Anche Berlusconi deve Vivendi, l'inciucio con Renzi 'muove' Salvini

16 gennaio 2017 ore 15:00, Luca Lippi
Silvio Berlusconi e Matteo Renzi si parlano a distanza, uno (Renzi) intervistato da Repubblica, l’altro (Berlusconi) intervistato dal Corriere della Sera. Nella sostanza tutti e due si candidano, ma soprattutto non hanno fretta. Piuttosto usano il sistema “parlare a nuora perché suocera intenda”, per ristabilire un contatto, stavolta meno evidente, che replichi il patto del Nazareno 1.0.
Un “Nazareno 2.0” per un sistema elettorale mezzo Italicum, mezzo proporzionale stipulato, a breve, tra gli stessi contraenti del ‘Nazareno 1.0’, Renzi e Berlusconi, ma con obiettivi assai diversi dall’originale: per Renzi sarebbe l’assicurazione che la legislatura verrà interrotta assai prima della scadenza naturale (febbraio 2018) e che si voterà a giugno; per il Cav la polizza è più impalpabile.
Vaghe rassicurazioni probabilmente, dal governo Gentiloni affinché non si costituisca contro il ricorso dei legali del leader di FI che ne chiedono la riabilitazione presso la Corte europea di Strasburgo e, in rapida successione, il voto favorevole del Pd quando, prima o poi, il Parlamento si ritroverà a votare sulla legge Severino sempre ai fini dell’applicazione della sentenza di Strasburgo, altrimenti essa non avrebbe effetti giuridici e Berlusconi resterebbe incandidabile. Poi, certo, il sostegno del governo Gentiloni nel braccio di ferro Mediaset-Vivendi. Stop alle sanzioni con la Russia, nomine di enti pubblici da concordare. Ma la merce di scambio sa farsi anche concreta, se Renzi vuole e come il Cavaliere sa bene.
Renzi sollecitato sull’argomento voto anticipato dice: “Mi è assolutamente indifferente. Io non ho fretta decidiamo quel che serve all’Italia, senza ansie ma anche senza replicare il 2013 dove abbiamo pagato un tributo elettorale al senso di responsabilità del Pd. Forse alcuni parlamentari sono terrorizzati dalle elezioni perché sanno che non avrebbero i voti neanche per un’assemblea di condominio. Ma noi no. Noi faremo ciò che serve al Paese”. 
Berlusconi sul medesimo argomento dichiara: “Non abbiamo motivi per sostenere il governo.  Appena tecnicamente possibile si dovrà andare al voto. Nel frattempo il Paese dev’essere governato. Quello di Gentiloni è chiaramente un governo di transizione verso il voto, ma i problemi sono gravi e non si vive di legge elettorale. Perciò siamo disponibili, dall’opposizione a votare ogni provvedimento che a nostro parere sia positivo e utile per gli italiani”. 
La lettura del confronto (non scontro) a distanza tra Berlusconi e Renzi è stato sintetizzato dal leader del Nuovo Centrodestra Angelino Alfano a InMezz’ora: “Se il governo va bene, va avanti fino a che c’è il carburante e i primi 30 giorni hanno evidenziato cose positive”. Se comunque si andasse al voto anticipato si tratterebbe di pochi mesi di anticipo, quindi “no a psicodrammi”. E comunque “non siamo per l’accanimento terapeutico”. 

Anche Berlusconi deve Vivendi, l'inciucio con Renzi 'muove' Salvini

È evidente che l’ostacolo è la Legge elettorale, e la strada che tutti negano, ma coralmente seguono è quella di farsi risolvere il problema dai Magistrati della Corte costituzionale che si pronunceranno sull’Italicum il 24 gennaio.
E allora, mentre tutti sono immobili in attesa di conforto dalle Toghe, Renzi riprende con frenesia i contatti e le consultazioni per prepararsi a riavviare una sorta di campagna elettorale, campagna elettorale alla quale neanche Berlusconi vuole mancare. 
Tuttavia, partendo dal presupposto che Renzi non è più premier e Berlusconi non controlla più la coalizione di centrodestra, com’e possibile che i due siano nuovamente al centro della politica? La risposta potrebbe essere semplice, il proporzionale “concesso” a Forza Italia, il voto a giugno “concesso” a Renzi, una sorta di cordata per riprendere la ribalta, è scontato che il futuro può essere solamente del più giovane tra i due, ma c’è da considerare che anche Berlusconi deve “Vivendi”.
Paolo Romani dichiara al QN: “Non c’è nessuno scambio tra legge proporzionale e voto a giugno anzi, ritengo che far partecipare Gentiloni a Taormina il 26 maggio con gli scatoloni già fatti a Palazzo Chigi perché 10 giorni dopo si vota non sia il massimo”.
Berlusconi, sempre sul Corriere, aggiunge:E’ necessario chiarire che quando chiedo il sistema proporzionale non lo chiedo affatto per fare le larghe intese. Io voglio vincere le prossime elezioni con il centrodestra, che mi auguro unito su un progetto liberale e riformatore. Dico però che l’Italia è troppo fragile per permettersi governi espressione di una minoranza di elettori e nei quali il resto del Paese non si riconosce. Oggi in Italia esistono tre grandi aree: noi, il Pd e i grillini, molto simili per consistenza numerica. Nessuno di questi tre poli allo stato sembra in grado di governare da solo. Se gli italiani non daranno più del 50% a un solo polo, sarà inevitabile accordarsi. Ma non è certo il nostro obbiettivo”. E allora di chi?
Sarà scontro aperto dentro il centrodestra tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini anche sulla legge elettorale. L'ultimo affondo era arrivato con la definitiva bocciatura del ritorno al Mattarellum da parte del leader di Forza Italia e con la replica del numero uno del Carroccio pronto a votare subito la riforma con il Pd. 
Lega e Fratelli d'Italia si erano detti disposti a procedere in autonomia e a chiudere la pratica in quindici giorni. Ma se molla l'accordo con Berlusconi per Salvini la strada si fa in salita. 
Tuttavia Salvini suona la carica, "Così, no" dice a 'La Stampa'. "Non è che aspettiamo Berlusconi per andare avanti. Trump ha vinto parlando di dazi doganali, flat tax, stop all'immigrazione, lotta al terrorismo insieme con Putin. È il programma della Lega. Berlusconi parla di centro liberale, cattolico e moderato. In pratica, la Merkel. Io invece sto con Trump. E voglio votare subito". Certo, se l'obiettivo del novo patti Renzi-Berlusconi e raggiungere un 'mezzo Italicum e mezzo proporzionale' per Salvini potrebbe profilarsi un suicidio politico.

autore / Luca Lippi
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