Lavoro: +7,4% i licenziamenti, l’allarme del Ministero

09 settembre 2016 ore 16:33, Luca Lippi
Stavolta a lanciare l’allarme è direttamente il Ministero del Lavoro. Rileva prima di tutto il calo dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato nel secondo trimestre del 2016. Le attivazioni di questo tipo di contratti sono state 392.043, il 29,4% in meno rispetto all'anno scorso (-163.099), rileva il ministero del Lavoro con le comunicazioni obbligatorie. I rapporti di lavoro a tempo indeterminato cessati sono stati 470.561, -10% rispetto allo stesso periodo del 2015.
Rispetto ai dati forniti dall’ Inps che non comprendono una parte di dati che sono invece sotto la vigilanza continua del Ministero del Lavoro, la rilevazione è piuttosto precisa perché comprende tutto il lavoro dipendente nel suo insieme. Tra i fattori che hanno determinato la diminuzione dei contratti a tempo indeterminato rientra anche la riduzione degli incentivi a questo tipo di assunzione.

Lavoro: +7,4% i licenziamenti, l’allarme del Ministero

Il dato che preoccupa maggiormente però è un altro, sempre fonte Ministero del Lavoro, i licenziamenti sono aumentati del 7,4% sul secondo trimestre 2016. In totale, le cessazioni registrate ammontano a 2,19 milioni, a fronte di 2,45 milioni di attivazioni di contratti in generale.
Perché questa ripresa nei licenziamenti?
La maggior parte dei licenziamenti in Italia avviene in seguito allo scadere di un contratto di lavoro a tempo determinato. Cessazioni di questo tipo sono state ben 1,43 milioni nel secondo trimestre del 2016. Altro motivo di vero e proprio licenziamento riguarda poi le scelte del datore di lavoro: in Italia, solo nel secondo trimestre del 2016, i licenziamenti proposti dal datore di lavoro sono aumentati più dell’8% e spesso sono la conseguenza della crisi che determina la chiusura delle attività in particolare quelle commerciali.
Uno degli elementi che ha pesato certamente di più sull’aumento dei licenziamenti in Italia è stato il crollo dei contratti a tempo indeterminato. Le assunzioni di questo tipo sono infatti diminuite del 29%. Il motivo di questa riduzione dei contratti a tempo indeterminato ha riguardato soprattutto la diminuzione delle misure fiscali volte ad incentivare tale tipologia contrattuale.

autore / Luca Lippi
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