Alpi, effetto uomo su ghiacciai: sostanze radioattive e non solo

30 agosto 2017 ore 21:52, Andrea Barcariol
Metalli pesanti e sostanze radioattive nei ghiacciai delle Alpi. E' quanto emerge da uno studio dei ricercatori dei Dipartimenti di Scienze dell'Ambiente e della Terra e di Fisica dell'Università di Milano-Bicocca, dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), dell'Università di Genova e del Laboratorio per l'Energia Nucleare Applicata (Lena) dell'Università di Pavia attraverso l'analisi di particolari sedimenti chiamati crioconiti sul ghiacciaio del Morteratsch, nelle Alpi svizzere.

Alpi, effetto uomo su ghiacciai: sostanze radioattive e non solo
La ricerca è stata pubblicata su Scientific Reports. Le misurazioni effettuate sul ghiacciaio del Morteratsch, nelle Alpi svizzere, hanno rivelato la presenza di sostanze radioattive come il cesio-137, l’americio-241 e il bismuto-207 che, dopo essere stati deposti al suolo insieme alla neve, possono essere conservati per decenni. La ricerca dimostra la loro capacità di assorbire varie sostanze e impurità (sostanze radioattive, metalli pesanti e metalloidi come zinco, arsenico e mercurio) come se fossero delle spugne. Le sostanze potenzialmente nocive raggiungono concentrazioni significative solo all'interno delle singole coppette crioconitiche: quando il ghiaccio fonde e la crioconite viene rilasciata nell'ambiente insieme all'acqua di fusione, queste sostanze sono diluite enormemente, evitando quindi qualsiasi rischio concreto e immediato per la salute.

La presenza di queste ultime viene collegata esclusivamente ad attività umane, ovvero ai test e agli incidenti nucleari avvenuti negli anni passati. Ecco perché ci sono tracce dell’incidente di Fukushima del 2011, avvenuto in Giappone, rilevate anche in Italia – seppur in concentrazioni bassissime – da alcuni degli autori di questo studio. Il cesio-137, uno dei nuclidi artificiali più noti nonché il più abbondante fra quelli trovati nelle crioconiti alpini, è associato a incidenti come quelli di Chernobyl e Fukushima, ma anche ai test nucleari degli anni Cinquanta e Sessanta, e la sua diffusione è notevole.
Alpi, effetto uomo su ghiacciai: sostanze radioattive e non solo
Per quanto riguarda l'eccesso di metalli pesanti, secondo i ricercatori le concentrazioni fanno pensare a un contributo umano derivante da industrie e trasporti, accumulatosi sui ghiacciai nel corso degli ultimi decenni. "Questo lavoro dimostra la capacità della crioconite di trattenere inquinanti di origine atmosferica con estrema efficienza - sottolinea Giovanni Baccolo, ricercatore che collabora con i gruppi di Glaciologia e Radioattività dell'Università di Milano-Bicocca - incluse sostanze molto rare come i nuclidi radioattivi prodotti durante i test nucleari degli anni Sessanta. Considerando il perenne stato di ritiro dei ghiacciai alpini, questa ricerca è di grande interesse perché tutto ciò che è rimasto 'intrappolato' nei ghiacciai negli ultimi decenni sarà presto rilasciato nell'ambiente".
Tuttavia gli scienziati non hanno denunciato alcun rischio per la salute umana.

STUDI SUL RISCALDAMENTO GLOBALE
La tendenza è quella di temperature sempre più calde e troppo in fretta con quel 40% ricoperto da ghiacci e manti nevosi che si sta assottigliando sempre di più. La calotta artica è in dissoluzione, almeno seguendo il trend attuale, e gli esperti prima avvertono che il mare Artico dalla seconda metà del secolo sarà praticamente senza ghiacci nei mesi estivi. Con lo scenario estremo, per l’IPCC, previsto per il 2100: i livelli dei mari passeranno da 52 a 98 centimetri.
Se ciò accadesse, come da tendenza, il 60% della popolazione sulle zone costiere si troverebbe in pericolo.
La colpa è del riscaldamento globale che sta danneggiando il sistema di raffreddamento, e quindi l'Artide e l'Antartide, poi le vette alpine come l'Himalaya, Alpi, Patagonia, Alaska che si stanno letteralmente squagliando. Secondo il quinto rapporto dell’IPCC, la decrescita dell’estensione della superficie ghiacciata marina nell’Artico è tra il 3,5 e il 4,1% per ogni decennio.

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