Riforma pensioni: Ape sociale e quota41, novità in arrivo ad aprile

24 marzo 2017 ore 11:31, Luca Lippi
È ripartito ieri il confronto fra governo e sindacati sulla Riforma Pensioni. Al tavolo il ministro Poletti e i segretari generali di Uil, Cisl e Cgil, rispettivamente Carmelo Barbagallo, Annamaria Furlan e Susanna Camusso. Partita la fase di illustrazione ai leader dei sindacati dei dettagli dei decreti attuativi per l'attuazione dell'Anticipo pensionistico proposto nella doppia versione sociale e volontaria. 
In agenda la definizione dei benefici per i lavoratori precoci, e gettare subito le basi per la fase due della riforma pensioni. 
Contestualmente sono scesi in piazza (davanti Montecitorio) le lavoratrici del comitato Opzione Donna Proroga 2018, alla manifestazione hanno aderito anche diversi gruppi di lavoratori precoci che reclamano la Quota 41 per tutti per l'accesso al pensionamento.
Il Segretario Generale Spi - Cgil Ivan Pedretti commentando l'incontro di chiusura della prima fase, ha detto: "Si è chiusa la prima fase del confronto e a giorni arriveranno i decreti attuativi per permettere a tutte le misure di essere operative nei tempi stabiliti". 
Ha poi precisato e concluso i sindacalista: "Si è poi aperta ufficialmente la seconda fase, come previsto dall'intesa del 28 settembre scorso. I temi sul tavolo sono tanti. Cominceremo a discutere delle Pensioni dei giovani e lo ritengo molto importante. Affronteremo poi l'aspettativa di vita, il sistema di rivalutazione, le pensioni integrative, il lavoro di cura, la separazione tra assistenza e previdenza e la governance dell'Inps". Ribadita la volontà di approfondire i "tanti problemi che riguardano milioni di persone". 
La ciliegina sulla torta la mette il Segretario Generale Cgil Susanna Camusso, che ha parlato di incontro positivo anche se "il pezzo di carta non lo abbiamo ancora visto". 

Riforma pensioni: Ape sociale e quota41, novità in arrivo ad aprile

Per maggiore chiarezza, siamo ancora in una fase ineterlocutoria, i sindacati cercano di puntellare e indirizzare le delibere del ministro Poletti, tuttavia, in concreto, finché non ci saranno i decreti attuativi i sindacati non possono che rilasciare dichiarazioni concilianti. La verità è che senza decreti attuativi è inutile esprimere ogni giudizio da parte di tutti.

I DECRETI ATTUATIVI
Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, ha confermato di voler rispettare le scadenze, annunciando l'arrivo dei provvedimenti nei prossimi giorni. "Stiamo lavorando per fare in modo che i decreti su Ape sociale e volontaria entrino in vigore il 1 maggio". I tavoli proseguiranno al fine di intervenire sui nodi che potrebbero non sciogliersi dalla prima applicazione dei decreti: "potremo rilevare elementi di criticità, per cui abbiamo convenuto che continueremo a confrontarci".

COSA PREVEDE L’AGENDA DEL GOVERNO
Esecutivo e parti sociali hanno convenuto di aggiornare il calendario dei prossimi incontri fissando le nuove date per il mese di aprile. Si partirà con il primo appuntamento scadenzato al 6/04, mentre il secondo avrà luogo il 13/04. Durante questi confronti si affronteranno tematiche come le pensioni dei giovani e le criticità nella Governance dell'Inps, approfondendo le tematiche già evidenziate nel documento siglato lo scorso settembre. 

I PUNTI FERMI DEL GOVERNO
Il Governo ha messo una tagliola sulla possibilità di ricorrere all’Ape sociale e all’uscita anticipata per i precoci per il 2017. Ci saranno solo 60 giorni per fare la domanda, in una finestra compresa tra il primo maggio e il 30 giugno. Dopo, se ne riparlerà nel 2018. 
Su questo punto ci si aspettava una reazione da parte dei sindacati che invece non c’è stata. È quindi adeguato considerare il rischio concordato?

DEI DECRETI ATTUATIVI SOLO LA BOZZA
Al momento solo l’apertura di una finestra per l’Ape gratuita. Questa può essere chiesta in via sperimentale dal primo maggio 2017 al 31 dicembre 2018 da soggetti in condizioni di disagio (disoccupati che abbiano esaurito la disoccupazione da almeno tre mesi, invalidi civili con almeno il 74% di invalidità, dipendenti che svolgono da almeno 6 anni in via continuativa un lavoro gravoso) che abbiano almeno 63 anni di età e 30 anni di anzianità contributiva (36 anni per coloro che svolgono attività difficoltose o rischiose).
Le categorie di lavoratori che potranno chiedere l’Ape sociale sono, tra gli altri, gli operai dell’edilizia, i conduttori di gru, di mezzi pesanti e convogli ferroviari, insegnanti di scuola dell’infanzia, infermieri organizzati in turni. L’indennità, corrisposta per 12 mesi l’anno, è pari all’importo della rata mensile di pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione, ma non può superare l’importo massimo mensile di 1.500 euro e non è soggetta a rivalutazione. Il primo problema, però, riguarda la finestra per fare domanda: entro fine giugno per il 2017, entro marzo per il 2018. Troppe rigidità per i sindacati che chiedono criteri meno restrittivi sia sulla data limite per le domande sia sulla continuità dei contributi versati per l’Ape per i lavori gravosi. Invece degli ultimi sei anni continuativi impegnati in questi lavori (su 36 complessivi) si chiede di neutralizzare gli eventuali periodi di disoccupazione che dovessero essere intervenuti in questi sei anni (accade spesso per i lavoratori edili). 

NON SONO DEFINITI STANZIAMENTI
Evidente il fatto che il governo tenda a frenare il ricorso a uno strumento senza costi per il lavoratore, per il quale si ipotizza una valanga di richieste, almeno 35.000. Le perplessità del sindacato, non sono mancate in origine, e ci si aspettava una puntualizzazione nell’incontro di ieri, e invece non è trapelato niente al riguardo. 
Eravamo rimasti al fatto che il governo ha confermato il calcolo sulla rata del prestito annunciato nei mesi scorsi pari al 4,5-4,7% per ogni anno di anticipo ma su una media di importo dell’85% della pensione (nel caso di tre anni di anticipo) e solo per 12 mesi (mentre la rata sulla pensione si paga su 13 mesi e per 20 anni). Secondo i calcoli diffusi dopo il varo del provvedimento alla fine dell’anno scorso, a fronte di un anticipo complessivo per tre anni di circa 39.300 euro se ne restituirebbero in 20 anni oltre 54.000 (208 euro netti di rata al mese su una pensione di 1.286 euro ma per 13 mesi).

IN CONCLUSIONE
Proseguono i tavoli fra Governo e sindacati, ma non si intravede uno spiraglio. Si conferma che allo stato dell’arte, anche dopo l’incontro di ieri, non è ancora possibile presentare alcuna domanda di anticipo pensionistico, proprio perché si sta ancora discutendo sulla maniera corretta per emanare decreti a riguardo. 
L’idea è che la situazione si possa sbloccare attorno alla metà del 2017, ma come sempre i tempi non sono di certo così brevi. E’ però possibile calcolare online sul sito dell’Inps, quanto si andrà a perdere sulla propria pensione, ritirandosi in anticipo rispetto ai “normali” tempi prescritti.
Quando poi si andrà a presentare la domanda, verrà effettuato il calcolo e si potrà anche scegliere la modalità di finanziamento, con i corrispettivi interessi per attivare l’Ape o le mini pensioni quota 41.
Rimaniamo in attesa di una nota riguardo il tavolo di ieri presso il Ministero del lavoro e delle Politiche sociali, al momento dobbiamo prendere atto che è ancora tutto fermo.

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autore / Luca Lippi
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