Il cancro si cura con le sigarette, un paradosso per il fondo nazionale per l’oncologia

09 marzo 2016 ore 19:14, Micaela Del Monte
La proposta è stata rilanciata dall’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM) e ribattezzata “1 centesimo a sigaretta” in quanto questa somma, moltiplicata per ogni “bionda” fumata dai tabagisti potrebbe contribuire a finanziare un Fondo nazionale per l’oncologia in Italia. L'idea infatti è quella di dedicare una piccola parte dell’accisa sul tabacco alla ricerca contro i tumori.

La stessa Associazione ha ricordato come solo sul territorio italiano ogni ora vengano registrate 40 nuove diagnosi di tumore, le quali nel 2015 hanno superato le 350mila (363.300): i passi avanti nel campo dell’oncologia, come affermato dall’Aiom avrebbe permesso di raggiungere dei traguardi importanti “e la ricerca scientifica ha reso disponibili armi sempre più efficaci come l’immuno-oncologia e le terapie target personalizzate”.

Ma per far fronte a quello che è stato definito un “esercito” di persone affette da ogni forma di tumore (circa tre milioni solo in Italia) l’Aiom chiede l’istituzione di un Fondo Nazionale per l’oncologia: attraverso potrebbe essere raccolta un’entrata, recuperando un centesimo di euro a sigaretta si potrebbe arrivare a un fondo pari a quasi 720 milioni di euro l’anno.

Una cifra significativa che, come spiegato il Presidente nazionale di AIOM Carmine Pinto, “inizia ad avere un senso in un contesto nazionale dove la spesa per farmaci anti-cancro ospedalieri (3.899 milioni di euro) continua ad aumentare”. Basti pensare, infatti, che nel 2014 la stessa è cresciuta del 9.6% rispetto al 2013, e la percentuale è destinata ad aumentare “a un ritmo difficilmente sostenibile con le risorse messe a disposizione delle Regioni”.

Solo in 17 anni (dal 1990 al 2007), infatti, gli oncologi hanno evidenziato come le guarigioni siano aumentate del 18% tra gli uomini e del 10% tra le donne: ad oggi, circa il 60% dei pazienti riesce a sconfiggere un tumore e questo è merito anche dei progressi circa le diagnosi precoci e la prevenzione insieme ai perfezionamenti delle terapie come la chemioterapia (ad oggi meglio tollerata), terapie a bersaglio molecolare e dall’ingresso dell’immunoterapia.

Per questo motivo è fondamentale andare a rendere ancora più forte questo trend positivo trovando nuovi fondi da dedicare espressamente a terapie innovative che permettono di combattere il cancro in una maniera ancor più efficace. La proposta avanzata dall’Associazione, spiega Pinto, “prevede una precisa destinazione d’uso per una piccolissima parte del gettito che lo Stato ottiene dalle accise sul tabacco”: ogni anno nelle tasche dello Stato italiano entrano circa 11 miliardi di euro ricavati dalle accise sul tabacco, il quale viene impiegato in vario modo. “ne basterebbe una piccolissima parte, poco più del 5 per cento, per garantire pieno accesso a tutti i malati oncologici italiani ai tanti farmaci innovativi che arriveranno sul mercato e che potrebbero cambiare le loro aspettative di vita”.
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