In Siria 250mila bambini mangiano foglie e resti animali: il dramma degli assedi

09 marzo 2016 ore 13:51, Americo Mascarucci
Sono circa 250mila i bambini che vivono nelle aree assediate della Siria. 
Lo rende noto un rapporto di Save the children. Il report si intitola "Infanzia sotto assedio".
Dallo studio emerge che il 46,6% delle vittime in queste zone sono bambini al di sotto dei 14 anni. I bambini vivono privi di tutto, sono gravemente malnutriti perché costretti a mangiare cibo per animali o foglie. Bambini che vagano in cerca di qualcosa da bruciare per scaldarsi e resistere al gelo dell’inverno, terrorizzati dai bombardamenti e dalle tremende violenze a cui assistono. 
"Le immagini del bambino che muore di fame a Madaya nel gennaio scorso hanno scosso il mondo, ma lontano dalle macchine fotografiche ci sono molte comunità che stanno vivendo la stessa situazione e la stessa disperazione" denuncia Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children, l'Organizzazione dedicata dal 1919 a salvare i bambini in pericolo e tutelarne i diritti, che dal 2013 lavora all'interno delle città assediate della Siria, attraverso organizzazioni partner.
"I bambini stanno morendo per mancanza di cibo, di medicine o per cause assurde –aggiunge - come l'ingestione accidentale di veleni mentre scavano alla ricerca di qualcosa da mangiare. E a pochi chilometri da loro ci sono magazzini colmi di aiuti. I bambini vivono in vere e proprie prigioni a cielo aperto, dove i cecchini sparano a chiunque tenti di scappare. Sono tagliati fuori dal mondo, insieme alle loro famiglie e circondati da gruppi armati che utilizzano l'assedio ai civili come arma di guerra. Questi bambini stanno pagando il prezzo dell'immobilismo del mondo".

In Siria 250mila bambini mangiano foglie e resti animali: il dramma degli assedi
A cinque anni dall'inizio del conflitto in Siria, sono 6,6 milioni le persone sfollate all'interno del Paese e 4,7 milioni quelle che sono fuggite nei Paesi confinanti e in Europa. Si stima che i morti siano tra i 250mila e i 400mila. 
Nel 2015 - evidenzia il Report - meno del 10% delle richieste di accesso alle aree assediate da parte delle Nazioni Unite ha avuto esito positivo e alcune aree ricevono aiuti solo una volta l’anno, altre anche meno. La popolazione di Darayya, ad esempio, non riceve aiuti dall'ottobre del 2012. Nonostante il miglioramento a seguito delle disposizioni dell’International Syria Support Group, i convogli diretti a molte delle aree con più urgente necessità di aiuti non sono stati ancora autorizzati a entrare e non c’è alcuna garanzia che i piccoli passi in avanti nell’accesso siano mantenuti. 
Nella città assediata di Moadamiyeh, pochi chilometri a sud-ovest di Damasco, i medici non hanno più flebo per i neonati e sono costretti ad utilizzare le sacche per i cateteri. Molte vite sono state salvate, ma tre neonati sono morti a causa di un’infezione. Questo tipo di situazioni sono ormai all'ordine del giorno nelle città assediate, dove gli ospedali e le cliniche sono quotidianamente sotto bersaglio e le medicine salvavita non arrivano. I medici operano con i mezzi che hanno, alla luce delle candele e utilizzando vecchi tubi per l’acqua come tubi per la ventilazione. 
"Tutto questo è troppo. Dopo quasi cinque anni di conflitto in Siria è necessario porre fine agli assedi - conclude Valerio Neri - Per questo chiediamo che venga consentito immediatamente l’accesso libero e permanente agli aiuti umanitari e che cessino gli attacchi su scuole, ospedali e infrastrutture civili vitali”.

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