Scioperi contro Macron e la riforma del lavoro: Jobs Act in Francia come in Italia?

12 settembre 2017 ore 16:21, Americo Mascarucci
E' finita la luna di miele fra Emmanuel Macron e i francesi? Oggi è prevista la prima grande mobilitazione dei sindacati contro il nuovo presidente e la sua annunciata riforma del lavoro che dovrebbe entrare in vigore a partire dal prossimo mese. Una riforma che rispecchia le politiche già adottate in Italia dal Governo Renzi e che nell'ottica di Macron dovrebbero consentire alle imprese di liberarsi dai lacci e lacciuoli sindacali che frenerebbero lo sviluppo e la possibilità di nuove assunzioni. Per i sindacati invece si tratterebbe di aggredire diritti faticosamente conquistati aprendo la strada a licenziamenti indiscriminati. Migliaia di persone hanno manifestato oggi in numerose città della Francia in quella che è la prima giornata di mobilitazione contro la riforma. I primi disagi causati dagli scioperi si stanno facendo sentire. L'agenzia France Presse segnala ritardi nei treni dalle banlieu e l'annullamento di molti voli di Ryanair. Alla protesta si sono uniti anche gli studenti sia liceali che universitari aderenti in larga parte a movimenti studenteschi di sinistra.
Scioperi contro Macron e la riforma del lavoro: Jobs Act in Francia come in Italia?

LA RIFORMA
Ma cosa prevede in concreto la riforma del lavoro che dovrebbe caratterizzare il quinquennio del presidente Macron? Il punto più controverso riguarda i licenziamenti nelle aziende, con l'introduzione di un tetto massimo per gli indennizzi a carico dei lavoratori licenziati senza giusta caura. In pratica i giudici che accerteranno l'avvenuto licenziamenti senza valido motivo dovranno applicare il risarcimento per il lavoratore mantenendosi nei limiti fissati dalla legge. Una norma questa che è stata accolta positivamente dagli industriali, spesso alle prese con l'obbligo di versare ai lavoratori indennizzi giudicati spropositati rispetto all'effettivo impatto provocato dal licenziamento. Misura ovviamente che non può trovare d'accordo i rappresentanti sindacali. 
Altra novità riguarda la possibilità di negoziare accordi fuori dal controllo dei sindacati nelle aziende con meno di 50 lavoratori e la possibilità di siglare accordi di categoria per fissare le condizioni di lavoro a tempo determinato (mentre fino ad oggi queste erano fissate in campo nazionale). Per Macron si tratta di modernizzare il mondo del lavoro, garantendo alle aziende la possibilità di assumere senza dover sottostare alle rigidità imposte dai contratti sindacali. La stessa linea che ha ispirato le politiche del Governo Renzi nella convinzione che la disoccupazione sia abche conseguenza di un mercato del lavoro troppo ingessato da logiche sindacali che nel nibile tentativo di salvaguardare i diritti dei lavoratori, rischiano di scoraggiare e non incoraggiare le assunzioni da parte delle industrie. 
Sono in tutto 36 le nuove misure divise in quattro principali assi e contenute nelle 159 pagine di emendamento al nuovo codice del lavoro. 
 
CHI SCENDE IN PIAZZA E CHI NO
La mobilitazione è promossa dalla Cgt (Confédération générale du travail), l'equivalente della nostra Cgil, e vede l'adesione di altre sigle sindacali: Solidaires, Fsu (Fédération Syndicale Unitaire, il maggiore sindacato della scuola), Unef (Union Nationale des Etudiants de France) e diverse organizzazioni giovanili. Sarebbero oltre 180 le manifestazioni organizzate in tutto il paese. 
Ma ci sono anche delle eclatanti defezioni prima fra tutti quella del principale sindacato della pubblica amministrazione il Cfdt. Come già in Italia dunque, anche in Francia il fronte sindacale si presenta diviso e frastagliato fatto questo che senza ombra di dubbio gioca a favore del presidente Macron che proprio in queste ultime settimane con delle mosse azzeccate sarebbe riuscito ad ottenere la neutralità del comparto del pubblico impiego, senza dubbio molto potente elettoralmente. Aver diviso i sindacati certamente renderà più sostenibile l'impatto delle mobilitazioni e servirà a Macron per tirare avanti, forte di una protesta dalle armi in parte spuntate. 

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