Manovra "sotto chiave" di Mattarella: cosa accadrà dopo la fiducia al Senato

07 dicembre 2016 ore 10:26, Americo Mascarucci
Sarà approvata oggi, sul testo licenziato dalla Camera, la legge di bilancio. 
Nessun voto sugli emendamenti in Commissione ma si andrà direttamente in Aula, con fiducia posta dal governo sul provvedimento. 
La prima chiama inizierà alle 13.30 in modo tale da consentire ai senatori dem di partecipare alla direzione del Pd convocata per le ore 15.
Salvo sorprese, la manovra 2017 diventerà quindi legge e domani Renzi si dimetterà come concordato con il Capo dello Stato
Fra Mattarella e Renzi però è aria di crisi?
Pare che ad un Renzi deciso ad andare subito alle urne, stia facendo in queste ore da contraltare l’opposizione del Capo dello Stato, indisponibile a rimandare il Paese alle elezioni con un sistema elettorale incapace di garantire la governabilità.
L’Italicum infatti era stato pensato sul modello del monocameralismo, ma ora che con il No al referendum è stato riconfermato il bicameralismo perfetto si rischierebbe, a detta di Mattarella,la paralisi istituzionale dal momento che alla Camera si voterebbe con il sistema maggioritario a doppio turno e con il premio di maggioranza per la forza politica che ottiene più voti, e dall’altro al Senato con il proporzionale puro. 
Insomma, un "pasticcio all’italiana". 
Sulla costituzionalità dell’Italicum e sul contestatissimo premio di maggioranza che assicurerebbe il 60% dei parlamentari anche con il 30% dei voti, la Corte Costituzionale si pronuncerà però soltanto il 24 gennaio, e quindi indire i comizi elettorali prima di quella data è praticamente impossibile.
Manovra 'sotto chiave' di Mattarella: cosa accadrà dopo la fiducia al Senato
Il Presidente della Repubblica ha fatto sapere che senza una legge elettorale omogenea tra Camera e Senato di tornare alle urne non si parla. E che il Pd, prima forza parlamentare, non può sfilarsi per senso di responsabilità verso il Paese dal tentativo di un nuovo governo che Mattarella proverà a fare quando aprirà le consultazioni.

Mattarella quindi punterebbe ad un governo istituzionale e sarebbe riuscito nelle ultime ore a spaccare il fronte renziano dove la componente dei popolari capeggiata da Dario Franceschini, legato al Presidente da antica militanza democristiana e popolare, si sarebbe sfilata dall’idea del voto anticipato. 
E proprio Franceschini potrebbe essere un ipotetico premier in un governo incaricato di traghettare il Paese verso il voto, dopo aver approvato una nuova legge elettorale omogenea per le due Camere.
Ma il nome di Franceschini potrebbe non essere gradito a Renzi che potrebbe voler puntare su un suo fedelissimo come il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. 
Poi restano in piedi le ipotesi istituzionali con il Presidente del Senato Piero Grasso e il ministro dell’Economia Carlo Padoan in pole. L’obiettivo di Mattarella sarebbe però quello di individuare una figura che possa raccogliere il gradimento anche di Forza Italia in modo tale da poter raggiungere la più ampia maggioranza sulla nuova legge elettorale.  
"E' inconcepibile indire elezioni prima che le leggi elettorali di Camera e Senato vengano rese tra loro omogenee - spiega Mattarella - il risultato del referendum ha confermato un Parlamento con due camere, regolate da due leggi elettorali profondamente differenti, l'una del tutto proporzionale, l'altra fortemente maggioritaria con forti rischi di effetti incompatibili rispetto all'esigenza di governabilità".
Per Renzi il rischio è quello di doversi sobbarcare come Pd l’onere di un governo di transizione, mentre Movimento 5Stelle e Lega avrebbero buon gioco a denunciare l’attaccamento del Pd alle poltrone di governo, incentivando le derive populiste, le stesse che hanno consentito la schiacciante vittoria del No al referendum.
Mai come in queste ore il rebus per Renzi si fa davvero molto complicato. Come uscirne? 

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