accordo politico sullo scambio automatico di informazioni finanziarie sui grandi gruppi transnazionali. I ministri delle Finanze dell’Unione hanno dato in questo modo seguito all’impegno firmato in sede Ocse lo scorso 28 gennaio (Beps) per costringere le multinazionali a pagare le tasse nei paesi dove vengono effettivamente realizzati i profitti e non dove si riescono a strappare condizioni fiscali più convenienti. 

Multinazionali nel mirino: dall’Ecofin un accordo antielusione fiscale. Ma basta?
Quale sarebbe l’accordo? 31 paesi, tra cui l’Italia, hanno firmato in sede Ocse il Multilateral competent authority agreement (Mcaa). L’accordo ha l’obiettivo di contrastare l’evasione e l’elusione fiscale delle multinazionali, gli Stati avranno accesso a una serie di informazioni e potranno ricostruire un profilo fiscale completo delle multinazionali e dell’attività svolta nei singoli paesi. Tra queste informazioni i ricavi, i profitti, le tasse pagate, il capitale impiegato, gli asset tangibili e il numero di occupati.
Le compagnie multinazionali saranno obbligate a sottoporre annualmente un rapporto alle autorità fiscali di ciascun singolo stato membro dove hanno residenza fiscale già a partire dal 2016. Nel caso in cui una sussidiaria della compagnia non abbia residenza fiscale nell’Unione europea, il suo rapporto verrà sottoposto alle autorità tramite le compagnie collegate con residenza fiscale nell’Ue. In quest’ultimo caso l’obbligatorietà partirà solo dal 2017. 
L’accordo prende in considerazione le multinazionali con ricavi consolidati di gruppo pari ad almeno 750 milioni di euro. Si tratta di una fetta pari al 10-15% delle multinazionali mondiali ma i loro ricavi ammontano al 90% circa del totale.
Chi ha firmato questo accordo? I 31 paesi firmatari sono Australia, Austria, Belgio, Cile, Costa Rica, Repubblica ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Giappone, Liechtenstein, Lussemburgo, Malesia, Messico, Olanda, Nigeria, Norvegia, Polonia, Portogallo, Repubblica slovacca, Slovenia, Sudafrica, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito.
Servirà questo accordo? Ha tutta l’aria di essere una presa in giro, fra i paesi firmatari ci sono aree economiche a tassazione vantaggiosa, è piuttosto complicato chiedere a questi Paesi di rinunciare a concedere qualche favore in cambio di lavoro e quote fiscali da mettere sul tavolo della Ue. Oltretutto non tutte le multinazionali sono oggetto dell’accordo, e anche questo fa emergere qualche dubbio sulla “limpidezza” dell’accordo.
Perché questo accordo? Piuttosto semplice la risposta, perché l’evasione è macroscopica! Ad esempio, le grandi web company per le quali il confine tra virtuale e reale è, per definizione, meno individuabile, hanno raggiunto accordi per versare le tasse non pagate con singoli governi. E questo ha infastidito l’Ue che non ha potuto partecipare alla “mensa” In Italia Apple ha pagato 318 milioni di euro al fisco per chiudere una contestazione di 879 milioni di euro mentre Google, Facebook e Amazon sono sotto la lente dell’Agenzia delle entrate. Il caso più recente è quello del Belgio. La Commissione europea ha imposto al paese il recupero di 700 milioni di carico fiscale per aver favorito le multinazionali con un regime di favore.
In conclusione, fomentati sul nuovo accordo raggiunto, come mai non si è esaminato il conflitto di interessi di alcuni paesi dell’area Ue rispetto ad altri?  

autore / Luca Lippi
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