Studi di settore: vero addio o camouflage?

09 settembre 2016 ore 11:42, Luca Lippi
Nell’ottica della semplificazione, uno dei provvedimenti allo studio del governo è quello della eliminazione degli studi di settore, tanto odiati, mai completamente compresi, per lo più sconosciuti alle masse e soprattutto, elemento di iniquità per tutto coloro che ne hanno dovuto subire le conseguenze vessatorie (c’è una buona parte di soggetti sottoposti a questo strumento che desiderano tanto guadagnare quello che lo studio di settore indica).
Detto questo, cerchiamo di chiarire quali sono i prossimi passi che potrebbero portare alla eliminazione/trasformazione degli studi di settore.
Secondo quanto riportato in una nota del Mef, gli studi di settore dovrebbero essere archiviati per poi essere sostituiti con i cosiddetti "indicatori di compliance".
In sostanza, imprese e professionisti non dovranno più andare alla ricerca del "ricavo di congruità" per uniformarsi alle pretese del fisco, il quale abbandonerà gli studi quale strumento di accertamento presuntivo per lasciare spazio ad uno strumento che con un dato sintetico sia in grado di fornire, su una scala da uno a dieci, il grado di affidabilità del contribuente. Niente paura se non è chiaro, di seguito si entra nel dettaglio. Si controlleranno sia i ricavi dichiarati, sempre integrabili peraltro in dichiarazione, che un insieme di elementi che contribuirà a dare affidabilità ai contribuenti, nell'ottica di una riduzione dell'attività di controllo. In più sarà previsto un sistema premiale, per coloro che raggiungeranno un grado elevato di compliance, spiega la nota del Mef, si prevede tra l'altro un percorso accelerato per i rimborsi fiscali, la riduzione dei tempi e l'esclusione da alcuni tipi di accertamento. Che significa?

Studi di settore: vero addio o camouflage?

Il meccanismo di controllo rimane e funziona seguendo indicatori e procedure come nel dettaglio che segue.

Indicatore sintetico: 
al momento denominato “indicatore di compliance” sarà un dato sintetico che rappresenterà il posizionamento del contribuente in una scala di "affidabilità" da uno a dieci. Maggiore sarà il grado raggiunto, maggiore sarà la possibilità (per chi arriverà a un grado elevato) di accedere al sistema premiale che prevede tra le altre cose, un percorso accelerato per i rimborsi fiscali, l'esclusione da alcuni tipi di accertamento e una riduzione dei tempi di accertabilità.

Come sarà calcolato l’indicatore sintetico:
L'indicatore di compliance sarà articolato sulla base dell'attività economica svolta in modo prevalente e costruito sulla scorta di una metodologia statistico-economica innovativa che tiene in considerazione una serie di elementi. 
Tra le novità sintetizzate dal Mef si rilevano: 
-gli indicatori di normalità economica, che saranno utilizzati per il calcolo del livello di affidabilità; 
- la stima del valore aggiunto e del reddito d'impresa insieme ai ricavi/compensi; 
-il modello di regressione basato su dati panel (8 anni anziché 1) con informazioni e stime più efficienti;
-un modello di stima basato sull'andamento ciclico senza la necessità di stabilire correttivi crisi; 
-una riduzione del numero dei modelli organizzativi che saranno più stabili nel tempo; ecc.

Comunicazioni e semplificazioni:
Tra le novità della riforma, ci sarà una maggiore comunicazione tra l'amministrazione fiscale e i contribuenti, che saranno resi edotti, da parte dell'Agenzia delle Entrate, del risultato del proprio indicatore di compliance e delle sue diverse componenti, ivi comprese le incoerenze. 
Secondo il Mef questo rappresenta un maggiore stimolo all'adempimento spontaneo del contribuente e un incentivo ad interloquire col fisco per migliorare la propria affidabilità.
Ma non solo. Il passaggio ai nuovi indicatori di compliance comporterà anche una maggiore semplificazione, rispetto agli studi di settore, per gli adempimenti cui sono tenuti professionisti e imprese, sia dal punto di vista delle informazioni da comunicare che della drastica riduzione dei modelli.

In conclusione:
al momento non sembra cambiare niente, in sostanza prima i dati su cui si basavano gli studi di settori erano stabiliti seguendo una metodologia avulsa dalla reale congruità dei singoli detentori di partita iva, con il nuovo sistema, la congruità la deve comunicare direttamente il libero professionista o l’artigiano…ecc, con la novità (?) che l’Agenzia delle Entrate mette i voti a seconda che i dati comunicati siano vicini o lontani dal suo sistema di valutazione (che in sostanza cambia nome ma rimane sempre il vecchio “studio di settore”). Ora bisogna vedere se il Fisco è “amico” a seconda del valore dell’”indicatore di compliance”.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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