Preghiera per la pace. Il messaggio dietro il discorso di Papa Francesco

09 settembre 2013 ore 10:40, Americo Mascarucci
Preghiera per la pace. Il messaggio dietro il discorso di Papa Francesco
Papa Francesco ha permesso di riscoprire la pace come valore universale, in alternativa al pacifismo come ideologia. La data del 7 settembre 2013 è destinata a passare alla storia quanto il famoso proclama, purtroppo inutile, di Benedetto XV allo scoppio della prima guerra mondiale, definita “l’inutile strage”, ed il più fortunato appello di Giovanni XXIII nei momenti cruciali della crisi di Cuba fra Usa e Urss.
Il Papa ha invitato l’umanità intera, cattolici, laici, credenti, atei, cristiani di tutte le confessioni, musulmani, ebrei ecc. ad offrire un giorno di digiuno per la pace in Siria e per scongiurare un conflitto dagli esiti imprevedibili, quanto drammatici. Il momento centrale di tutta la giornata è stata la veglia di preghiera, iniziata alle 19 e proseguita ininterrottamente fino alle 23, con la lettura di numerosi e diversi passi biblici, volti a rafforzare il concetto di pace e di ripudio di tutti i conflitti. Francesco ha così ricordato all’umanità che la pace è un dono di Dio e che, come insegnano le sacre scritture, sta all’uomo difenderla e conservarla nel tempo. Una pace che unisce l’umanità intera senza distinzioni di razza, religione, cultura. E’ questo il significato della pace come valore, contrapposto al pacifismo come ideologia. Invocare la pace in Siria non significa difendere il regime di Assad, né giustificare i crimini commessi, ma porre un argine al dilagare della violenza. Non si tratta di essere contro gli Stati Uniti o a favore della Russia, ma di prendere atto del fallimento della guerra come soluzione umanitaria. Dieci anni fa si è creduto che, per estirpare il terrorismo islamico responsabile della tragedia dell’11 settembre 2001, fosse sufficiente rovesciare i regimi dittatoriali del Medio Oriente che, secondo le informazioni (non proprio attendibili) di intelligence, fiancheggiavano Al Qaeida producendo le armi di distruzione di massa. E’ stato abbattuto così il regime di Saddam Hussein in Iraq e sono stati cacciati i talebani dall’Afghanistan, ma la pace in quei paesi non è mai arrivata. La guerra di liberazione sostenuta dall’Occidente ha prodotto come unica, drammatica conseguenza, l’acuirsi dei contrasti fra le varie etnie come stanno a dimostrare i continui attentati che si verificano quotidianamente nelle principali città irachene, ora contro gli sciiti, ora contro i sunniti, ora contro i cristiani. In Siria l’eventuale caduta di Assad in virtù di un intervento occidentale, non farebbe che creare la stessa situazione di instabilità che regna sovrana nell’Iraq e nell’Afghanistan, esponendo il Paese, e di riflesso anche il confinante Libano, al rischio di una permanente guerra civile, fra fazioni filo iraniane da una parte (leggi Hezbollah) e i sunniti, sostenuti dall’Arabia Saudita, dall’altra. Francesco ci ha ricordato che la pace non è un’utopia ma l’unica soluzione concreta ai conflitti dell’umanità, perché la guerra chiama altra guerra, indipendentemente dalla vittoria dell’uno o dell’altro schieramento in campo. “Tutto è perduto con la guerra, nulla è perduto con la pace” ricordava Giovanni XXIII e lo stesso concetto lo ha ribadito Bergoglio nell’affollatissima e commovente veglia di preghiera. Sostenere la pace significa compiere una scelta radicale che non si esaurisce con delle semplici intenzioni, ma richiede gesti rivoluzionari come il blocco della corsa agli armamenti. Bloccare la produzione di armi sarebbe il primo significativo passo per costruire la pace come valore universale. Certo, è quasi impossibile pensare che ciò possa avvenire realmente, ma la pace è anche questo, lavorare per concretizzare l’utopia; cosa ben diversa dal pacifismo come ideologia, inteso come contrasto alle azioni militari compiute sempre e soltanto da una parte. Se si critica l’uso della forza da parte di Israele, ma si sostiene contemporaneamente il diritto alla lotta dei palestinesi, tanto per fare un esempio, si dimostra chiaramente di non aver compreso affatto cosa significhi costruire la pace, quella vera, che non è scritta sulle bandiere arcobaleno. Papa Francesco ha sicuramente contribuito a fare chiarezza insegnandoci a saper distinguere fra un autentico costruttore di pace ed un fanatico pacifista.
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