Resistenza a Bologna, Fulvio Abbate a Guccini: "E' un fatto culturale..."

09 novembre 2015 ore 15:55, Marta Moriconi
E’ scontro fra il leader della Lega Nord Matteo Salvini ed il cantautore Francesco Guccini. Motivo del contendere la manifestazione del Carroccio a Bologna, contestata dall’estrema sinistra degli antagonisti che hanno organizzato manifestazioni di protesta. Proprio
Resistenza a Bologna, Fulvio Abbate a Guccini: 'E' un fatto culturale...'
contro i centri sociali si è scagliato Salvini che ha lanciato un appello ai vecchi partigiani affinché tirino le orecchie ai “nipotini”.
Frase che Guccini ha considerato una provocazione sentendo il bisogno di difendere i manifestanti anti-Lega. Guccini è originario di Modena ma vive a Bologna da diversi anni. “Io sono stato lontano da piazza Maggiore -  ha detto -  ho visto un po’ in televisione come è andata, e mi viene da dire solo una frase storica: ora e sempre, resistenza. Io spero solo – ha aggiunto - che non prendano Bologna alle urne, e lo dico per le mie inclinazioni politiche. Comunque non si sa mai, ma spero proprio di no. Tutti hanno diritto di manifestare, e quindi anche i ragazzi dei centri sociali o gli studenti che sono andati in piazza per contestare Salvini. Perché la sua è stata chiaramente una provocazione”. E lo scrittore Fulvio Abbate che ne pensa? IntelligoNews lo ha intervistato. 

Fulvio Abbate, da scrittore e anche attento osservatore, è stata Resistenza o no a Bologna? 

"Diciamo che il mio antifascismo è intatto: nel senso che io non dimentico che negli anni '70 i fascisti volevano impedire la proiezione nei cinema di Jesus Christ Superstar, quindi la mia riflessione è  innanzitutto culturale. Detto questo non mi sembra che dal punto di vista del presidio politico lo scontro fisico possa rappresentare qualcosa di significativo. Tanto è vero che viene rubricato come un comportamento tipico dei centri sociali, dell'area antagonista. Quindi credo che non contribuisca proprio a niente".

Ma è resistenza o non è resistenza? 

"La resistenza è un fatto culturale. Non stiamo pensando di tirare fuori gli Sten da sotto il cuscino, esiste una questione politica che riguarda il fatto se si sta con le classi subalterne o con le classi dominanti. Ovviamente la sinistra ha l'obbligo di non criminalizzare l'immigrazione. Perché nel pensiero conformista di destra gli immigrati sono dei mostri e in quanto poveri sono dei subumani, perché la cultura di destra criminalizza la povertà".

Lasciando quella piazza e spostandoci al Quirino, la Sinistra Italiana presentata da Fassina può essere una risposta agli insoddisfatti del Pd? 

"Noi sappiamo che in questo Paese, lasciando da parte i nostalgici di un ipotetico partito Comunista, un partito socialista (in Italia non riesce a chiamarlo così per note ragioni) avrebbe lo spazio di un 13% tenendoci bassi, una percentuale che apparterrebbe all'area dell'astensione e anche dalle formazioni politiche che in questo momento votano il Pd per esempio o il M5S turandosi il naso. Ma questo gruppo di pressione, chiamiamolo così, deve trovare una sua rappresentatività. Io non so se Fassina sia in grado. La sensazione che ho avuto è che l'età media fosse abbastanza alta". 

Quelli più avanti nell'età e anche professori per Orfini fanno parte di una "sinistra salottiera". La intravede anche lei? 

"Il problema non è quello. Anche il Pd è salottiero. E' tutto molto volatile: quell'elettorato come quello di tutti. Quindi sorge una domanda: chi dovrebbero essere gli interlocutori di una nuova sinistra chiarito che non esistono più gli operai? Dovrebbero essere quelle masse giovanili precarizzate. Ma ci devi arrivare: garantendo case, scuole diritti civili, qualità della vita migliore e decorosa. Non gli va detto se devono masturbarsi o no, né se essere omosessuali o eterosessuali, questo non spetta allo Stato".

A proposito di cultura. Salvini dal palco ha parlato male di Alfano che ha parlato male di Fassina. Fassina ha parlato male di Renzi che ha parlato male di Fassina. Non mancano progetti culturali a questi partiti? 

"Manca una strategia, un progetto complessivo e quindi la discussione si restringe agli attori della politica che in questi anni sono particolarmente modesti. Il caso di Alfano è esemplare, idem Renzi. E' vero che Renzi coincide con Happy Days, ma loro dovrebbero andare oltre Happy days non pretendendo che tutti conoscano l'etica di Spinoza che dimostra Dio attraverso la matematica. Però nonv a bene neanche la condanna a un'eterna Happy days da oltre 30 anni...". 

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