Sindrome da crociata, Allam: "No al relativismo religioso: dialogo solo con i singoli musulmani"

09 settembre 2014 ore 12:06, Adriano Scianca
Sindrome da crociata, Allam: 'No al relativismo religioso: dialogo solo con i singoli musulmani'
Gli islamici presenti in Italia condannino pubblicamente le violenze compiute dai miliziani dell’Isis contro i cristiani, aveva detto il vescovo di Imola Tommaso Ghirelli. Un appello che, come molti altri simili venuti nel corso di questi anni da singoli prelati, non è piaciuto a molti, gerarchie ecclesiastiche comprese. “Colpa del relativismo religioso”, replica Magdi Cristiano Allam, che spiega: “Con i singoli musulmani si deve dialogare. Con l'Islam no”. Allam, cosa ne pensa delle parole del vescovo di Imola? «Dovrebbe essere un atteggiamento assodato, normale, il frutto di un'azione spontanea di tutti quei musulmani che hanno a cuore i valori fondamentali della nostra civiltà, a cominciare dal diritto alla vita per tutti: musulmani, cristiani, ebrei, yazidi, turcomanni etc. Dovrebbero essere gli stessi musulmani a farlo spontaneamente, per chiarire che non hanno a che fare col terrorismo e hanno a cuore la vita di tutti. Dovrebbe forse essere addirittura lo Stato a chiedere una cosa del genere. Che lo faccia un vescovo è comunque una iniziativa individuale apprezzabile». Eppure Ghirelli, nella Chiesa, ha suscitato più critiche che applausi. Come se lo spiega? «Io l'ho detto ancor prima del mio battesimo: la Chiesa continua a perpetrare l'errore del relativismo religioso. Si ripete la litania delle tre grandi religioni del Libro, mettendo sulle stesso piano in modo acritico l'islam con il cristianesimo e l'ebraismo». L'equiparazione non la convince? «No. Allah non ha nulla che fare con il Dio della Bibbia. Il Corano è distante mille anni luce dai Vangeli. Gesù Cristo è stato l'opposto di Maometto. Il cristianesimo si fonda sull'amore, l'islam è una ideologia della morte». Cosa risponde a chi invita a distinguere tra islam e islamismo, tra religione e terrorismo? «Bisogna distinguere tra le persone e la religione. Io mi sono sempre battuto per questo, anche contro tanti che volevano sovrapporre le due realtà. Mai criminalizzare i musulmani come persone, facendone un blocco monolitico. Ognuno risponde per se stesso, ognuno è responsabile delle proprie azioni. I musulmani possono essere moderati, l'islam no. A chi gli chiedeva a quale ideologia rispondessero i terroristi dell'Isis che perseguitano i cristiani in Iraq, l’arcivescovo caldeo di Mosul, monsignor Emil Shimoun Nona, ha risposto: la loro ideologia è l'islam. È nel Corano che c'è tutto questo. Loro sono il vero islam». La proposta dell'“Onu delle religioni” che fa proseliti anche in ambito cattolico va quindi nella direzione del relativismo da lei denunciato? «Non conosco la proposta, mi limito a dire questo: il dialogo, la convivenza, la pace attengono alle persone. Noi dobbiamo parlare alle persone. Ben venga il dialogo con tutti quei musulmani che condividono i nostri valori. Se invece partiamo dalle religioni e andiamo a cercare tutti i passaggi del Corano in cui si invita all'amore per il prossimo, la cosa non sortirà alcun effetto. Ci saranno sempre integralisti che risponderanno che il Corano dice ben altro. Partire dalle religioni per affermare la pace è assolutamente velleitario».
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