Maretta tra Renzi e Poletti? Intanto è cassata flessibilità in uscita dal Def 2016

09 settembre 2015, Luca Lippi
Maretta tra Renzi e Poletti? Intanto è cassata flessibilità in uscita dal Def 2016
 Restano, anche per il 2016, i requisiti richiesti dalla riforma delle pensioni del Ministro Fornero. Non ci sono le coperture per potere inserire una soluzione già col Def del 2016 e tutto slitta “quasi certamente” ad affrontare la soluzione col Def 2017.

Sarebbe da comprendere se la retromarcia di Matteo Renzi sia realmente dettata da un problema di “cassa” oppure dal fatto che mettere mano alla riforma Fornero corrisponda più o meno a contravvenire al “chi tocca i fili muore” messo dall’UE su una delle riforme “salva Italia”.

Il problema sono i costi iniziali della flessibilità in uscita, un pò come per ogni cambiamento gli effetti sono differiti nel tempo. È vero che il taglio permanente dell’assegno di quiescenza di una percentuale variabile, nel medio termine genera risparmi per le casse dell’Inps, purtroppo questo beneficio non è sufficiente a superare il più pressante e inviolabile problema di intaccare la spesa nell’immediato.

Oltre il risparmio immediato ci sarebbe stata la possibilità di scuotere i numeri negativi della disoccupazione giovanile, a tale proposito il ministro Poletti si è espresso in questi termini: “Secondo me non deve essere per forza a costo zero, le penalizzazioni non possono essere insostenibili. Bisognerà fare un ragionamento complessivo nel governo, tenendo a mente che quello non è solo un intervento sulle pensioni. E che, come obiettivo laterale ma non meno importante, ha quello di aiutare l’occupazione giovanile”.

Sul dossier pensioni si è svolta una riunione tra esponenti del Ministero dell'Economia, del Lavoro, della Ragioneria generale dello Stato e dell'INPS in vista della convocazione in commissione Lavoro della Camera. E mentre l’uscita anticipata dal lavoro esce dal menù della legge di stabilità si confermano invece altri due interventi: l’estensione fino alla fine dall’anno dell’opzione donna, ovvero la possibilità di andare in pensione con 57 o 58 anni (se autonome) e 35 anni di contributi e un settimo intervento di salvaguardia per i lavoratori esodati che passeranno da 170mila a 190mila senza costi aggiuntivi.

Dunque Renzi ha altre priorità e sono anche piuttosto costose, l’abolizione delle tasse sulla casa hanno un ritorno elettorale assai più fruttuoso, e sul fatto che con leggerezza si è sottovalutato il problema delle coperture lo testimonia il sacrificio della riforma delle pensioni.

Un piccolo spunto di riflessione, Renzi si è messo di traverso con il ministro Poletti che da qualche settimana manifesta vicinanza con i dissidenti del Pd, soprattutto cerca lo scontro con la Commissione Europea che in diverse occasioni lo ha “snobbato”? Speriamo non sia una questione di “permalosità”...

Nei fatti il governo è pronto alla conquista di Bruxelles, chiederà l'applicazione della clausola di flessibilità degli investimenti per finanziare le riforme in deficit e ha la certezza che questo sarà più facile da ottenere lasciando lì dov'è la riforma Fornero che entro il 2021 porterà 80 miliardi di euro di risparmi di spesa. Bruxelles avrebbe già detto che l’Italia ha già goduto di flessibilità di bilancio, cosa farà cambiare idea?

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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