Che fine ha fatto Marina Ripa di Meana?

09 novembre 2016 ore 9:57, intelligo

di Anna Paratore

Giorni fa vi abbiamo raccontato di Melba Ruffo, e di come la sua vita fosse paragonabile a un romanzo di Harold Robbins. Ebbene, oggi vi raccontiamo di Marina Ripa di Meana da cui, probabilmente, Harold Robbins avrà preso spunti e idee per i suoi romanzi sempre così fitti di amori, passioni, trasgressioni, soldi e intrighi,  ma sempre di poco impatto se paragonati alla vita vera di questa donna incredibile.

Lei si chiama Maria Elide Puntunieri, un nome che non dice molto, ma che porterà per poco, preferendogli di volta in volta quello dei suoi nobili mariti. In ogni caso, Maria Elide, meglio nota come Marina, nasce a Roma nel 1941 in una famiglia non nobile ma agiata e borghese. Suo padre è avvocato, la ragazza vive ai Parioli, il quartiere bene della Roma storica, e studia nelle migliori scuole della Capitale, senza perdere però il sonno sui libri. La sua grande passione è la moda, il suo fisico le permetterebbe senza problemi di essere una modella di alto livello, il suo carattere la farebbe sicuramente emergere in breve tempo. Alla fine, Marina riesce ad aprire un atelier nella prestigiosa Piazza di Spagna insieme alla sua amica del cuore di allora, Paola Ruffo di Calabria, principessina, bellissima, bionda ed eterea, che poi finirà per essere la regina “triste” del Belgio, ingrigita accanto all’insignificante marito Alberto, ma che allora è ancora una spumeggiante ragazza del bel mondo. Le due, manco a dirlo, sono le protagoniste della vita mondana della Roma anni sessanta, tutta “dolce vita” come la descrive Fellini nel suo indimenticabile capolavoro.

Ma a Marina essere la signorina Puntunieri, non basta e non piace, così risolve il problema sposando Alessandro Lante della Rovere nel 1964, spiantato ma rampollo di antica nobiltà e per Marina potersi chiamare Lante della Rovere, piuttosto che Puntunieri, cambia e molto, anche solo quando firma le sue collezioni di moda. Il matrimonio, ovviamente, dura poco, giusto il tempo di mettere al mondo Lucrezia, che resterà la sua unica figlia,  e di arrivare alla separazione nel 1967. Lei vorrebbe il divorzio, ma la legge ancora non c’è, così si rivolge senza successo alla Sacra Rota per l’annullamento. Infine, arriva la legge Fortuna-Baslini e Marina, che è ben consigliata dal padre avvocato, non ha particolari problemi ad ottenere l’agognato divorzio, mantenendo però il cognome del marito. Almeno, per qualche anno ancora…

Che fine ha fatto Marina Ripa di Meana?
Nel bel mondo romano e, più in generale, internazionale, Marina ora Lante della Rovere, si fa ben notare. Non è solo bella, è affascinante e spregiudicata, amante dell’arte e del talento, appassionata e musa per gli artisti, soprattutto per quelli della Scuola di Piazza del Popolo. Conosce e frequenta Moravia e Pasolini, è amica di Schifano e Tano Festa, e con loro conosce Franco Angeli, pittore vicino all’arte informale di Alberto Burri, di cui apprezza capacità e utilizzo dei materiali e delle forme. Comunista convinto, Franco frequenta però il bar Rosati, “aperitivo” del bel mondo, dove è amico di Guttuso, Pascali, Kounellis e Mauri. Talentuoso, a suo modo bello, sicuramente appassionato, tra lui e Marina nasce una travolgente storia sentimentale, fatta di amore ma anche di liti furibondi, schiaffi, tentativi più o meno simulati di suicidio. Su questa storia Marina scriverà il libro Cocaina a colazione del 2005, dove arriva a raccontare di essersi perfino prostituita pur di poter pagare la dose giornaliera di droga al suo amante pittore. E’ con l’uscita del libro e di certe rivelazioni, che l’ex marito Alessandro chiede al tribunale di inibire a Marina l’uso del suo cognome. Vince a metà. Marina potrà continuare a firmare le sue collezioni di moda come Lante della Rovere, ma torna ad essere la signora Puntunieri nella vita di tutti i giorni.  Uno smacco, da un certo punto di vista, ma quelli sono anni vissuti con tale intensità dalla bella e spregiudicata romana, che le resta davvero poco tempo per dolersene.  Passa da una relazione sentimentale all’altra, uomini qualunque ma anche uomini potenti, capitani d’industria, nomi altisonanti della politica e della finanza, fino ad un’altra storia d’amore, questa volta con il giornalista Lino Jannuzzi, di cui parla nel suo libro I miei primi quarant’anni, un successo soprattutto di pubblico. Nel libro, Marina non fa mistero della sua vita sregolata, fatta di orari impossibili, viaggi incredibili, lusso sfrenato e due soldi in tasca quando si mette male. Tutto di lei si può dire e, probabilmente, è stato detto, meno che sia una donna qualunque, o un’anonima signora bene alle spalle di un uomo potente.

Per anni va avanti con il suo modo di essere, fino a quando incontra Carlo Ripa di Meana.  Lui all’epoca è il poco più che cinquantenne rampollo della nobile famiglia dei marchesi di Meana, figlio di Giulio e di Fulvia Schanzer, a sua volta figlia del senatore e ministro giolittiano Carlo Schanzer. Il marchese è, a differenza del politico suo predecessore, di idee quanto mai progressiste, se non proprio comuniste, come si confà particolarmente in quegli anni a chi è ricco di nascita e potrebbe vivere di rendita in una delle svariate residenze di famiglia. Carlo, comunque, a differenza di altri rampolli dai nobili natali, lavora, tra l’altro anche per Giangiacomo Feltrinelli, l’editore terrorista che morirà durante un attentato fallito. Si iscrive poi al partito socialista al cui interno fa una bella carriera.  Per questo, il giorno del suo matrimonio con Marina, i testimoni sono Moravia e Goffredo Parise, per la sposa, e Bettino Craxi per lo sposo.

Dopo il matrimonio, la marchesa Marina Ripa di Meana, adotta uno stile di vita più tranquillo di quello portato avanti per tutta la vita. E’ molto vicina al marito, e lo aiuta nelle sue battaglie politiche diventando una ambientalista arrabbiata non appena lui arriva a diventare Ministro dell’Ambiente nel primo governo Amato.  Marina appoggia anche il passaggio del marito dal PSI ai Verdi con i quali Carlo viene eletto al parlamento europeo. In quel periodo lei fa scalpore posando per il manifesto di una campagna contro le pellicce: nell’immagine si mostra tutta nuda con una folta peluria sul pube e la scritta: “l’unica pelliccia che non mi vergogno di indossare”.  Anima la battaglia contro lo sterminio dei cuccioli delle foche, contro le corride, contro gli esperimenti nucleari francesi a Mururoa, contro la sistemazione del Pincio e la chiusura dello storico Ospedale San Giacomo a Roma. A dire il vero, tutte opere meritorie che riscattano in un certo senso una vita intera giocata più sull’esteriorità che sui valori.

Attualmente, dopo essersi ritirata a vita privata col marito, Marina ha dichiarato di essere malata di cancro e di voler raccontare la sua odissea per cercare di aiutare qualcuno ed evitare che cada nelle mani di “stregoni o zozzoni” invece di farsi curare.  Ha detto: “Con la chemio oggi sempre di più si può guarire. Ma anche chi non guarisce come me, può sperare che la malattia si cronicizzi e la vita duri decenni. Non voglio dire che sia una passeggiata. Sarebbe sciocco. È una terapia molto dura. Penso ai miei capelli, ne avevo una testata bellissima e me ne sarà rimasto un terzo. Ma oggi si riesce a fare una vita quasi normale”.

In bocca al lupo, indomabile Marina. 

autore / intelligo
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