Trump, Cardini: “Fenomeno inedito di caudillismo. Ora come ora Clinton il male minore”

09 marzo 2016 ore 13:07, Andrea Barcariol
Intervistato da Intelligonews, Franco Cardini, storico e scrittore, analizza a 360 gradi la figura di Donald Trump e spiega i motivi del successo del magnate americano che sembra destinato a sfidare Hillary Clinton per la conquista della Casa Bianca.  

Trump continua a volare nelle primarie in Usa. Come definirebbe questo fenomeno?


«E’ una forma piuttosto inedita di caudillismo che è un fenomeno sudamericano. In questo caso però non siamo davanti a un generale che si impone con metodi populisti ma a un grosso capitalista, un magnate che si afferma grazie al fascino del self-made man che da sempre funziona sugli americani. A lui non chiedono un atteggiamento di solidarietà con i più poveri, l’ammirazione per l’uomo che si è fatto da solo è indipendente dalle sue scelte sociali. In America non si è abituati all’uomo politico che si impone chiedendo maggiore giustizia sociale o dicendosi disponibile alle riforme, Trump si afferma chiedendo alla gente di seguirlo perché lui è ricco e potente e può cambiare la situazione degli Stati Uniti. E’ una realtà più volta all’esterno per sfogare la forza e la potenza americana».

Ha notato qualche cambiamento nella linea politica di Trump?

«Io cambierei parrucchiere se fossi in lui ma questo è un altro discorso, gli è stato consigliato di usare toni più populisti, peronisti, però il partito in cui milita ostacola questi atteggiamenti. Uno dei suoi cavalli di battaglia è la politica di Obama sulla previdenza sociale che per gli americani, anche quelli poveri che ne avrebbero bisogno, è immediatamente sinonimo di castrismo. Le spese improduttive non sono popolari negli Stati Uniti neanche tra quei ceti che ne avrebbero un bisogno tremendo, ad esempio sulla Sanità e sulla scuola, la cosa strana è che questo tipo di propaganda fa presa anche su di loro. E’ difficile quindi da capire per gli europei questa forma di successo che ha raggiunto Trump. E’ come se un popolo intero votasse per uno che gli promette di peggiorare le sue condizioni socio-economiche. Negli Stati Uniti tutto ciò è giustificato alla luce di un’antichissima tradizione patriottica e del libertarismo che è il culto delle libertà individuali insofferenti di qualsiasi forma di controllo pubblico. Trump gioca su questo tavolo, che è surreale per gli europei e sulla propaganda sul fallimento della politica estera di Obama, fatto discutibile visti gli ultimi due colpi piazzati da Barak con gli accordi con Cuba e Iran che condizioneranno anche il prossimo governo sia che vinca un repubblicano sia che vinca la Clinton. La signora dal punto di vista sociale non ci sente molto ed è condizionata dal rapporto con Israele che ha accolto con malumore le aperture di Obama, soprattutto sull’Iran».

Trump, Cardini: “Fenomeno inedito di caudillismo. Ora come ora Clinton il male minore”
Tutti danno la Clinton favorita in un ipotetico scontro. Lei crede che Trump possa vincere?


«Spero caldamente di no, anche la Clinton non mi entusiasma ma è il male minore. Temo che Trump possa fare una versione peggiorata della politica estera di Bush, ed è tutto dire. La sua vittoria comunque non si può escludere perché ci sono cose che non si possono spiegare politicamente in termini razionali. Chiunque ragioni con un minimo di cognizione di causa capirebbe che affidare l’America a Trump è folle, ma c’è un vento che soffia in tutto il mondo per cui non ci sarebbe da meravigliarsi».

Lei ha parlato di toni populisti, Trump può essere associato in qualche modo alla Le Pen?

«No guardi sono fenomeni diversi, il successo del lepenismo ha fatto in modo che Marine Le Pen possa fare discorsi da persona responsabile a capo di partito che potrebbe diventare una forza di governo. Il Fronte National invece ha sempre fatto discorsi duri, di rottura, di cambiamento di sistema perché avevano la consapevolezza che non sarebbero mai arrivati ad avere la maggioranza di governo. Il partito estremistico che si vede vicino al governo immediatamente modera i toni, succede sempre così. Salvini sta facendo il duro perché si rende conto di essere candidato a fare l’opposizione. Se si sentisse più vicino a conseguire la maggioranza smorzerebbe immediatamente i toni come ha fatto la Le Pen».



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