Dopo il Quirino show, Orfini boccia i "professori salottieri" della Sinistra italiana

09 novembre 2015 ore 11:00, Americo Mascarucci
Dopo il Quirino show, Orfini boccia i 'professori salottieri' della Sinistra italiana
Doccia fredda, anzi gelata, del Pd sulla nascita del nuovo soggetto di sinistra tenuto a battesimo sabato con una presentazione ufficiale al Teatro Quirino di Roma che ha avuto per protagonista Piero Fassina. 

La nuova formazione nasce infatti dall’incontro fra Sinistra Ecologia e Libertà di Nichi Vendola e i fuoriusciti dal Pd capitanati appunto da Fassina, il quale in assenza di Vendola, impossibilitato a partecipare alla convention per problemi familiari, è stato un po’ il padrone di casa. 

Hanno pesato molto al Quirino le “scomuniche” dell’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani, che ha stigmatizzato la decisione di quanti hanno scelto di abbandonare il Pd per dar vita ad un nuovo partito della sinistra. Per Bersani è necessario restare nel Pd e combattere il renzismo da dentro, non dall'esterno. 
Ipotesi questa che per Fassina, Civati, D’Attorre e quanti hanno scelto di separare i propri destini da quelli del Pd è di fatto “impraticabile” lasciando intendere che, prima o poi, anche Bersani e compagni ne dovranno prendere atto e saranno obbligati a fare la loro stessa scelta.  

Eppure la bacchettata soft ma comunque dirompente di Bersani è forse poco cosa rispetto all’attacco sferrato all’indirizzo della nuova "Cosa rossa" dal presidente del Pd Matteo Orfini: “Sabato – ha detto - è andata in scena l'ennesima rappresentazione del minoritarismo radicale, della sinistra salottiera". Niente male per chi ha battezzato la nuova creatura della sinistra italiana parlando della necessità di ricostruire in Italia un "blocco sociale" contro la deriva autoritaria e di destra di Renzi e del suo governo.

Ma Orfini va oltre: " Sabato hanno speso più tempo a criticare il Pd della destra - ha detto ancora - una confusione culturale e politica dalla quale spero possano presto riprendersi. Ma chi decide come si deve essere di sinistra ? - chiede il presidente del Pd puntando il dito contro gli intellettuali intervenuti alla manifestazione - sinistra è rappresentare la parte più debole del Paese e il Pd lo sta facendo come racconta l'analisi dei flussi elettorali. Se poi la patente di sinistra devono darla esperti come Settis, Zagrebeski, Rodotà, i professionisti del ditino alzato, allora mi arrendo. Ma ricordo che quando la sinistra ha dato retta a quella visione i ceti popolari si sono voltati dall'altra parte. La sinistra italiana - ha poi concluso - altro non è che l'ennesima riedizione della sinistra salottiera".

Insomma il Pd renziano non ci sta a farsi dare le pagelle dai cosiddetti "professori" della sinistra e rivendica il lavoro svolto dal Governo proprio sul fronte della sinistra. 

A questo punto non resterà che attendere le prime elezioni utili per vedere quanto davvero varrà sul mercato politico elettorale questo ennesimo tentativo di ricreare in Italia un soggetto di riferimento dei ceti popolari e del mondo del lavoro. Un mondo che in verità già da anni ha smesso di riconoscersi in certi partiti autoproclamati di sinistra ma considerati poco appetibili o scarsamente influenti, preferendo rivolgersi alle forze anti-sistema come il Movimento 5stelle. 

Riusciranno Fassina e compagni ad invertire la tendenza? 



 

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