Voucher: governo verso il decreto, Cgil verso la campagna referndaria

15 marzo 2017 ore 11:58, Luca Lippi
È stata trovata la data per i referendum della Cgil sul Jobs Act e sugli appalti. Cassato definitivamente dalla consulta il quesito relativo all’articolo 18, rimaneva da stabilire la data per la consultazione referendaria e anche questa è arrivata, è il 28 maggio.
Detto questo, nulla cambia sul fronte di chi vuole fare di tutto per evitarlo, il governo starebbe lavorando su un decreto che farebbe superare di fatto i quesiti referendari. Più nello specifico, l'intenzione è un notevole depotenziamento dello strumento voucher esteso dal Jobs Act e limitarlo all'uso familiare-domestico. 
Da una riunione a Palazzo Chigi tra il premier Paolo Gentiloni, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti e il presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano è emersa l'intenzione di far arrivare il testo trasformato già venerdì in Consiglio dei ministri in un decreto legge ed entrerebbe così subito in vigore.
La tabella di marcia dovrebbe procedere celermente: entro oggi i dem in commissione presenteranno emendamenti che recepiscono le nuove indicazioni del governo; il testo poi modificato sarà fatto proprio dal governo e poi la parola passera alla Camera e al Senato per la conversione. A quel punto la Commissione potrebbe annullare il referendum perché, di fatto, ne cadrebbe la sua motivazione. 
Intanto, Matteo Renzi, prende le distanze perché se dovesse andare in porto la consultazione referendaria e dovesse vincere il sì, sarebbe una seconda debacle difficile da reggere, soprattutto in vista primarie. E allora, l'ex premier, si smarca: "Non sono stati una mia invenzione ma sono stata un'invenzione dei governi di sinistra". 
Sarà tutto da vedere, la sostanza è che con il Jobs Act si è avuta un'impennata fuori controllo dell'utilizzo dei buono lavori. Ecco perché il governo ha in mente un decreto per depotenziarli e riportali almeno ai livelli precedenti al 2014.

Voucher: governo verso il decreto, Cgil verso la campagna referndaria

Ricordiamo che queste consultazioni sono abrogative e prevedono un quorum, cioè dovrà andare a votare il 50% più uno degli aventi diritto perché i risultati siano validi. Ecco cosa prevedono i referendum contro il jobs act e perché se ne discute in questi giorni.

L’ABOLIZIONE DEI VOUCHER (QUESITO)
Il referendum presentato dalla Cgil riguarda l’abolizione dei cosiddetti voucher, ossia la retribuzione del lavoro accessorio attraverso dei buoni. Nel quesito referendario sarà chiesto agli elettori: “Volete l’abrogazione degli articoli 48, 49 e 50 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, recante Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’art. 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183?”.
Il pagamento attraverso i voucher in alcuni tipi di lavori era stato introdotto già nel 2003 per far emergere dall’irregolarità alcune forme di lavoro occasionale come le ripetizioni o le pulizie, ma negli anni ne è stato legittimato l’uso per quasi tutti i tipi di lavoro. Il jobs act ha esteso da cinquemila a settemila euro la cifra netta che è possibile guadagnare in un anno con i voucher. Questo fattore, insieme ad altre misure del jobs act che hanno ridotto altre forme di lavoro precario, ha determinato un aumento dell’uso dei voucher da parte dei datori di lavoro.
Questo incremento ha sollevato parecchie critiche perché è stato giudicato un tentativo di rendere il mercato del lavoro sempre più precario e deregolamentato a scapito dei lavoratori. Secondo alcuni analisti e secondo il sindacato, infatti, molti datori di lavoro usano i voucher per retribuire una parte delle ore di lavoro svolte, pagando in nero il resto delle ore. In questo modo i datori di lavoro si sottrarrebbero ai controlli e alle sanzioni. 

LO STATO DELL’ARTE SUI VOUCHER DEL GOVERNO
Confermata l’intenzione dell’esecutivo di svuotare di senso il referendum sui voucher, al momento in Parlamento sembra essere stato raggiunto un accordo per limitarne l’uso solo a famiglie, imprese senza dipendenti e studi professionali, con un tetto massimo annuale, ma per evitare il referendum occorre un decreto o una legge. Il referendum propone di cancellare del tutto i buoni lavoro istituiti dalla legge Biagi nel 2003 che, nati per retribuire i lavoretti occasionali (ripetizioni scolastiche, giardinaggio, pulizie, faccende di casa, eccetera) svolti da casalinghe, studenti e pensionati (fino a un massimo di 5mila euro di compensi all’anno) sono stati via via liberalizzati (è stata tolta dalla legge la dicitura «di natura meramente occasionale») e oggi possono essere usati per remunerare qualsiasi attività entro un tetto di 7mila euro l’anno per lavoratore. All’inizio i voucher impiegavano qualche decina di migliaia di persone l’anno, nel 2006 si era saliti a 617 mila e nel 2015 si è arrivati a quasi 1,4 milioni di lavoratori coinvolti.

LA RESPONSABILITÀ DELLE IMPRESE APPALTATRICI
Il secondo referendum chiede l’abolizione dell’articolo 29 del decreto legislativo 10 settembre 2003, cioè il ripristino della responsabilità dell’azienda appaltatrice, oltre a quella che prende l’appalto, in caso di violazioni subite dai lavoratori, norma che era stata cancellata dalla legge Biagi, in seguito modificata dalla legge Fornero. Con l’abrogazione sarà chiamato a rispondere anche il committente per eventuali violazioni compiute dall’impresa appaltatrice nei confronti del lavoratore. Di conseguenza, l’azienda che appalta sarà tenuta a esercitare un controllo più rigoroso su quella a cui affida un appalto.

PARTE LA CAMPAGNA REFERENDARIA
Ha detto Gianni Peracchi, segretario generale della Cgil di Bergamo: “Ora che il Consiglio dei Ministri ha scelto una data per il nostro referendum, tutta la Cgil, in tutti i territori, in tutte le Camere del Lavoro e in tutte le sedi, anche le più piccole, può procedere ancora più spedita nella campagna che punta a far conoscere i due quesiti referendari alla popolazione”. 
Poi Peracchi prosegue “Avevamo chiesto al Governo che il referendum venisse abbinato, per semplicità e per risparmio, al voto amministrativo: avevamo avanzato questa richiesta ad inizio marzo, incontrando i Prefetti di tutto il Paese”.
Preso atto che le due date non possono coincidere, conclude:  “Non è stato così, ma ugualmente il 28 maggio è una buona data, che ci fornisce il tempo necessario per raggiungere in maniera capillare tutti gli elettori e per spiegare quanto siano importanti i due quesiti per ‘liberare il lavoro’ e finalmente avere ‘tutta un’altra Italia’, come dice la nostra campagna. Naturalmente la Cgil è disponibile a valutare nel merito eventuali provvedimenti certi sugli stessi temi che il Governo dovesse presentare prima del voto”.

#Referendum #Voucher #Appalti

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...