Casa, lavoro, diritti e doveri dei migranti: il piano Integrazione di Minniti

27 settembre 2017 ore 23:59, Luca Lippi
Marco Minniti, il ministro dell’Interno del Governo Gentiloni, ha salutato l’approvazione del Piano nazionale di integrazione dei migranti con queste parole: “L’integrazione dei migranti, al di là degli aspetti socio-umanitari, è alla base di una società più sicura. Anche sul fronte del terrorismo islamico”. Il progetto, facendo riferimento alla Costituzione del nostro Paese, prevede per chi gode del beneficio della protezione internazionale, specifici ‘doveri’ per potere beneficiare di specifici ‘diritti’. Allo stato attuale, il numero di migranti in Iltalia che beneficiano della protezione nazionale sono circa 75 mila persone. 
Casa, lavoro, diritti e doveri dei migranti: il piano Integrazione di Minniti
COSA PREVEDE IL PIANO
Prima di tutto, è necessaria la conoscenza della lingua italiana, condizione necessaria e sufficiente per poter pretendere il rispetto della nostra Costituzione. Il rispetto della donna è tra le priorità. Presentati i doveri, Minniti introduce i diritti per i migranti che partono dal ricongiungimento familiare, passando per per la libertà di religione e l’accesso all’istruzione e alla formazione. L’Italia si farà carico di procurare ai migranti alloggio e inserimento nel sistema di assistenza sanitario del Paese.

IL COINVOLGIMENTO DELLE ISTITUZIONI LOCALI
Il ministro Minniti ha specificato che il piano prevede “un’azione sistematica multi-livello alla quale contribuiscono Regioni, enti locali e terzo settore, tutti chiamati a sviluppare un’azione coordinata che consenta, attraverso politiche orientate a valorizzare le specificità, il pieno inserimento degli stranieri nelle comunità di accoglienza”. 
Su questo punto Minniti il ministro dell’Interno ha anche voluto sottolineare che il piano potrà avere successo e velocizzare l’integrazione a patto che “la presenza degli stranieri è equamente distribuita sul territorio nazionale”. 

LE COPERTURE
Dal ministero si specifica che i finanziamenti “derivano prevalentemente dai Fondi europei cui vanno ad aggiungersi le risorse nazionali che finanziano le attività degli enti territoriali”. I finanziamenti sono quelli già stabiliti per il  2014/2020 (Fondo asilo migrazione e integrazione ‘Fami, Fondo sociale europeo’ Fse, ‘Fondo per lo sviluppo regionale’ Fesr), allo stato dell’arte è già stato stanziato oltre mezzo miliardo. 

ISTRUZIONE  
L’impegno da parte del rifugiato deve essere quello di imparare l’italiano. L’italia garantisce l’inserimento nel sistema dell’istruzione nazionale. E’ dunque una priorità e “la lingua è il primo imprescindibile strumento per uno scambio effettivo con le comunità di accoglienza: senza l’apprendimento della lingua non può esserci nessuna integrazione e nessuna partecipazione alla vita civile, lavorativa e sociale della comunità. Il sistema di istruzione, inoltre, nel suo essere universalistico e gratuito, rappresenta per i giovani rifugiati il percorso naturale per il pieno inserimento nella società italiana e per l’eventuale conseguimento della cittadinanza”.  
 
CASA
Il Viminale per quanto riguarda la questione abitativa, parla di obiettivo da raggiungere per il prossimo biennio. L’accesso alle soluzioni abitative per i rifugiati deve passare per una omogeneizzazione dell’erogazione dei servizi da parte del territorio. Creare condizioni affinchè i piani per l’emergenza abitativa regionali o comunali includano percorsi di accompagnamento per i titolari di protezione in uscita dall’accoglienza, verificando anche la possibilità di includerli negli interventi di edilizia popolare e di sostegno alla locazione. La sytrategia proposta dal Viminale è quella di abituare, sin dall’arrivo, i rifugiati a seguire percorsi guidati per iniziative di coabitazione (affitti condivisi, condomini solidali) come pure la sperimentazione di pratiche di buon vicinato. Inoltre, nel piano si parla anche di programmi d’intervento sociale “per rispondere alle complessità relative agli insediamenti informali nei centri urbani, stabilendo procedure di accompagnamento alla fuoriuscita anche attraverso la ricognizione degli edifici pubblici in disuso da destinare all’abitare sociale”.

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autore / Luca Lippi
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