Venezia, "Rabin the last day" di Gitai: storia di una morte annunciata

09 settembre 2015, Orietta Giorgio
Venezia, 'Rabin the last day' di Gitai: storia di una morte annunciata
Gli applausi di Venezia sono per l’israeliano Amos Gitai. Con "Rabin, the last day", il film presentato al Festival, racconta l’assassinio del premier israeliano Yitzhac Rabin, avvenuto il 4 novembre 1995, al termine del comizio organizzato per sostenere gli accordi di pace con Arafat. Il Primo ministro venne ucciso da tre colpi di pistola, sparati per mano di un estremista di destra, a Tel Aviv in piazza dei Re di Israele.

Il regista alterna sapientemente immagini di repertorio e finzione per descrivere al meglio una storia che fa pensare. 
Presente per la Prima, in Sala Grande al Lido, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, accompagnato dalla signora Clio. 

Gitai, in conferenza stampa, ha spiegato: "Il destino del paese è cambiato con quelle tre pallottole. Dobbiamo preservare la memoria di un gesto che non è stato sentimentale, ma di odio, l’opposto di quanto auspicava Rabin, che sosteneva l’impossibilità di un ritiro unilaterale, da Gaza e dalla Cisgiordania. Rabin ha ribadito come Israele fosse nato da un progetto politico, preservare gli ebrei dalle persecuzioni, ma anche trovare un modo per rispettare gli altri e Israele è anche la terra dei palestinesi. I progetti religiosi portano solo alla megalomania e al delirio".

Il film analizza, racconta i fatti, mostra gli accadimenti, non contribuisce alla costruzione di un'ipotesi di complotto. Il regista ha sottolineato: “io non credo che ci sia stato nessun complotto. Quella di Rabin è stata una morte annunciata, era scritto sui muri, i rabbini istigavano contro di lui. Lui era una persona speciale, aveva un forte carisma ma al tempo stesso era una persona modesta. Visto che era una persona di estrema integrità, quando non sono riusciti nell'intento di destabilizzarlo lo hanno ucciso”.

Rabin aveva con sé una semplice verità, così Gitai ha commentato: “Aveva compreso che per risolvere il conflitto era necessario arrivare a una soluzione di pace condivisa, quella di aver tenuto conto del fatto che quella terra appartiene anche ai palestinesi e bisogna trovare una soluzione nella convivenza”.

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