Boeri su riforma voucher: "Cambiare senza eliminarli". Poi colpo alla Cgil

11 gennaio 2017 ore 14:26, Luca Lippi
Boeri ha promosso la pratica di modificare la regolamentazione dei voucher senza eliminarli. In questi giorni, indipendentemente dalla decisione della Consulta in merito al referendum sul Jobs Act e all'abolizione dei voucher, il governo punta speditamente verso la limitazione del fenomeno dello sfruttamento del lavoro precario. Nel mese di febbraio saranno predisposte misure specifiche per arginare l’uso scorretto del voucher. A tale proposito, il presidente dell'Inps Tito Boeri ha sostenuto che per quanto la normativa vada modificata, i voucher non possono essere aboliti e in un'intervista a Repubblica ha tacciato di ipocrisia la Cgil, promotrice del referendum.
L'agenzia di stampa Adnkronos ha riferito che ci sarebbero numerose correzioni allo studio tra cui la riduzione dei tempi di incasso del rimborso per i datori di lavoro, che passerebbe dall'attuale anno a circa 6 o 3 mesi, la riduzione del tetto massimo per i lavoratori da 7mila a 5mila euro annui e la riduzione del numero di settori in cui il voucher potrà essere utilizzato o, in alternativa, l'esclusione dalla platea dei potenziali beneficiari dei lavoratori contrattualizzati.
Le correzioni, secondo indiscrezioni, dovrebbero giungere verso metà febbraio e il testo definitivo sarà predisposto dopo la pubblicazione dei dati relativi alla tracciabilità dei voucher che l'Inps fornirà il mese prossimo. Dopo la pubblicazione dei dati da parte dell’Inps le commissioni avranno un quadro più chiaro del fenomeno da arginare.

Boeri su riforma voucher: 'Cambiare senza eliminarli'. Poi colpo alla Cgil
Il presidente dell’Inps in un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica ha sostenuto la politica di cambiamento della normativa ma ha anche escluso la possibilità di cancellazione dello strumento (voucher).
Nel dettaglio Boeri ha detto: “Non c'è dubbio che c'è stato un abuso dei voucher per le prestazioni temporanee e accessorie e che sono stati utilizzati per finalità molto differenti da quelle che il legislatore si era proposto. Qualche correttivo quindi serve. Ma cancellare i voucher sarebbe davvero sbagliato. Anche perché nel dibattito di questi giorni vedo molta ipocrisia”.
La polemica è emersa in relazione alla notizia dell’utilizzo dei voucher da parte della Cgil, promotore del referendum per la loro abolizione. Ha sottolineato il presidente dell’Inps: “Dai nostri dati si tratta di un episodio tutt'altro che isolato. Nell'ultimo anno la Cgil ha investito 750 mila euro in voucher; non si tratta quindi né solo di Bologna né solo di pensionati. Anche altri sindacati hanno massicciamente usato questi strumenti, ad esempio la Cisl ne ha utilizzati per un valore di 1 milione e mezzo di euro”.
Boeri ha anche avanzato una proposta che si aggiunge alle altre già sul tavolo del governo: “Si possono imporre dei limiti all'utilizzo mensile anziché annuale dei voucher. Se vediamo che in un mese lo stesso datore di lavoro ha usato lo stesso lavoratore per molte ore con i voucher questo indica la sostituzione di un contratto di lavoro alle dipendenze con i voucher. Si possono migliorare i controlli facendo pervenire direttamente all'Inps anziché al ministero gli sms di attivazione e rendendo finalmente operativo l'ispettorato nazionale del lavoro per assicurare che al voucher corrisponda effettivamente a un'ora lavorata. Questo lo renderebbe come un salario minimo, un istituto di cui si sente il bisogno in Italia”.
Tito Boeri ha concluso commentando i dati sulla disoccupazione: “La disoccupazione giovanile resta a livelli inaccettabili. Ma da quando c'è il Jobs Act l'occupazione è cresciuta più del reddito nazionale. Gli studi che stiamo facendo ci diranno che ruolo hanno avuto in questo gli incentivi fiscali rispetto al contratto a tutele crescenti, il cui scopo principale era comunque quello di migliorare in prospettiva la produttività e i salari visto che questa forma di contratto vuole stimolare le imprese a investire sulla formazione dei lavoratori”.
Ricordiamo che quasi il 40% dei giovani attivi tra i 15 e i 24 anni è disoccupato, questo il dato emerso dalla rilevazione dell’Istat sulla disoccupazione del mese di novembre 2016.

autore / Luca Lippi
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