Trump, per Adinolfi: "Grandi battaglie di libertà si muovono. Ora Renzi in oggettiva difficoltà"

09 novembre 2016 ore 12:45, intelligo
di Stefano Ursi 

Donald Trump ha vinto le elezioni ed è il 45esimo Presidente degli Stati Uniti. La sua vittoria, che in molti soprattutto sui media avevano definito lo scoccare dell'ora della fine del mondo, sta suscitando numerose reazioni, ma un aspetto più di tutti va indagato a fondo, ovvero quale nervo scoperto vada a toccare l'elezione del magnate americano alla Casa Bianca: è la sconfitta di tutto un mondo legato al politicamente corretto, al laicismo e al pensiero unico? È la tornata elettorale che segna la fine delle dinamiche politiche classiche e dell'esplosione dello scontro popoli contro caste? IntelligoNews ne ha parlato con Mario Adinolfi, giornalista e leader del Popolo della Famiglia. 

La vittoria di Trump per lei non è una sorpresa. 

“Dicevamo da tempo, sin dall'inizio, che aveva buone possibilità di vincere, e non perché abbiamo la palla di vetro, ma per una convinzione che deriva dalla conoscenza dell'America profonda. Un'America che gli inviati delle grandi testate non frequentano, quella della middle class che si è drammaticamente impoverita, di un Paese che arriva a contare fra le sue fila 43 milioni di poveri veri, dove non esistono strutture di tutela e nel quale, a causa della crisi, si piomba letteralmente nella povertà più dura senza passaggi intermedi; visto il clima, era piuttosto chiaro che la rabbia della classe media sarebbe esplosa in tutta la sua forza, e i media italiani e americani hanno tentato fino all'ultimo di raccontarla come razzista, passando il concetto che siccome Trump voleva mettere dei limiti all'immigrazione clandestina, i latinos gli avrebbero votato contro. Se andiamo ad analizzare i dati della Florida, che è il vero Stato che ha cambiato il colore di queste elezioni, le contee a maggioranza ispanica hanno votato compatte per Trump. E anche a questo c'è una spiegazione molto semplice, perché l'immigrato regolare che ormai è divenuto cittadino americano vede l'immigrato clandestino come un pericolo al suo raggiunto benessere, e dunque quello che si pensava essere un voto certo anti-Trump è divenuto alla fine lo zoccolo duro della sua vittoria”. 

Qual è il nucleo politico della vittoria di Trump? 

Trump, per Adinolfi: 'Grandi battaglie di libertà si muovono. Ora Renzi in oggettiva difficoltà'
“La verità è che Trump ha stravinto nel voto popolare, dove sussiste un divario di milioni di voti fra lui e la Clinton; certo, non nascondo a nessuno, e nemmeno a me stesso, che il programma di Trump è duro e va valutato alla prova dei fatti anche nei suoi aspetti potenzialmente pericolosi, però è una proposta in cui l'americano medio si è ritrovato, e dove ha potuto vedere la propria rinascita contro un establishment che lo ha drammaticamente impoverito. Se a questo associamo anche gli otto anni di Obama, di cui la Clinton è vista come elemento di continuità, il quadro appare piuttosto chiaro. I dati erano piuttosto leggibili anche prima delle elezioni, tranne a chi andava ai cocktails a base di tartine in cui tutti dicevano 'che schifo Trump'; e non si può in questo non individuare un elemento di povertà profonda del giornalismo italiano, che si limitava ai riassunti dei riassunti di quello americano, non rendendosi conto che le elezioni le ha decise l'americano medio, che ha letto nelle politiche della Clinton un netto antifamilismo, cosa assai grave da quelle parti, e la contrarietà ai valori di quella che sopra ho definito America profonda”. 

Siamo di fronte alla sconfitta della cosiddetta 'narrazione laicista'? 

“Ho tentato di spiegare anche a Matteo Renzi che questo fattore è decisivo, e che continuando a circondarsi di consiglieri e narratori, secondo i quali basta diventare portatori di propaganda dei matrimoni gay o di altre vicende collegate, si è destinati al naufragio. Mi viene da pensare a Fabrizio Rondolino, che durante il nostro speciale sulle elezioni parlava di vittoria della Clinton mentre era ormai chiaro come le cose stessero andando nel senso diametralmente opposto, verso il reale responso del suffragio universale. Il vero tradimento di Renzi, che io gli rimprovero dal momento in cui con alcuni amici realizzammo lo striscione 'Renzi ci ricorderemo' al Circo Massimo, è rivolto alla sua radice schiettamente popolare: un tempo difendeva i valori della famiglia, ma ora si è fatto convincere a riscrivere lo storytelling della modernità, dei valori dell'Italia e delle unioni civili. Il 4 Dicembre, lo ricordo, si vota con il suffragio universale al referendum e forse sarebbe bene che Renzi tenga ben presente in mente lo striscione del Circo Massimo. In America è suonata la campanella per l'establishment, facendo perno su un voto tutt'altro che conservatore”. 

Oggi il nostro direttore Torriero nel suo editoriale parla di dinamica 'alto-basso', 'popoli contro caste'. È una visione che condivide? 

“Certamente. Su questo Torriero ha lavorato e scritto molto, da tempo e con grande maestria e se si osserva con attenzione lo scenario, le dinamiche politiche classiche destra-sinistra o progressisti-conservatori non reggono più: ci troviamo davanti ad una richiesta di cambiamento, saldamente radicata nei valori profondi delle popolazioni, tale da smentire chi pensa che per cambiare basti tradurre tutto nell'imbellettare le solite politiche da establishment, dimenticando il popolo. Che, inevitabilmente, si arrabbia e nelle urne la fa pagare, conservatori o progressisti al governo non fa differenza. Solo intellettuali come Torriero e pochi altri, come anche la Croce Quotidiano, tentano di spiegare ogni giorno queste dinamiche, per allertare i nostri governanti su scelte che sono improvvide. La legislatura che si chiude verrà ricordata per la riforma costituzionale, per quella elettorale, per il divorzio breve e la legge sulle unioni omosessuali: dove sono le riforme sul lavoro, sul sostegno alla famiglia e a chi non ce la fa? Lo ripeto, si tratta esclusivamente di 'riverniciare' politiche legate all'establishment, mentre la popolazione impoverisce e reagisce nelle occasioni elettorali: ieri la Brexit, oggi le elezioni americane e domani, io credo, anche il referendum in Italia”. 

Per l'Italia e l'Europa quali ripercussioni dalla vittoria di Trump? 

“Per l'Italia saranno rilevanti perché Renzi va in oggettiva difficoltà, e per l'Europa vale lo stesso discorso, se pensiamo che la prima a complimentarsi con Trump è stata Marine le Pen e sono certo che vedremo, anche in Francia, un'altra campagna elettorale strettamente legata a questa narrazione. Occorre avere grande attenzione ai dati storici e a quel che si è messo in moto questo 9 Novembre 2016, che è molto simile a ciò che si mise in moto lo stesso giorno del 1989: grandi battaglie di libertà che si muovono, abbattendo al loro passaggio le incrostazioni del potere che limitano le libertà dei popoli”.
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]