Brosio Vs Nuzzi, il botta e risposta dopo Domenica Live non si ferma

09 novembre 2015 ore 13:02, Americo Mascarucci
Brosio Vs Nuzzi, il botta e risposta dopo Domenica Live non si ferma
Non si attenua lo scontro fra Paolo Brosio e Gianluigi Nuzzi intorno allo scandalo Vatileaks e alla pubblicazione di un nuovo libro inchiesta, intitolato “Via Crucis”, che lo stesso Nuzzi ha realizzato con documenti riservati fuoriusciti dalle stanze vaticane.

Brosio ieri, domenica otto novembre, ha partecipato a “Domenica Live” dove è stato protagonista di un duro scontro con  Nuzzi e in seguito ai commenti postati sulla sua pagina Facebook ha deciso di dire nuovamente la sua, lamentando di essere stato continuamente interrotto in trasmissione e di non aver potuto illustrare dettagliatamente il suo punto di vista:

Ho letto i commenti sulla mia pagina Facebook e ho capito ancora una volta che devo chiarire perbene il mio pensiero riguardo alla partecipazione televisiva a Domenica Live di Canale 5, che nella puntata di ieri domenica 8 novembre 2015, trattava l’argomento Vatileaks, ossia gli scandali del Vaticano. Quello che non mi va assolutamente giù – attacca Brosio -  dopo aver passato venti anni in inchieste di cronaca nera e giudiziaria su e giù per i tribunali del nostro paese, è proprio questo: essere tacciato come colui che vuole nascondere gli scandali e la corruzione dentro le mura del Vaticano. Non mi sono mai tirato indietro nel dare una sola notizia ed ho fatto il mio dovere in tanti anni di carriera ma di fronte a quello che viene detto e scritto nei libri pubblicati su questi argomenti, mi sento in dovere di difendere la Chiesa Cattolica Santa, cioè quella che è immune da corruzione finanziaria, pedofilia, scandali e abusi".

"C’è una Chiesa retta e onesta –aggiunge Brosio - che fa il suo dovere con grande sacrificio ed umiltà, che è stata travolta dagli scandali di poche persone, ma al cospetto di questi colpevoli ce ne sono migliaia che danno la loro vita fino al martirio per Gesù Cristo e per difendere i più deboli nei paesi a rischio per i Cristiani, laici o sacerdoti che siano. In questi giorni ho visto lanciare palate di letame non solo ai responsabili degli scandali, ma a tutto il clero, anche quello che ha le mani pulite. Ho visto gli autori dei libri usciti in questi giorni scagliarsi contro l’Obolo di San Pietro, che nasce come offerta dei fedeli per le necessità della Chiesa universale".

"Si dice, si racconta e si scrive - va avanti ancora - che si donano dieci euro e solo due vanno ai poveri. Ho ottenuto chiedendoli formalmente, documenti della Segreteria di Stato del Vaticano, che attestano in modo inequivocabile donazioni versate non al 20% ma al 100% (e pubblicati in esclusiva su IntelligoNews), ogni volta che sia stata esplicitata la causale del bonifico, fino all’ultimo centesimo ai poveri, ai rifugiati cristiani scappati dai miliziani dell’Isis, dall’Irak alla Siria, e dai terroristi del Boco Haram, fuggiti dai villaggi della Nigeria. La prima donazione è di 200 mila dollari – racconta Brosio - versata da una famosa fondazione americana, la seconda una donazione di 300 euro versata fino all’ultimo centesimo per i profughi nigeriani e proveniente dalla provincia di Brescia.
Perché si è tenuta nascosta questa verità? Perché si è gettata la croce anche a coloro che hanno correttamente versato fino all’ultimo centesimo ai perseguitati? – si domanda il giornalista - Forse non faceva comodo agli estensori di questi libri far sapere questa verità? Ci sono migliaia di riscontri di pagamenti al 100% ai poveri, anche all’Obolo di San Pietro"

"Lo stesso vale per le vicende di affittopoli – continua - I cardinali che vivono nel lusso sfrenato come i faraoni debbono essere identificati, ripresi e messi di fronte alle proprie responsabilità. Ma qui ci sono anche dei vescovi e dei cardinali che vengono accusati ingiustamente di vivere in 500 metri quadri mentre invece abitano in tre in meno di 220. Perché si devono dire le bugie sull’Obolo di San Pietro e su quei cardinali che invece si comportano rettamente abitando in tre nella stessa casa?
Vogliamo fare nomi e cognomi?”

Ecco Brosio decide di farli questi nomi e cognomi, difende il cardinale Velasio De Paolis che non abiterebbe in 450 metri quadri, "ma esattamente la metà e non abita da solo ma con altre due persone che lavorano e collaborano per le sue molteplici attività.
Il cardinale - aggiunge - non è diventato proprietario dell’appartamento e quando passerà a miglior vita tutto rientrerà nelle pertinenze della Santa Sede. Molte di queste abitazioni vengono anche date a fondazioni ed associazioni che lavorano per i poveri del terzo mondo.
Perché queste notizie non debbono essere rivelate ma opportunamente nascoste? Non c’è dubbio, la corruzione e le nefandezze debbono essere evidenziate. Ma altrettanto devono essere evidenziate anche le attività della Chiesa che operano nel rispetto della legalità e dei valori etici. Perché si deve gettare la croce anche a coloro che sono innocenti?”

"Dicendovi queste cose - ci tiene a precisare - io non voglio coprire i pedofili e i corrotti, ma ieri nella trasmissione della D’Urso è passato un brutto messaggio, perché non mi è stata data la possibilità di spiegare senza essere interrotto le ragioni che mi hanno spinto a questa partecipazione televisiva. Io non sono un insabbiatore. Difendo la Chiesa come istituzione di Cristo, non difendo la chiesa dei mascalzoni. E poi, soprattutto, dopo la mia conversione non vado in Chiesa per giudicare ma per meditare la Parola di Dio. 

E a Nuzzi che ha ironizzato sul fatto che Brosio abbia avuto come direttore Emilio Fede mentre lui aveva Indro Montanelli, il giornalista ha replicato: 

"Con Emilio Fede hanno lavorato, oltre a me, colleghi del calibro di Toni Capuozzo, Anna Migotto, Gabriella Simoni e tanti altri che hanno fatto la storia di quella Rete 4 su cui tu oggi stai lavorando – ha detto riferito a Nuzzi -  Con questi colleghi giornalisti prima di Studio Aperto e poi del TG4 ho condiviso momenti difficili e inchieste delicate di sequestri di persona e viaggi da inviato speciale estremamente pericolosi facendo sempre il nostro dovere e senza mai insabbiare nulla". 

"Un’ultima considerazione - conclude Brosio - Papa Francesco tutte queste carte segrete se le era già prese e studiate e stava prendendo drastiche decisioni. Nulla di nuovo è stato scoperto e io sono certo che nessuno fermerà la sua opera di riforma".

Insomma, la polemica intorno al nuovo Vatileaks non si arresta e nonostante Nuzzi ci tenga a separare il Vaticano dalla Chiesa e a specificare che il suo libro tratta le vicende dello Stato vaticano e non dell'istituzione ecclesiastica, per i giornalisti cattolici appare sempre più necessaria una difesa della Chiesa e della sua santità che si presume "gravemente macchiata". 

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