Col Tycoon, l’America trova il suo Trump-olino di lancio?

09 novembre 2016 ore 13:53, Luca Lippi
Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, tutto questo è destinato a creare incertezza, e il mercato, come è stato più volte sottolineato non ama l’ incertezza.
Quanto durerà il disordine nei mercati?
Più o meno sei mesi, giusto il tempo di far scomparire la ‘spuma della mareggiata’. Trump è un imprenditore e conosce bene sia come investire sia come far crescere le aziende e la sua abilità potrebbe effettivamente favorire una crescita del settore industriale americano.
Inoltre, per combattere l’Isis Trump ha già dichiarato che aumenterà la spesa dedicata alla difesa, il che nella storia ha sempre portato ad una crescita del PIL statunitense.
I punti a favore di un mercato ‘ribassista’, adesso che Trump è diventato presidente sono numerosi, ma alla fine, non appena il mercato prenderà confidenza col nuovo presidente, si occuperà delle opportunità economiche nuove che si apriranno e ricomincerà a navigare sereno.
Commercio ed economia
Nel corso della sua campagna elettorale, Trump ha più volte sottolineato la sua abilità nel mondo degli affari e raccontato di come renderà “ l’America di nuovo grande”.
Le promesse elettorali di Trump sul fronte dell’economia si sono basate sul taglio delle tasse e della creazione di nuovi posti di lavoro.
Sul fronte commerciale, invece, Trump ha accusato Cina, Messico e Giappone di aver rubato il mercato agli Stati Uniti.
Secondo Trump agli accordi commerciali stipulati in passato sono stati negoziati in modo anomalo, senza protezioni per i lavoratori americani e senza criterio, e la promessa dunque di rielaborarli per mettere al primo posto delle priorità americane.
Il neo presidente  ha definito il trattato TTP (Trans-Pacific Partnership) lo stupro del nostro Paese” e ha promesso di applicare un aumento delle imposte sui alcuni partner commerciali degli Stati Uniti che causano una competizione ingiusta nei confronti degli Usa, potenzialmente causando una forte crisi su tutto il sistema commerciale mondiale.
Reintroduzione dei dazi, ma questo non è un male, è semplicemente il ceffone a chi ha voluto a tutti i costi aprire un mercato disomogeneo per competenze e politiche salariali (con lo scopo di fagocitare le economie meno mature). La globalizzazione ha messo in ginocchio le economie più mature ma non abbastanza ‘potenti’, che producono a condizioni qualitativamente superiori e a costi evidentemente più elevati nei quali sono inclusi i diritti dei lavoratori che hanno comunque un costo. Trump non vuole che questo accada anche negli Stati Uniti. 

Col Tycoon, l’America trova il suo Trump-olino di lancio?

I mercati europei
Per quel che riguarda i rapporti con il Vecchio Continente, Trump a fine gennaio aveva definito Bruxelles un “buco infernale” attaccando la scarsa integrazione tra i Paesi europei e della popolazione musulmana. 
Il riferimento a Bruxelles potrebbe non essere casuale visto che è la sede della Commissione Europea.
Può essere che Trump non veda di buon occhio l’Unione Europea e l’Eurozona (forse accorgendosi del fatto che l’Euro non è stato proprio un toccasana per le nazioni europee al di fuori della Germania), il che potrebbe essere un punto a favore per il magnate Usa (anche se i mercati europei potrebbero temere un eventuale inasprimento dei rapporti Ue-Usa).
Tuttavia, certezze non ci sono ancora, è troppo presto per valutare correttamente la forbice che si creerà tra le promesse elettorali e le riforme realizzabili. Nello specifico un Congresso a maggioranza repubblicana potrebbe essere riluttante ad approvare misure che farebbero gonfiare il deficit.
L’aumento del protezionismo e della spesa pubblica favorirebbe ulteriormente l’inflazione e la crescita, portando ad un rafforzamento del Dollaro ed alla crescita dei tassi di interesse americani.
Al di là degli ostacoli politici,  le politiche di Trump si orienteranno a stimoli fiscali, che avranno una serie di conseguenze sui mercati:
1 - maggiore crescita ed inflazione (i tassi di inflazione US al momento sono sovrapesati);
2 - una più veloce normalizzazione della politica della Fed (in particolare rispetto a una politica fiscale meno rigorosa);
3 - più alti rendimenti obbligazionari;
4 - un Dollaro più stabile, ancor più nell’eventualità di benefici fiscali per il rientro dei capitali dall’estero;
5 - migliori prospettive per i fatturati delle società, ma aspettative contrastanti per i margini a causa della riforma fiscale e dell’aumento del salario minimo;
7 - uno scenario macro che favorisce le società orientate al mercato interno rispetto agli esportatori, che dovrebbero fare i conti con ristabilite barriere al commercio.
In queste condizioni i mercati si trovano costretti a rincorrere l’America, le banche centrali costrette ad alzare i tassi per non perdere la scia del Dollaro, e per fare un esempio, la debolezza dell’Italia oggi e fra sei mesi (sarà complicato recuperare Pil in sei mesi) con l’aumento dei tassi vedrà esplodere il debito pubblico e aumentare i costi di finanziamento delle proprie aziende già abbastanza depresse e oppresse di costi fiscali.
In conclusione, la vittoria di Trump è un ‘colpaccio’ anche all’Euro e un assist ai movimenti populisti che ne vorrebbero la scomparsa.

autore / Luca Lippi
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