Libia, Souad Sbai: "Il ritardo delle salme di Failla e Piano un messaggio a Italia e alleati"

09 marzo 2016 ore 13:24, Marco Guerra
“Il ritardo nella consegna delle salme di Failla e Piano è un messaggio all’Italia: qui c’è un governo che decide non vi azzardate ad attaccare la Libia”. Suad Sbai, esponente di Noi con Salvini e presidente dell’Associazione Donne Marocchine in Italia, analizza per IntelligoNews tutta la drammatica vicenda che ha portato alla morte dei due ostaggi italiani in Libia. “Io mi guarderei bene ad intervenire con francesi e americani”.

Sbai che succede alle nostre salme? Perché tutte questi ritardi nel riportarle in Italia?

“Perché non siamo rispettati e non ci facciamo rispettare, se erano salme francesi o americane erano già tornate in patria. Ma anche noi vogliamo sapere come sono morte queste persone? Chi ha sparato loro? Fuoco amico? Fuoco nemico? Abbiamo visto che quando hanno liberato gli atri due ostaggi c’erano persone vicino a loro, allora la Libia non è un far-west, c’è qualcuno che comanda. Allora di che cosa parliamo quando diciamo che serve un intervento in Libia?”.

Si è fatta un'idea su chi possono essere questi sequestratori?

“Si capisce che è solo una questione di soldi, il terrorismo c’entra poco. Ci hanno anche voluto mandare un segnale. Cosa volete fare? Volete attaccare la Libia? Io, ma non solo io, la penso così. In quei giorni infatti si stava parlando dell’intervento militare. Guarda caso Renzi dopo l’epilogo drammatico del sequestro ha preso distanza da un eventuale intervento militare”.

Quindi queste salme le stanno trattenendo per farci un dispetto, per minacciarci…

“No, fanno vedere che c’è qualcuno che decide. Noi andiamo a combattere in Libia? E a loro viene pure da ridere. Non è un messaggio solo per Italia, ma per tutti gli alleati: qui c’è qualcuno che decide. Non è infatti l’Isis che sta tenendo le salme, allora avrei potuto capire il ritardo perché parleremmo di criminali. Qui c’è un governo che dice non venite a romperci le scatole, le salme ve le diamo quando ci pare a noi: fanno intendere. Un Paese in difficoltà le avrebbe mandate in otto ore per togliersele dai piedi. Vogliono far vedere la loro forza governativa. Altro che Libia lasciata sola come ci raccontano i media”.

In effetti è molto sospetta anche la liberazione dei due italiani arrivata dopo la morte degli altri due ostaggi…

“La domanda è chi ha fatto tutto questo? Io non mi sembrano quelli dell’Isis. È probabile che i due italiani siano stati uccisi per errore da forze governative. Quanto meno la trattativa l’avrebbero fatta personaggi del governo locale e qualcuno ha sbagliato nei servizi? Ci sono molte ombre scure su questa vicenda. Capisco che non si può raccontare tutto ma è evidente che qualcuno ha sbagliato. Hanno ragione le famiglie a chiedere chiarezza. Le famiglie delle due vittime giustamente chiedono perché il governo non abbia pagato prima salvando tutti. L’Italia ha pagato a destra e manca per salvare i propri ostaggi, non si poteva pagare subito anche questa volta e farla finita? Ribadisco e sottolineo che quando hanno liberto gli altri due ostaggi con loro in conferenza stampa sono apparsi importati personaggi governativi. Questo per me è un segnale. Ci hanno voluto dare una lezione, se venite ecco che succede. La vicenda ha molte sfaccettature”.

Ma ora Francia e Stati Uniti interverranno comunque sul territorio libico? Faranno pressioni anche su Roma per farci intervenire?

"Ma i francesi ci sono già sul territorio libico. Sono già lì a garanzia dei loro interessi. Comunque prima di attaccare su larga scala bisogna capire bene la situazione qual è. A chi fai la guerra? Da quello che ho visto in questi giorni c’è chi governa in Libia. Io me ne starei molto lantana dalla Francia e dagli Stati Uniti per il momento, non è il caso di andare ad implicarsi in una situazione così confusa e poco chiara. Io aspetterei ad attaccare senza capire bene cosa c’è dietro a tutto il delicato mosaico libico. Perché noi il terrorismo lo dobbiamo combattere, ma sembra che l’America lo voglia combattere facendoci rischiare a noi la testa. L’America ci mettesse la faccia, noi non abbiamo nulla; siamo ancora in piena stagnazione economica con una crescita bassissima e l’Europa pensa a dare i soldi alla Turchia che ci ricatta. Ma di che parliamo? Qui c’è un Europa che vuole dialogare con certo estremismo e poi andiamo fare la guerra in Libia”.

Quindi in conclusione, secondo lei in Libia si stava meglio di quando si stava peggio?

“Certo che si, e lo dice una che non era una pasionaria di Gheddafi. Infatti non sono i libici che stanno combattendo, miliziani integralisti sono quasi tutta gente che viene da fuori. Quasi tutti i libici hanno vissuto sempre nel benessere, senza lavorare, senza fare niente. E vero il libico viene da tanti anni di dittatura ma Ghaddafi, rispetto agli standard del Medio Oriente, con le risorse petrolifere ha fatto stare bene tutti. Chi si sposava aveva in regalo la casa, non c’erano tasse e non esisteva un disoccupato. Il popolo libico lo abbiano rovinato noi Occidentali con il nostro intervento. Andare attaccare Gheddafi quando avremmo dovuto prendercela con altri. Mi riferisco ad Arabia Saudita e Qatar... ma è un'altra storia”.
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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