Il day-after di Salvini: la Lega si "modera" e Berlusconi si "lepenizza" ma il successo è lontano

09 novembre 2015 ore 12:08, Americo Mascarucci
Il day-after di Salvini: la Lega si 'modera' e Berlusconi si 'lepenizza' ma il successo è lontano
Bologna, il giorno dopo!
Il centrodestra dunque è ritornato unito, ma non troppo. Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni erano fianco a fianco sul palco della manifestazione organizzata dalla Lega, hanno cercato di inviare all'opinione pubblica un forte messaggio d'unità, ma la piazza è sembrata non gradire tante attestazioni di affetto. 

Il popolo del Carroccio non ha apprezzato l'eccessiva esposizione di Berlusconi e il suo tentativo di rubare la scena agli altri, soprattutto al leader leghista. L'intervento dell'ex Cavaliere è stato più volte interrotto dai fischi e dal grido "basta, facci sentire Matteo!".

I forzisti moderati, che vedono come il fumo negli occhi una coalizione di centrodestra a trazione leghista, pare abbiano storto molto la bocca davanti alle contestazioni che hanno accompagnato l'intervento dell'ex Cavaliere e che lo stato maggiore del Carroccio ha tentato di minimizzare. "Non ci doveva andare, ha sbagliato" pare abbiano protestato a gran voce gli azzurri anti-Salvini.

Nel partito azzurro è un susseguirsi di dichiarazioni, pressoché dello stesso tenore: "Bene Bologna, bene la riunificazione del centrodestra ma il leader resta Berlusconi".

Anche perché in Forza Italia regna la convinzione che, un centrodestra guidato da Matteo Salvini, non farebbe altro che consegnare ancora a Matteo Renzi le chiavi di Palazzo Chigi. 

Sul fronte leghista si è invece avuta come l'impressione che la presenza di Berlusconi a lungo invocata, non sia stata affatto gradita. Alla fine molti avrebbero sperato che l'ex Cavaliere avesse seguito i consigli dei forzisti "dissidenti" che fino all'ultimo l'avrebbero sconsigliato dal farsi vedere a Bologna; questo perché, l'assenza di Berlusconi, avrebbe pienamente legittimato Salvini come leader del centrodestra e come unico vero avversario di Matteo Renzi nel campo che fu del Popolo della Libertà. 

Invece l'ex Cavaliere con la sua presenza è sembrato proprio voler rivendicare il suo ruolo di protagonista indiscusso ed indiscutibile del centrodestra, senza il quale è impossibile vincere. 

Alla fine insomma, da una lettura complessiva della manifestazione, si è avuta la sensazione di due leader, Salvini e Berlusconi, perennemente in competizione fra loro, "condannati" ad allearsi e a convivere per provare a vincere, ma desiderosi entrambi di non cedere troppo spazio e visibilità all'altro, con Giorgia Meloni quasi a fare da mediatore naturale fra i due contendenti.

Salvini ha tentato di parlare il "linguaggio dei moderati" per spuntare le armi a quanti nel centrodestra ritengono che non sia adatto come leader di coalizione perché troppo estremista; Berlusconi ha invece cercato di "moderare" la piazza di Bologna ma senza esagerare, consapevole di come quella piazza ami comunque la deriva lepenista. In pratica entrambi avrebbero cercato di piacere ai rispettivi avversari, senza esagerare troppo.

Alla fine dunque, fra un Salvini lepenista ma non troppo e un Berlusconi aspirante lepenista per convenienza, il risultato è quello di una coalizione ancora tutta da costruire e che non ha ancora sciolto nodi importanti come la scelta dei candidati sindaco nelle grandi città chiamate al voto in primavera, Roma e Milano su tutte.
Una manifestazione dunque quella di ieri, in cui sono andate in scena le prove di una riunificazione a destra, il cui percorso però è ben lungi dal raggiungimento del traguardo. 

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