PD Renzi, la nuova segreteria e geografia del potere: i nuovi (e vecchi) protagonisti

01 giugno 2017 ore 10:41, intelligo
In principio erano "Lampadina" (Luca Lotti, detto anche per affinità politico-diplomatica con Gianni Letta, "Gianni Lotti") e la "Giaguara", ovvero Maria Elena Boschi. Dopo quattro anni di potere e politica ai massimi livelli, l'accordo sulla legge elettorale ormai a un passo e la volata verso le elezioni già iniziata, Matteo Renzi certo non volta le spalle ai suoi due pivot, entrambi in posizioni strategiche nel governo Gentiloni, ma arricchisce la segreteria del suo Pd - ora composta da dodici esponenti, sei uomini e sei donne - con nuovi (e vecchi) protagonisti.

Amici ritrovati - Matteo Richetti fa parte della categoria dei renziani della prima ora, un dirigente che ha avuto una parabola diversa da quella standard, allontanandosi dall'uomo forte del partito una volta che il suo potere si rafforzava e consolidava. Dopo un lungo gelo è tornato il feeling e ora il deputato modenese è diventato il nuovo portavoce del partito, in sostanza l'altro uomo forte insieme al vicesegretario Maurizio Martina. Un upgrading che arriva dopo essere diventato il volto della legge sui vitalizi-

L'asse tosco-emiliano - Renzi investe dunque nell'emiliano Richetti. Ma non sarà l'unico uomo forte proveniente da quell'area geografica. Con lui ci sarà anche Andrea Rossi che si occuperà dell'organizzazione. Rossi attualmente è sottosegretario alla presidenza della Regione Emilia-Romagna, in sostanza il braccio destro del governatore Stefano Bonaccini. Si rafforza quindi l'asse tosco-emiliano dopo qualche alto e basso proprio con il presidente della Regione. Rossi proviene dalle file bersaniane, ma si è da tempo avvicinato in maniera decisa e convinta a Renzi. Avrà un ruolo chiave, dovendo occuparsi di tesseramento, campagna elettorale, finanziamento, circoli, feste di partito. E dovrà anche cercare di recuperare quegli iscritti trasvolati verso le sponde dei "ribelli" bersaniani.
Garanti della continuità - Se Maurizio Martina prende il ruolo di vicesegretario unico, vengono comunque confermati  Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani, non più come vicesegretari ma comunque saldamente piantati nella segreteria ristretta. L'ex sindaco di Lodi e la governatrice friulana continueranno a relazionarsi direttamente con Renzi, ma il segretario Pd con il nuovo tandem Martina-Richetti potrà contare su volti parzialmente nuovi, dimostrandosi così fedele alla sua tradizione di rotazione e rinnovamento. Confermato anche il sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, altro esponente che da sempre segue la parabola renziana.

New entries - Sempre nel segno dell'imperativo del rinnovamento sono le nomine del professore Tommaso Nannicini e dell’ex candidato sindaco a Roma e vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti. Tra le donne: la viceministra Teresa Bellanova e l’assessora a Reggio Calabria Angela Marcianò che a sorpresa è stata nominata superando Giuseppe Falcomatà, dato per favorito. La scelta della Marcianò è stata compiuta anche per superare le frizioni e le difficoltà di trovare un candidato condiviso da tutti a livello locale. E poi Benedetta Rizzo che per anni ha retto l’organizzazione di VeDrò il think thank delle giovani promesse imprenditoriali e non che per prima invitò lo stesso Renzi in quel selezionato consesso. Non da ultimo la professoressa dell’università di Milano che viene dal mondo dei boyscout Elena Bonetti.

La portabandiera dell'accoglienza - Non sorprende di certo l'ingresso della sindaca di Lampedusa, Giusi Nicolini, nella nuova segreteria. La prima cittadina - invitata da Renzi per la cena con l'ex presidente Obama alla Casa Bianca insieme ad altre figure rappresentative dell'Italia -viene considerata una sorta di portabandiera dell'accoglienza e rappresenta il volto su cui il Pd intende investire sia per stemperare il contraccolpo negativo che l'immigrazione incontrollata potrebbe avere in termini di consenso, sia forse per preparare la sua candidatura alle Regionali siciliane, anche se Nicolini smentisce da tempo di volere aspirare a quella poltrona ed è impegnata in vista delle elezioni che a giugno potrebbero consegnarle un secondo mandato a Lampedusa. Se il caos candidature a sinistra non dovesse diradarsi, però, il suo nome per Palazzo dei Normanni potrebbe tornare di attualità. E in questo senso la sua presenza nella ristretta squadra di comando renziana di certo non la penalizza.
autore / intelligo
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