Quali sono i termini dell’accordo Ilva appena firmato e il caso Riva

25 maggio 2017 ore 10:05, Luca Lippi
Liberatoria per tutti. La famiglia Riva rinuncia al miliardo e 300 milioni di euro detenuti all'estero, bloccati dalla procura e necessari per i lavori di bonifica ambientali dell’acciaieria tarantina. La Corte del Jersey ha dato il via libera allo sblocco di circa 1,3 miliardi di euro della famiglia Riva, ex proprietaria dell'Ilva di Taranto, somma che era stata sequestrata nell'ambito di un'inchiesta milanese e che i Riva hanno messo poi a disposizione per la bonifica dello stabilimento tarantino. Dopo l'ok dei giudici del Jersey ci sarà un'udienza al Tribunale di Losanna, ma il rientro dei soldi in Italia è ora molto più vicino.
La decisione e lo sblocco sono condizioni necessarie e sufficienti per agevolare il riconoscimento del patteggiamento di Adriano Riva a due anni e sei mesi, con rinuncia alla prescrizione. La firma delle carte che sbloccano la somma è stata posta ieri in uno studio legale di Milano, carte che sono destinate a sostenere la ratifica del patteggiamento presso il gup Chiara Valori.
Con tale intesa saranno messi a disposizione dell’acciaieria di Taranto “somme e titoli per un controvalore di circa 1,1 miliardi di euro”, che erano bloccati in Svizzera dopo un sequestro disposto dalla Procura di Milano nell’ambito dell’indagine con al centro la gestione del colosso siderurgico e il crac del gruppo Riva che lo controllava.
Quali sono i termini dell’accordo Ilva appena firmato e il caso Riva
A tale somma i Riva avevano aggiunto un ulteriore importo di 230 milioni di euro, destinati a sostenere la gestione corrente di Ilva. A fronte degli impegni presi dalla famiglia e dalle società da lei controllate, l’accordo prevede che Ilva “rinunci a qualunque pretesa nei confronti degli esponenti della famiglia Riva e delle società loro riconducibili, ponendo fine al vasto contenzioso in essere nell’ambito di una transazione di carattere generale che comprende reciproche rinunce”.
Le posizioni di Fabio e Nicola Riva, figli dello scomparso Emilio Riva (fratello di Adriano), indagati per bancarotta fraudolenta nella stessa inchiesta sono state stralciate e la loro proposta di patteggiamento verrà discussa il 6 luglio prossimo. Una prima proposta di accordo era stata respinta dal giudice perché considerata "incongrua".
Ilva: si tratta di una delle più grandi acciaierie d’Europa, e la più grande d’Italia. Costruito nel 1961 quando l’allora Italsider era un’azienda pubblica, l’immenso stabilimento costruito a ridosso di due popolosi quartieri di Taranto nel 1995 è stato ceduto al gruppo privato Riva, che in questi anni lo ha riportato a una gestione in profitto. È arrivato a produrre circa 10 milioni di tonnellate l’anno di acciaio. 
Le accuse: I periti nominati della Procura di Taranto calcolarono in sette anni un totale di 11.550 morti causati dalle emissioni (in media 1.650 l’anno) soprattutto per cause cardiovascolari e respiratorie e 26.999 ricoveri, soprattutto per cause cardiache, respiratorie, e cerebrovascolari. Le concentrazioni di agenti inquinanti e la proporzione di decessi e malattie è altissima nei quartieri Tamburi e Borgo, quelli più vicini alla zona industriale. Secondo i dati ufficiali del rapporto “Sentieri” dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 2003-2009 Taranto registra (rispetto alla media della Puglia) un +14% di mortalità per gli uomini e un +8% per le donne. La mortalità nel primo anno di vita dei bambini è maggiore del 20%. Forti differenze ci sono anche per tumori e malattie circolatorie, con addirittura un +211% rispetto alla media pugliese per i mesoteliomi della pleura. 

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autore / Luca Lippi
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