Giovanardi (Ncd): "Se non ci uniamo, 20 anni di Renzi. In Veneto e Lombardia non c'è la linea Salvini"

09 settembre 2014 ore 9:04, Lucia Bigozzi
Giovanardi (Ncd): 'Se non ci uniamo, 20 anni di Renzi. In Veneto e Lombardia non c'è la linea Salvini'
Lo schema del ’94 regge ancora. Il punto, o meglio, la condizione che Carlo Giovanardi pone per riunire il centrodestra è la legge elettorale: via gli sbarramenti troppo alti, sì alle preferenze e poi subito alleanze per le prossime regionali. Nella conversazione con Intelligonews attorno al futuro del centrodestra, il senatore di Ncd traccia la rotta ma ha cose chiare da dire sia su Salvini che su Berlusconi…
Nel dibattito sul futuro del centrodestra sta tornando lo schema del ’94: accordi bilaterali tra i partiti - Lega-Fi-Fdi, Ncd-Fi per poi procedere uniti. Sarebbe questa la novità? Lo schema del ’94 non ha retto, né come coalizione né al governo. «Per la verità quello schema non fu solo del ’94. In tutte le esperienze dal ’94 fino all’ultima del 2008 siamo sempre stati coalizione di centrodestra nel senso che la Lega ad esempio, ha sostanzialmente mantenuto una sua autonomia. Rispetto all’ultima esperienza del Pdl, l’accordo più stretto sicuramente c’è stato tra Fi, Ccd, Cdu e Alleanza Nazionale. Quindi dal ’94 abbiamo questa costante e il risultato è che quando il centrodestra è unito vince le elezioni o le perde di un soffio e quando è diviso le perde rovinosamente». Sì, ma questo è il passato. Per il futuro? «Ci sono due strade per il futuro: se il centrodestra resta diviso, spalanca le porte per i prossimi vent’anni all’egemonia della sinistra, sia a livello nazionale, nei Comuni, nelle Regioni. Non parliamo poi del nuovo Senato che così come è stato disegnato avrà la sinistra al 90 per cento. La strada obbligata è trovare una convergenza nei modi e nei tempi possibili in modo tale che quando si voterà per le politiche, il centrodestra sia unito e alternativo al Pd». Il punto che lo schema del ’94 consegna alla storia del centrodestra è che anche in caso di vittoria non siete in grado di governare in maniera stabile. Cosa risponde? «Questa è un’osservazione che posso girare anche alla sinistra che quando ha vinto non ha governato. Nel ’96 ha vinto con Prodi e poi ha cambiato tre governi; nel 2006 con Prodi ha governato per diciotto mesi. Non è una costante del centrodestra, purtroppo è una maledizione del sistema politico italiano, del suo frazionamento, dei suoi egoismi, della capacità di differenziazione anche quando non ci sono motivi validi. Il problema della governabilità va al di là del centrodestra. Piuttosto oggi diventa principale il discorso della legge elettorale». Per Ncd è questa la condizione per riunire il centrodestra? «Assolutamente sì, insieme alla questione delle preferenze che rappresentano il modo migliore per coinvolgere l’elettorato attraverso la scelta dei candidati; oltretutto il nostro elettorato è certamente meno disciplinato di quello della sinistra che accetta a scatola chiusa ciò che viene presentato. Per noi la legge elettorale diventa un tema principale perché se viene disegnata in maniera tale da immaginare che ci sia un partito del centrodestra, Fi per intenderci che col 15-20 per cento dei voti pensa di fare il pieno lasciando tutti gli altri partiti del centrodestra al palo o comunque pensando che facciano i portatori di voti ma senza seggi, in questo modo si determina la vittoria schiacciante della sinistra. Anche perché, chi si mette a correre nel centrodestra sapendo che lo fa per nulla dal momento che la legge elettorale secondo alcuni dovrebbe avere sbarramenti così alti tali da vanificare la possibilità di essere presenti in parlamento?». Però non è solo la forma: tra Ncd e Lega ci sono distanze sostanziali. Come la mettete con Salvini? «Non mi spaventa il rapporto con la Lega. Io con Bossi ho avuto rapporti al governo e fuori dal governo; lui faceva le sparate propagandistiche nei comizi e poi quando c’era da fare le leggi era una persona assolutamente ragionevole. Del resto la Bossi-Fini regge ancora e il meccanismo della norma non è stato toccato». Ma Salvini non è Bossi… «Credo che Salvini si muova sul territorio come Bossi, poi c’è da verificare nella realtà dei fatti di un governo se ha il senso di responsabilità di Bossi. Detto questo, non posso non notare che la Lombardia, regione più ricca d’Italia con 9 milioni di abitanti, è governata dal centrodestra e il presidente si chiama Roberto Maroni della Lega come della Lega è il governatore del Veneto Luca Zaia. Non mi pare che nel governo delle due regioni emerga la linea Salvini, non la vedo. Vedo due modi seri di governare ma non mi sembra ci siano venature xenofobe o razziste tipo la Corea del Nord…». Lei ci sarebbe andato in Corea del Nord con Razzi come ha fatto Salvini? «Assolutamente no, mi sembra una roba che non sta né in cielo né in terra. A Razzi ho detto cosa andava a fare, a riverire uno dei più sanguinare dittatori del mondo?». E Razzi cosa le ha risposto? «Ah lui dice che sono buonissimi…». Insomma, qual è la ricetta di Ncd per tornare a vincere? «Mettersi d’accordo su una legge elettorale che lo consenta e cominciare a fare alleanze già dalle prossime elezioni regionali in Emilia Romagna e in Calabria e quelle successive perché se nel frattempo perdiamo tutti i comuni, anche se vincessimo le politiche non servirebbe a niente: il nuovo Senato così come è stato configurato, sarebbe totalmente in mano alla sinistra». Golden share del centrodestra ancora a Berlusconi? «Il centrodestra senza Fi e Berlusconi non è immaginabile, ma non è immaginabile neanche un centrodestra senza Ncd, Fsi e la Lega, quindi siamo pari. Credo che Berlusconi non debba perdere la geniale visione del ’94 e lavorare per unire non per dividere. Da lui mi aspetto saggezza e consapevolezza. L’unico rischio vero…». Qual è? «Renzi è abilissimo e il rischio è che Berlusconi garantisca al premier di governare e Renzi garantisca al leader di Fi di essere il capo dell’opposizione. Ma stiamo parlando dell’opposizione, della minoranza, non di chi vince le elezioni».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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