Boss delle cerimonie, 'La Sonrisa' confiscato: fratello e moglie condannati

09 novembre 2016 ore 13:53, Luca Lippi
Il miracolo economico della famiglia Polese, nota più per uno dei fratelli, don Antonio (in realtà il suo nome è Tobia) detto il ‘boss delle cerimonie’, macellaio di chiara fama  a tal punto da avere creato con anni di lavoro un piccolo impero imprenditoriale.
Impero, però, che come nella migliore tradizione dei ‘cavalieri del boom economico’ nella fretta di edificare e investire hanno perso qualche passaggio di carattere burocratico (può capitare) e ora devono sistemare le faccende sempre che sia confermata l’accusa di abuso edelizio.
Il Tribunale di Torre Annunziata ha al momento individuato nell’ Hotel La Sonrisa di Sant’Antonio Abate, location del celeberrimo reality ‘Il Boss delle Cerimonie’, il frutto di una lottizzazione abusiva compiuta nel tempo dai familiari di don Antonio Polese. 
Quindi il bene potrebbe essere confiscato e acquisito al patrimonio pubblico, al momento la condanna per l’abuso sarebbe nella misura di un anno di arresto e 30.000 euro di ammenda ad Agostino Polese e la signora Rita Greco. Assolti altri due imputati.
In sostanza, il tribunale avrebbe individuato gli estremi per riconoscere il reato di lottizzazione abusiva, disponendo di conseguenza la confisca dell’immobile. A farne le spese sono uno dei fratelli di don Antonio, Agostino Polese, e la moglie del ‘boss delle cerimonie’, Rita Polese.

Boss delle cerimonie, 'La Sonrisa' confiscato: fratello e moglie condannati

Nelle carte del rinvio a giudizio il ‘boss delle cerimonie’ è ritenuto solamente uno dei gestori di fatto del complesso turistico, privo di responsabilità per gli abusi edilizi seriali individuati dal tribunale di Torre Annunziata, che hanno consentito il sorgere de La Sonrisa. 
L’hotel fu sequestrato cinque anni fa, ma rimase aperto al pubblico perché la Procura concesse ai proprietari la facoltà di proseguire l’attività imprenditoriale.
Se la lottizzazione dovesse trovare conferma nel merito dei successivi gradi di giudizio, potrebbe far scattare comunque l’acquisizione al patrimonio pubblico dell’imponente hotel reso celebre dalle trasmissioni di Real Time e da un film di Matteo Garrone. 
Ovviamente in disaccordo con la tesi della confisca i difensori della famiglia Polese secondo i quali, poiché il giudice ha disposto il provvedimento anche relativamente alle proprietà degli imputati assolti, la confisca potrebbe decadere.
Un doppio colpo al cuore per don Antonio Polese, dopo il recente ricovero in ospedale per scompensi cardiaci dai quali si è rimesso, ora anche l’onta della condanna degli amati fratello e moglie.
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]