Rivoluzione Ticket: detrazioni legate al reddito e ricchi pagano di più?

04 aprile 2017 ore 10:13, Luca Lippi
Rivoluzione nei ticket, sono allo studio delle detrazioni legate al reddito delle persone, lo scopo è quello di alleggerire il carico sugli individui che hanno meno possibilità rispetto ad altri che si faranno carico dei meno fortunati. Nulla di già confermato, il ministero della Salute ha semplicemente annunciato che è allo studio una soluzione più equa del sistema delle detrazioni.
Il meccanismo attuale è quello introdotto alla fine degli anni 80, finalizzato semplicemente alla compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria pubblica che in quegli anni stava lettarlmente superando le soglie di sopportazione per la macchina statale. Oggi, avendo riportato in equilibrio economico il sistema, secondo il ministro sta diventando un ostacolo insormontabile per l’accesso alle cure delle categorie più deboli della popolazione.

LE NOVITA’
Il Ministro Lorenzin afferma: “I ticket valgono tre miliardi sui 113 del Fondo sanitario nazionale, c’è il margine per eliminare la tassa sulla salute”. Il problema ovviamente è quello di trovare un punto di partenza che sia condiviso da parte delle Regioni, i governatori al momento sono concordi con l’obiettivo del Ministro, tuttavia è necessario un incontro programmatico già pianificato per la giornata di oggi perché gli ultimi vogliono rassicurazioni sulle novità allo studio affinchè non si traducano in un aggravio di spesa per le casse delle amministrazioni locali. 
Sul tavolo del ministero domani ci saranno dunque alcune ipotesi concrete di intervento, tutte in qualche modo “compensative”.
Rivoluzione Ticket: detrazioni legate al reddito e ricchi pagano di più?
QUALCHE PERPLESSITA’
Soprattutto per quanto concerne la riforma delle detrazioni fiscali per i farmaci e le spese mediche. Oggi tutti i contribuenti possono detrarre dalle imposte versate il 19%. Nel progetto c’è l’ipotesi di creare delle soglie di aliquote in funzione del reddito personale, fino ad annullare la detrazione per i redditi oltre una certa soglia. Il risparmio che ne deriverebbe servirebbe per eliminare i ticket. Ma la detrazione ha anche un altro problema, perché taglia fuori gli incapienti, cioè chi non paga tasse o ne paga talmente poche da non poter beneficiare dello sconto fiscale. A meno di non trovare una forma per monetizzarle, la revisione delle detrazioni sembra complessa. L’altra strada, sempre a monte dei ticket, è quella di individuare una franchigia in base al reddito. Superata la franchigia (che sarebbe più alta per i redditi bassi e ridotta o annullata per quelli più alti) le prestazioni eccedenti sarebbero a pagamento.

LE SOGLIE
Allo studio una revisione delle soglie di esenzione, attualmente valgono circa 8 miliardi di euro, con uno spostamento più favorevole in direzione delle fasce più deboli, i poveri e gli anziani. Le esenzioni attualmente in vigore prevedono l’assenza del ticket per le prestazioni specialistiche gli anziani con oltre 65 anni e un reddito non superiore a 35 mila euro (che potrebbe essere ridotto), i disoccupati e i loro familiari a carico con un reddito non superiore a 8.500 euro (che potrebbe essere aumentato), i titolari di pensione sociale e i pensionati al minimo oltre i 60 anni e pronto soccorso.

TAGLI
Per finanziare l’eliminazione del ticket si considera infine l’ipotesi di avviare una nuova tornata, finalizzata, di revisione della spesa sanitaria. La responsabilità di manovra sarebbe delle singole regioni, che del resto amministrano autonomamente il ticket sulla spesa farmaceutica (quello statale non esiste più), sulle prestazioni specialistiche e sugli accessi al pronto soccorso, utilizzato per far quadrare i conti dei singoli sistemi regionali.
Allo stato attuale, considerando il peso enorme dei ticket in capo alle Regioni con una platea più ricca (32 euro l’anno di media a testa in Veneto e appena 8,2 euro in Sicilia), i risultati sono decisamente poco equi (peso eccessivo su alcune Regioni a danno di altre).  Il coordinatore degli assessori regionali alla sanità, il piemontese Antonio Saitta a tale proposito ha dichiarato: “Dobbiamo arrivare ad omogeneizzare il sistema su tutto il territorio nazionale”. 
Secondo i dati diffusi proprio ieri da Eurostat il 6,5% degli italiani (che oltre ai 3 miliardi di ticket ne spendono altri 40, privatamente, per la sanità) non riesce più a soddisfare i bisogni sanitari a causa dei costi troppo elevati: tra i Paesi della zona euro solo in Grecia sono messi peggio.

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autore / Luca Lippi
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