Caricare un video su YouTube per ricattare qualcuno è "violenza privata"

09 ottobre 2015, Adriano Scianca
Caricare un video su YouTube per ricattare qualcuno è 'violenza privata'
Caricare un video imbarazzante su YouTube per fare pressione su qualcuno è reato. Lo ha stabilito la Cassazione, giudicando il ricorso di Andrea C., trentenne calabrese che ha protestato contro la condanna per violenza privata e violazione della privacy inflittagli il 18 marzo 2004 dalla Corte d'Appello di Reggio Calabria. 

L'uomo era stato condannato per aver pubblicato su YouTube, in forma a suo dire non rintracciabile sui motori di ricerca, un video di Silvia S. in pose oscene. Con questo espediente, la ragazza era stata costretta “ad avere contatti informatici con lui sotto continue minacce di pubblicare in rete il video”. 

Andrea aveva anche mandato alla donna delle mail – oggi diventate prove a suo carico – in cui l'avvertiva che in una città non grande come Reggio Calabria, di un video del genere "ne sparleranno e ti macchierà per sempre". 

Ad avviso dei giudici l'imputato si è reso colpevole di violenza privata perché ha limitato "la capacità di autodeterminazione della ragazza tenendola sotto scacco"

Secondo il difensore del ragazzo "l'inserimento del video su YouTube non comportava comunque l'accesso da parte di persone terze. L'imputato aveva omesso, al momento della pubblicazione sul sito, di inserire criteri di ricerca", ma la Cassazione ha rigettato l'obiezione difensiva perché "si risolve ancora una volta in una critica di tipo fattuale laddove tende a sostenere l'inaccessibilità al file da parte degli utenti, circostanza peraltro indimostrata e anzi esclusa dai giudici di merito".
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