Marino si dimette "a metà" e dà 20 giorni di tempo: il messaggio a Renzi

09 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Marino si dimette 'a metà' e dà 20 giorni di tempo: il messaggio a Renzi
Ignazio Marino dunque se ne va, ma non troppo. Il sindaco di Roma ha rassegnato le dimissioni dopo essere stato scaricato dal suo partito, il Pd, dall'ex giunta e dalla maggioranza al gran completo, ma ha rimarcato che fra venti giorni potrebbe tornare sui propri passi. 

Eh sì, perché la legge consente al sindaco dimissionario venti giorni di tempo per ripensare la propria decisione, anche se in questo caso appare davvero difficile che Marino possa ritrovare una sintonia con il Pd, nazionale (leggi Renzi) e romano, e quindi ricostruire una coalizione intorno al suo nome. 
 Eppure il quasi ex primo cittadino tiene a sottolineare che le sue dimissioni potrebbero non essere definitive. Un segnale di disponibilità all’indirizzo della propria maggioranza per tentare di salvare la baracca e scongiurare le elezioni anticipate? No, i commentatori più addentro alle questioni capitoline hanno letto nella sottolineatura del possibile ritiro delle dimissioni, un avvertimento esplicito al Pd del tipo “non mi faccio fare fuori così!”. Il che significa che, se fra venti giorni Marino dovesse davvero ritirare le dimissioni, il Pd si troverebbe nella condizione di doverlo sfiduciare in aula. 

Marino passerebbe così per vittima e avrebbe buon gioco a dire: “Ce l’ho messa tutta per salvare l’Amministrazione, mi sono dimesso e ho provato a ricucire la situazione ma Renzi e il Pd mi hanno voluto affossare ad ogni costo per ragioni ecc. ecc. ecc.”. E allora è molto probabile che il sindaco dimissionario voglia una sorta di “buona uscita”, ossia la garanzia di una ricompensa politica in grado di equilibrare la perdita del Campidoglio. Ha capito Marino di essere ormai indigesto al Premier Renzi, il quale adesso avrà campo libero per insediare alla guida della Capitale il Prefetto Franco Gabrielli, trasformandolo da commissario ad acta per il Giubileo, a commissario straordinario del Comune di Roma. Commissario che in pratica accentrerà nelle proprie mani i poteri del sindaco, della giunta e del consiglio comunale, avrà poteri assoluti con l’unico limite invalicabile del rispetto della legge. In pratica l’amministrazione della città passerà direttamente per Palazzo Chigi. Marino ha capito il gioco e non sembra per nulla disponibile a lasciare campo libero al Premier. 

Quindi la “minaccia” del possibile ritiro delle dimissioni secondo i rumor più accreditati, potrebbe nascondere la richiesta di una contropartita politica per l’uscita dal Campidoglio. “Me ne vado, ma non senza nulla in mano”. Forse la contropartita politica potrebbe essere la presidenza di un importante e prestigioso ente? Ipotesi ovviamente, indiscrezioni tutte da dimostrare, ma che al momento apparirebbero tutt’altro che infondate. 
Anche perché si tratterebbe di una contropartita politica del tutto legittima, uno scenario visto e rivisto più volte in passato, con sindaci, presidenti di province o di regioni “trombati” alle elezioni o costretti alle dimissioni ma ricompensati con posti di governo o incarichi di rilievo (vedi la Polverini e Formigoni ricompensati entrambi con seggi in Parlamento). Sarà questo il prezzo che Renzi dovrà pagare per non ritrovarsi le dimissioni di Marino ritirate? Fra venti giorni l’ardua risposta.
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]