Cognome materno, la Consulta ha detto sì: "Italia esce dal patriarcato"

09 novembre 2016 ore 6:00, Americo Mascarucci
La Corte costituzionale ha detto sì al cognome materno per i figli. 
Ha accolto così la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di appello di Genova sul cognome del figlio e dichiarato l’illegittimità della norma che prevede l’automatica attribuzione del cognome paterno al figlio legittimo, in presenza di una diversa volontà dei genitori". 
Il caso sollevato è quello di un bambino, figlio di una coppia italo-brasiliana, a cui i genitori vogliono aggiungere a quello paterno, anche il cognome materno. 
Risale a quasi 40 anni fa la prima proposta in Parlamento per poter dare ai figli il cognome della mamma. Lo ha ricordato l'avvocato Susanna Schivo, legale della coppia, nell'udienza pubblica davanti alla Corte costituzionale dedicata alla questione di costituzionalità sollevata dalla Corte d'appello di Genova, a cui i genitori del piccolo si erano rivolti dopo che il tribunale aveva bocciato la loro istanza. 
image]Il legale ha definito "all'evidenza irragionevole" l'attuale sistema che prevede l'attribuzione automatica del cognome paterno. 
Un principio che non è sancito da una norma specifica, ma che si ricava da disposizioni regolatrici diverse, a cominciare da alcuni articoli del codice civile. Quanto sia superato lo dimostra, ha fatto notare il legale, anche la crescita di richieste alle Prefetture di genitori che vogliono aggiungere ai propri figli il cognome materno. 
  
"Finalmente l'Italia esce dal patriarcato" commenta in una nota il presidente dell'Associazione degli avvocati matrimonialisti italiani, Gian Ettore Gassani. 
"Ad oggi, non esisteva norma se non quella derivante dalla tradizione culturale di dare il cognome paterno ai figli. Ora sta al legislatore intervenire, per arrivare a una reale parità tra i coniugi, anche sul versante del cognome". 
La Consulta si era già occupata del tema nel 2006 con una sentenza che definì l'attribuzione automatica del cognome paterno un "retaggio di una concezione patriarcale della famiglia, non più coerente con i principi dell'ordinamento e con il valore costituzionale dell'uguaglianza tra uomo e donna". 
Ma ritenne allora che la questione esorbitasse dalle proprie prerogative.
Oggi invece quelle preogative sono state esercitate in pieno. 
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