Buona scuola? Niente diritti, almeno non chiamateli parassiti

09 settembre 2015, Luca Lippi
Buona scuola? Niente diritti, almeno non chiamateli parassiti
I “parassiti” annidati nelle graduatorie a esaurimento sarebbero quei docenti vincitori di concorso che a diverso titolo sono iscritti nelle graduatorie ma non hanno mai insegnato (o insegnato poco) per diversi motivi.

Sicuramente esistono in diversi casi delle motivazioni condivisibili che inducono la scelta di azzerare queste graduatorie poiché intasate a macchia di leopardo da persone che rivendicano diritti, ma non ne sarebbero titolari in senso assoluto. 

Nella maggior parte dei casi ci sono però persone che per motivi di sopravvivenza non sono mai stati nelle possibilità di accettare incarichi incerti lasciando posizioni che nel frattempo hanno concesso loro la sopravvivenza pur nella precarietà; tuttavia c’è una precarietà un tantino “meno precaria di altre”. 

Magari se fosse concessa loro una possibilità “valida” potrebbero anche operare una scelta definitiva, se questo non fosse possibile non si correrebbe alcun pericolo perché libererebbero il posto senza esitare, ma non per questo si rende necessario cassarne definitivamente la posizione.

Il governo concede la benevolenza di assumere questi “presunti parassiti” offrendo loro una docenza di ruolo a 450 km di distanza a fronte di uno stipendio che servirà a stento per coprire le spese di affitto, utenze domestiche, spostamenti e quant’altro necessario. A questo aggiungeremo i molti casi in cui salterebbero tutti i progetti e i piani costruiti in anni di vita coniugale. 

Chiamatela offerta... 

In questi tempi non si butta niente, ma bisogna sempre considerare se “il costo vale la candela”, tuttavia rimane inaccettabile l’azzeramento.

Riassumendo, dopo una vita passata a conseguire costosi master e rincorrere incarichi di un’ora di insegnamento a settimana per un intero anno scolastico a 30 chilometri di distanza, forse rifiutando impieghi meno precari per rimanere disponibili a supplenze saltuarie utili e sufficienti a guadagnare “punteggio”, la soluzione proposta da quella che dovrebbe essere “la buona scuola” sembra un bel “buttare l’acqua sporca col bambino”.

Un ripensamento o un aggiustamento sarebbe stato opportuno, a volte trovare soluzioni a tutti i costi può andare bene per una categoria di persone soprattutto giovani e senza vincoli, sicuramente meno opportuna per una categoria di persone che nel frattempo (seppure nella precarietà) ha voluto trovare un barlume di normalità seguendo la chimera di potere un giorno godere di un diritto.

Definire “parassiti” una categoria di persone senza sapere perché sono parte di quella “comunità” è come “bombardare” senza preoccuparsi degli innocenti.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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