La Raggi ha invertito la rotta? Ma i dati la smentiscono

19 giugno 2017 ore 15:18, Luca Lippi
Il sindaco di Roma scrive a Il Messaggero per fare il punto della situazione dopo un anno di governo della Capitale e soprattutto chiedendo spazio per lanciare uno spot dei suoi prossimi anni di governo della città eterna. A giudicare dalle evidenze in un anno il sindaco sembra non avere lasciato proprio il segno, però senza abbandonarci a considerazioni di merito, semplicemente valutando le ‘evidenze’ una minima fotografia dello stato dell’arte è piuttosto semplice.

L’ossessione del sindaco per ‘Mafia Capitale’ – scrive a il Messaggero Virginia Raggi: “Ci stiamo mettendo alle spalle Mafia Capitale e le trappole che ha lasciato per disegnare una città moderna, soprattutto più vicina ai suoi abitanti. Siamo all’inizio di una sfida lunga cinque anni. Inutile elencare i problemi che abbiamo ereditato perché sono gli stessi che tutti i cittadini verificano con mano da anni: un sistema dei trasporti che, passo dopo passo, stiamo provando a liberare dai debiti per renderlo efficiente; una gestione dei rifiuti che, con il Piano Materiali Post Consumo, abbiamo cominciato a cambiare; il decoro cittadino. Li conoscevamo e li stiamo affrontando con un’azione di programmazione di medio e lungo periodo”. 
Se così fosse probabilmente sfugge il meccanismo. Un presunto ‘sistema’ che si è venuto a creare in decenni di malgoverno non è facile da sradicare. Se sia mai esistito un sistema ‘mafia capitale’ questo avrebbe creato posti di lavoro e intrecci talmente stretti e radicati che ci vorrebbero anni di lavoro, altro che 5 miseri anni. Svuotare le partecipate di tutto e riempirle nuovamente di dipendenti nuovi, di commesse nuove, di contratti nuovi, è una pura e pia illusione. A Roma “gestisce” il Comune come da sempre, bisogna solo saperlo coordinare. Inutile cercare alibi che non hanno alcun senso. Lo Stato è troppo più forte di ogni fenomeno criminale, a meno che qualcuno non voglia affermare che lo Stato sia debole!

“Il vento sta cambiando” - con questa frase il sindaco di Roma la notte dell’elezione ammiccava ai romani, ma ai romani non basta, hanno ‘rovesciato’ imperatori per molto meno di una semplice mancata promessa mantenuta, perché di questo si tratta. Un patrimonio elettorale dilapidato a causa di una serie imbarazzante di errori, gaffe e inciampi, compresi l'arresto per corruzione dell'ex vicecapo di Gabinetto e i due avvisi di garanzia a suo carico, che ne hanno compromesso la credibilità, facendo esplodere la faida interna: con Luigi Di Maio a fare da scudo umano e la pasionaria Roberta Lombardi a guidare il plotone dei critici. Spingendo infine il garante supremo a commissariarla, affiancandole un paio di parlamentari come tutor e alcuni assessori pesanti, indicati direttamente dal tandem Grillo-Casaleggio.
Dopo il no alle Olimpiadi, in ossequio ai proclami elettorali, neppure uno degli impegni assunti è stato mantenuto. Arrivata impreparata all'appuntamento col Campidoglio, nonostante da mesi tutti i sondaggi le fossero favorevoli, Raggi ha cominciato male e proseguito peggio. Appena insediata viene travolta dalle polemiche sulle nomine e gli stipendi stellari riconosciuti ai fedelissimi; a settembre l'addio in massa dell'assessore al Bilancio, della capo di gabinetto (mai da allora sostituita) e dei vertici Ama e Atac. A seguire il "caso Muraro", la titolare dell'Ambiente risultata indagata e poi dimissionata. Quindi l'arresto di Marra, il pasticcio sulle polizze vita stipulate dal capo segreteria, un secondo valzer di assessori. 
La Raggi ha invertito la rotta? Ma i dati la smentiscono
Emergenza rifiuti – A dispetto dell'ambizioso programma "rifiuti zero" annunciato dalla giunta Raggi, è sulla gestione della spazzatura che si registra la débâcle più clamorosa dei grillini al governo di Roma. Due assessori all’ambiente in sei mesi e mai nemmeno avviato il programma, e si vede!
La Raggi sin dall'inizio del mandato aveva negato l'esistenza dell'emergenza e ha subito ingaggiato un durissimo braccio di ferro con il governo e la Regione Lazio. Accusati di volere discariche e impianti di trattamento sul territorio comunale, che il M5S ha invece sempre osteggiato. Risultato? A fine aprile le strade sono state invase dall'immondizia, con i cassonetti assediati dai sacchetti e i romani esasperati. Colpa di un guasto all'impianto di Colleferro, dove la capitale smista parte dei suoi scarti, e del rallentamento degli stabilimenti di Cerroni, commissariati dopo l'intervento dell’ antimafia. E mentre la Montanari, amica personale di Grillo, sosteneva di non aver mai visto un topo a Roma, i morsi delle pantegane si sono moltiplicati (poi sono arrivati anche i cinghiali). 
Se un anno di Virginia Raggi lo si giudicasse dalle strade attorno casa sua, si potrebbe nutrire il sospetto che la città abbia trovato il sindaco giusto. Piccoli e ordinati contenitori per la differenziata, raccolta porta a porta, un via vai continuo di mezzi. Se non fosse per la piaga delle buche e delle radici, certe vie di Borgata Ottavia sembrano uscire da uno spot di Pubblicità-Progresso. Purtroppo l’attenzione al decoro in certi angoli dell’Urbe abitati dai politici è una tradizione dell’Ama che non conosce colore.

Trasporti – Una girandola di manager e per i bus guasti da record. M5S aveva promesso di rivoltare l'Atac come un calzino. Nel discorso di insediamento, il 22 luglio dell'anno scorso, in Aula Giulio Cesare la sindaca Raggi aveva solennemente promesso: "Sarà avviata una riforma generale del trasporto pubblico a Roma. Si partirà da un nuovo piano industriale che affronti l'intera governance" dell'azienda comunale. Un anno dopo, del piano industriale non c'è traccia: l'unica cosa che è cambiata, e pure più volte, sono stati i manager di Via Prenestina. Una girandola cominciata con la timida conferma del direttore generale Marco Rettighieri e dell'amministratore unico Armando Brandolese (voluti dal commissario Tronca), proseguita con la nomina del grillino Manuel Fantasia dopo l'addio polemico delle due figure di vertice, continuata un paio di mesi fa con lo sbarco del nuovo dg Bruno Rota. In attesa dell'ennesimo valzer, visto che il M5S ha deciso di aumentare le poltrone e di resuscitare il cda a 3 soppresso dal sindaco Marino. Nel frattempo le corse di metro e bus procedono a singhiozzo, quasi il 40% dei mezzi restano ogni giorno in deposito per guasto, gli incassi dei biglietti sono crollati (del 6% nel primo semestre 2017). Con Atac adesso ostaggio di una guerra fra Rota, il quale vorrebbe le deleghe operative, e Fantasia, che non intende cederle.
Risultato finale, ai capolinea spariscono le vetture in alcuni momenti della giornata, l’app di ‘Muoversi a Roma’ parla di orari del tutto fantasiosi soprattutto tra le 8 e le 9 del mattino e poi ancora tra le 17 e le 18 e non parliamo dopo le 21… interi convogli di bus che scompaiono dalla vista. Poi c’è la questione della manutenzione e dell’aria che manca dentro le vetture più vecchie.

Le strade – La questione della manutenzione delle strade è stata liquidata non con la sistemazione del fondo stradale, ormai in condizioni pietose, ma con la riduzione del limite di velocità a 30 chilometri orari. Così le buche rimangono dove sono, il Comune non spende soldi e il bilancio migliora. Un vecchio adagio diceva che si può diventare ricchi in due modi, investendo attentamente i propri soldi oppure accumulandoli senza spenderli. Ecco, Roma sta diventando un fantasma perché non si spendono risorse per fare la manutenzione.

Decoro – il pugno duro scomparso in poche battute, la parola d'ordine utilizzata per bocciare le Olimpiadi 2024 perché "Roma ha bisogno di manutenzione, deve ripartire dai piccoli interventi". Dopo un anno, pure questo impegno è stato disatteso. Colpa anche di una serie di errori amministrativi, la reiterazione di un'ordinanza che bandiva centurioni e risciò dal centro città, copiata e incollata da quella, "contingibile e urgente", emessa dal commissario Tronca in occasione del Giubileo. Eppure il sindaco si intende di questioni legali!  Il Tar l'ha bocciata perché, finito l'Anno Santo, quei motivi non sussistevano più. Risultato? I centurioni sono tornati a spadroneggiare negli angoli più suggestivi della capitale e si sono moltiplicati. Ci ha riprovato poi con una seconda ordinanza, stavolta per tutelare le fontane storiche dall'assalto dei turisti accaldati. Multe fino a 240 euro per chi si bagna o mangia sulla scalinata di Trinità dei Monti o intorno agli zampilli dei Quattro Fiumi in piazza Navona. Il problema però è che non c'è nessuno che faccia rispettare quei divieti! Basta girare per la Capitale e guardare lo scempio quotidiano che si fanno delle opere d’arte della città eterna. Senza parlare della delibera consiliare che di fatto sana gli ambulanti irregolari e regala licenze a vita alle storiche famiglie dei bancarellari. Tredicine in testa.

Cultura -  un vero e proprio record quello raggiunto in un anno dalla Raggi, dopo almeno un ventennio la giunta Raggi ha cancellato il concertone di Capodanno e ora rischia pure l'Estate Romana: partita in ritardo, la gara per individuare le manifestazioni deve ancora essere chiusa.

Sociale – nessun taglio ai fondi in bilancio, a dispetto di una prima bozza di manovra che ne prevedeva la sforbiciata, ma nei municipi parecchi servizi sociali sono stati soppressi. Colpa, soprattutto, dell'imperizia delle giunte locali M5S, che non hanno saputo scrivere i bandi. E nei territori le fasce più deboli soffrono e protestano. In III e XIV municipio, ad esempio, sono stati ridotti gli Aic, ossia gli insegnanti di sostegno ai bimbi disabili; nel VII chiusi alcuni centri di assistenza ai portatori di handicap; in VIII sono sparite le ludoteche. Una situazione che fa il paio con lo sfratto indiscriminato delle associazioni sociali (e culturali), previsto dalla delibera 140 varata dalla giunta Marino che la Raggi aveva promesso di cambiare, senza però riuscire a farlo. Risultato: il centro antiviolenza di Tor Bella Monaca è stato sgomberato, il nido interculturale Celio Azzurro rischia la chiusura, idem Viva La Vita Onlus, che riunisce e aiuta le famiglie delle persone malate di Sla. Tutte riunite il 10 marzo sotto il Campidoglio per chiedere alla sindaca di fermarsi.  Il 

Piano Rom – Il 'Piano di superamento dei campi rom', di Virginia Raggi, annunciato con inadatti trionfalismi altro non sarebbe che un simil Fake Plan.  In sintesi l’unica azione concreta fissata dalla Raggi prevedrebbe, secondo il Piano operativo stabilito dalla stessa amministrazione, entro la primavera del 2021 la fuoriuscita dall’insediamento di La Barbuta e Monachina di una decina di famiglie per una spesa a famiglia pari a 345.454 euro ed una spesa pro-capite superiore ai 63.000 euro. Somme gestite da chi vincerà l’appalto di prossima uscita e molto rilevanti. Il progetto ha come punto di partenza un target di riferimento, i 505 rom di origine bosniaca e macedone presenti a La Barbuta e i 113 rom di origine prevalentemente bosniaca residenti a Monachina per un totale di 113 nuclei familiari. Quale però il target reale destinatario dell’azione? Il Fatto Quotidiano spiega:Si stima che circa il 10% dei rom presenti nei campi deciderà di sottoscrivere il Patto di Responsabilità Solidale e di partecipare attivamente ai percorsi di accompagnamento all’occupazione e alla casa”. I risultati attesi dall’Azione prevedono infatti il coinvolgimento, entro la fine del progetto, di soli ‘60 individui’. Saranno pertanto una decina le famiglie rom, ad uscire entro il 2021 dai due insediamenti. Che resteranno lì, con soli 60 ospiti in meno.
E così anche nel 2017 i rom continueranno a stare nei campi, i giornalisti saranno costretti ancora ad ascoltare il nulla, Virginia Raggi a cercare di acchiappare qualcosa da questa esperienza di sindaco della Capitale e Beppe Grillo a fare la fronda nel tentativo di mantenere viva l’attenzione sul M5S e non sui suoi fallimenti nel concreto. Il teatrino, però, potrebbe finire in autunno, dopo le elezioni politiche, a Roma, sarà probabilmente un’altra storia. Il merito di aver avuto accesso ai fondi europei va alla Giunta Marino. E’ grazie alla sua ultima delibera, la numero 350 del 28 ottobre 2015 che sono stati intercettati i 3,8 milioni di euro dalla Commissione Europea per essere destinati al progetto. Quest’ultimo è stato riscritto totalmente solo nell’aprile 2017 dalla Giunta Raggi. 
Sul fronte scuolasarà favorito l’obiettivo specifico che prevede di favorire i processi di prescolarizzazione e di scolarizzazione dei bambini rom”. Nell’ambito del lavoro si sottolinea come “l’incremento dell’occupazione tra rom contribuirà a diminuire il tasso di criminalità”. Sull’abitare la Giunta avanza l’impegno generico, per chi non è autosufficiente ad attivare “interventi di supporto finanziati dall’Unione europea” mentre sul versante salute si implementerà la medicina preventiva e l’educazione alla salute”. In sostanza una sorta di granaiuola di banalità propulsive di populismo fine a se stesso.

La sicurezza – Roma ha perso il primato di città turistica e la percezione della sicurezza è sempre meno presente. Alle 22:30 le strade si svuotano, un po' per la crisi, ma anche perché comincia a diventare pericoloso girare da soli al buio senza alcun controllo del territorio, con sempre maggiori insegne commerciali spente, con una concentrazione di negozi che vendono alcolici tutta la notte dietro l’aspetto di frutterie a fare da centro di raccolta per sbandati. Ormai è diventato pericoloso anche scendere di casa per andare a prendere un gelato. I continui accampamenti abusivi sono in alcuni casi l’origine di microcriminalità da parte degli abitanti che per sopravvivere si dedicano ad espedienti di ogni tipo fino all’illegalità, la mappa tracciata dai cittadini romani  mostra quanto questi focolai di degrado e condotta oltre la legalità stia conquistando la capitale nel suo cuore, soprattutto lungo il tracciato del Tevere che attraversa tutto il centro storico.

Infine i numeri – la Raggi vorrebbe auto promuoversi. Un anno dopo, 7 romani su 10 bocciano la sindaca e dicono: "Non è cambiato niente". Ordinanze del sindaco: su 227 atti ben 149 – i due terzi - hanno a che fare con nomine, revoche o deleghe assegnate ad assessori e dirigenti. Stessa cosa è avvenuta in Giunta: su 258 delibere, 75 – più di un terzo - riguardano l’assunzione di personale esterno. La Raggi ha passato gran parte del tempo da sindaco a occuparsi di poltrone: la sua giunta ha messo a contratto 102 collaboratori esterni, dodici in più di quelli nominati da Ignazio Marino, quindici in più dell’era Alemanno. Nonostante i tentativi (quattro), alla macchina comunale del Campidoglio mancano ancora il capo di gabinetto e due assessori (Lavori pubblici e Servizi sociali). In un anno sono cambiati il vicesindaco, l’assessore all’Ambiente, quello all’Urbanistica, due volte il titolare del Bilancio. Solo all’Ama si sono avvicendati quattro amministratori delegati e due direttori generali. E non è finita qui: entro la fine dell’anno c’è da rinnovare il consiglio di amministrazione di tutte le società partecipate per le quali è stato introdotto l’obbligo dei tre componenti.  
Intanto però la Raggi cerca di andare in vacanza senza correre il rischio di essere insolentita, e dice dalle pagine de il Messaggero, ci sarò…farò…è nei piani… Ma i suoi fatti non fatti parlano charo.

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autore / Luca Lippi
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