Trump verso la vittoria finale: l'ultima speranza per i repubblicani si chiama Rubio

09 marzo 2016 ore 16:53, Americo Mascarucci
Non si arresta la corsa di Donald Trump verso la nomination repubblicana e questo nonostante i suoi avversari facciano davvero di tutto per sbarrargli la strada.
Il magnate dell’edilizia è appena uscito vincitore dalle primarie in Michigan e in Mississipi dove ha fatto man bassa di delegati. Gli è invece andata male in Idaho dove è stato battuto da Ted Cruz anche se si tratta di uno stato minore e non strategico per la vittoria finale.  
Adesso gli occhi sono puntati sulla Florida dove si giocherà il tutto e per tutto il senatore Marco Rubio che, dopo i deludenti risultati conseguiti negli ultimi stati, se dovesse fallire anche in casa si troverebbe costretto a ritirarsi. 
A quel punto Trump potrebbe non avere più rivali e incredibilmente la sfida finale sarebbe fra lui e Cruz, in pratica due ultra conservatori due profili dunque giudicati poco appetibili per l’elettorato moderato di destra. 
Ecco perché tutti gli occhi sono puntati sulla Florida dove i Repubblicani sperano in una grande vittoria di Rubio, una vittoria che possa rimetterlo in gioco. Anche perché da ora in avanti cambiano anche le regole del gioco. 
Non si procederà più per distribuzione proporzionale ma chi vince si prenderà automaticamente tutti i delegati. Se Rubio prendesse i 99 delegati della Florida e Kasich tutti quelli dell'Ohio, Trump si troverebbe a dover conquistare il 70 per cento dei delegati ancora in palio per arrivare al "quorum" di 1237 essenziale per la nomination: la sua corsa insomma si farebbe in salita e le possibilità di batterlo diventerebbero più alte. 

Trump verso la vittoria finale: l'ultima speranza per i repubblicani si chiama Rubio
In casa democratica invece Hillary Clinton ha subito una inaspettata quanto bruciante battuta d'arresto in Michigan dove sperava di vincere. Ha invece vinto Bernie Sanders, il candidato socialista deciso ad insidiare l'ex segretario di Stato fino alla fine. Sanders pare abbia avuto buon gioco a cavalcare il malessere dei cittadini dello stato gettando sale sulle ferite della crisi del 2007-2008 che ha gravemento penalizzato il settore automobilistico. "E’ vero infatti che l’industria dell’automobile è stata salvata e con essa milioni di posti di lavoro, ma – ha attaccato Sanders – i posti di lavoro persi invece per il trasferimento delle industrie all'estero grazie a compiacenti trattati commerciali non sono tornati e non torneranno". 
Trattati che portano la firma dell'ex presidente Bill Clinton, il marito di Hillary che non è riuscita a tenere tasta alla propaganda del suo avversario molto più esperto di lei sul terreno del populismo di sinistra.  

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