Pensioni 2017, opzione donna: il caso fino ad oggi e il pressing sul Mef

09 novembre 2016 ore 14:00, Luca Lippi
Il cumulo gratuito dei contributi previdenziali è stato introdotto nella legge di stabilità 2017, scritto e confermato lo strumento è complementare per accedere alla pensione anticipata unendo diversi periodi di contribuzione obbligatoria. 
Tuttavia leggendo con particolare attenzione il testo, emerge un limite piuttosto importante che potrebbe compromettere l’accesso al cumulo gratuito da parte di donne, esodati e lavoratori svolgenti attività rientranti in quelle catalogate come usuranti.
Nella Legge di Bilancio 2017, si legge che il cumulo gratuito può essere richiesto con lo scopo di ottenere la pensione anticipata prevista dalla normativa Fornero o la pensione di vecchiaia.
Stante così le cose, fermo restando il cumulo per la pensione di inabilità, resteranno tagliati fuori esodati, lavoratrici che scelgono opzione donna e lavoratori che hanno svolto attività usuranti. 
Cosa accade però se si accede alla pensione con l’Opzione donna?
In materia di cumulo dei redditi da lavoro e da pensione il legislatore non ha chiarito cosa accade qualora si opti per il pensionamento interamente calcolato con il sistema contributivo all’età di 57 anni per le lavoratrici dipendenti e di 58 anni per quelle autonome.   
Con l’opzione donna, infatti, le donne possono scegliere una decurtazione del trattamento pensionistico in cambio di un accesso alle pensione con 57 anni di età e 35 anni di contribuzione versata.   
I requisiti che permettono l’accesso all’Opzione donna, sono inferiori a quelli richiesti per la cumulabilità dei redditi da pensione con quelli da lavoro e applicando rigidamente la normativa si giungerebbe alla conclusione che con l’opzione donna il cumulo non sia possibile.

Pensioni 2017, opzione donna: il caso fino ad oggi e il pressing sul Mef

A questo punto l'iter politico che passa innanzitutto dal testo che è da poco finito in Parlamento, ma senza alcun riferimento alla proroga dell'opzione donna, ha scatenato un confronto su possibili cambiamenti da introdurre e far passare entro la fine dell'anno.
Ogni decisione sembra legata alla quantificazione del budget spendibile. Ed è proprio per questa ragione che prima Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme costituzionali e i rapporti con il parlamento con delega all'attuazione del programma di governo, e poi Tommaso Nannicini, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e consigliere economico del premier, non hanno assunto alcuna posizione in occasione dei recenti incontri con le esponenti del Comitato Opzione Donna Proroga 2018.
Adesso il pressing sulla maggioranza passa anche dalle vie legali. 
Il gruppo organizzato intorno alla proroga dell'opzione donna ha infatti deciso di passare dalle parole ai fatti e ha incaricato uno studio legale per diffidare il responsabile del Tesoro a rendere pubblici i dati ufficiali sul monitoraggio dell'Istituto nazionale della previdenza sociale. 
Si tratta di un passaggio fondamentale per comprendere se i risparmi sono sufficienti per puntare all'estensione di questa sperimentazione anche per l'anno successivo. 
Se c'è infatti un punto su cui la questione è chiusa è quella della resa strutturale di questo provvedimento, escluso a più riprese da più parti.
Non è detto che il Ministro Padoan risponda alla lettera, e se non lo farà le lavoratrici dovranno decidere se andare avanti, ma non è certo un percorso semplice per queste novità per le pensioni anche perhé il Ministro personalmente ha anche lo status da parlamentare. 
E' sempre attesa la sua audizione che ieri è stata ritardata ed è saltata come confermano le ultime notizie, ma le lavoratrici destinatarie dell’opzione donna non intendono cedere e pretendono una risposta.
A oggi non è stata presa alcuna decisione, e troppo spesso il silenzio fa rima con dissenso.

autore / Luca Lippi
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