Pensioni, dopo Pasqua i decreti attuativi. Rinvio e ripartenza

14 aprile 2017 ore 11:34, Luca Lippi
Le ultime news sul fronte pensioni vedono a rischio di slittamento l’Ape, slittamento che è direttamente collegato al ritardo dei decreti attuativi che potrebbero essere pronti ‘forse’ subito dopo Pasqua. La partenza dell’anticipo potrebbe slittare rispetto alla data del 1° maggio, perché si sta ancora lavorando alla piattaforma informatica che dovrà gestire l’operazione. Le indicazioni sono emerse nel convegno “Tuttolavoro” svoltosi nella sede del quotidiano di Confindustria. Il ritardo, comunque, potrebbe essere contenuto in massimo 15 giorni. Inoltre, la percentuale massima di Ape volontario che potrà essere chiesta oscillerà tra il 75 e il 90% in relazione alla durata dell’anticipo, mentre l’importo minimo dovrà essere di almeno 150 euro. Tutto confermato, invece, per l’Ape sociale.
Pensioni anticipate ed Ape – secondo l’opinione fornita da Marco Leonardi, il Consigliere economico della ?Presidenza del consiglio, l’introduzione dell’Ape volontaria, collegata alla realizzazione di una piattaforma elettronica ancora da definire, rischia di non essere ancora all’ordine del giorno, richiedendo tempi più lunghi rispetto a quella?dell’Ape sociale, come la prima ancora in attesa dei decreti attuativi ma più strettamente collegata all’Inps.
Il nuovo strumento dovrebbe diventare operativo entro il prossimo maggio. Secondo Leonardi l’introduzione dell’Ape volontaria rappresenta un tassello importante sul fronte della flessibilità in uscita dei lavoratori, tanto più alla luce del fatto che “l’anticipazione dell’età pensionabile per tutti non è più possibile prima di tutto dal punto di vista demografico”, ma i numeri delle persone che potranno essere coinvolte non è facilmente prevedibile. Ha chiarito Leonardi:  “Se possiamo ipotizzare che nei prossimi due anni l’Ape sociale potrà essere utilizzata da circa 50mila persone per quella volontaria i numeri sono più difficili da valutare”.
Pensioni, dopo Pasqua i decreti attuativi. Rinvio e ripartenza
Ape e anticipo pensionistico- secondo Stefano Patriarca, consigliere economico dell’unità di coordimento della politica economica della presidenza del Consiglio, non si tratta di un anticipo pensionistico, ma un anticipo finanziario a garanzia pensionistica, sottolineando così che non si tratta di andare prima in pensione, ma della possibilità di avere un reddito-ponte da 63 anni fino alla maturazione del requisito anagrafico per l’assegno previdenziale di vecchiaia. Anticipo che poi sarà restituito in rate mensili per 20 anni a partire dalla decorrenza della pensione vera e propria. La partenza dell’Ape volontaria, anche per Petriarca, potrebbe slittare rispetto al 1° maggio.
Riforma pensioni, fase due, pensione minima di garanzia: le ultime dichiarazioni di Tito Boeri.
Il tavolo tra Governo e sindacati relativo alla “fase 2”, che si è aperto al ministero del Lavoro,dalle prime battute non sta parlando dei problemi dei giovani”. Lo ha detto il presidente dell’Inps, Tito Boeri, intervenendo a un convegno sul tema “Il welfare dei millennial”. 
Il numero uno dell’istituto di previdenza ha sottolineato cheanche quando si parla di giovani lo si fa in un modo che non va dalla loro parte”. Boeri si è riferito in particolare all’idea di una pensione minima di garanzia per coprire i contributi mancanti, a causa delle carriere lavorative discontinue. “Chi pagherà quei minimi pensionistici? – ha aggiunto – i figli dei nostri figli?”. “Non mi sembra che al tavolo tra governo e sindacati sulle pensioni si stia parlando tanto di giovani e se lo fanno il discorso non va nella loro direzione: prima hanno fatto la quattordicesima, aumentando il fardello del debito sulle generazioni future e ora si parla di minimi pensionistici per i giovani. Ma chi paga?”, si domanda ancora Boeri nel corso del suo intervento al convegno sul welfare dei millennials. Meglio, invece, conclude, stimolare l’occupazione con “interventi strutturali come la fiscalizzazione dei contributi sociali”.
Disoccupazione giovanile e decontribuzione - Inoltre, intervenendo alla tavola rotonda promossa da Obiettivo Italia, Boeri ha dato una serie di dati da lui definiti “impietosi”: la disoccupazione giovanile dal 2010/11 è aumentata del 50%, mentre i salari di ingresso sono calati del 20%. In queste condizioni le generazioni degli anni Ottanta dovranno lavorare oltre i settant’anni per avere una pensione. “Abbiamo un milione di disoccupati con meno di 35 anni – ha sottolineato Boeri – 600 mila dei quali sono senza lavoro da oltre un anno e 250 mila sono laureati”. I giovani sono costretti a lasciare l’Italia e sono 100 mila l’anno quelli che risultano residenti all’estero.
Il mercato del lavoro ha mostrato di reagire molto bene alla decontribuzione – ha proseguito Boeri – e nel 2015 l’occupazione è cresciuta tre volte il Pil: “La decontribuzione è un mezzo potente per ridurre la disoccupazione”. Secondo Boeri con la fiscalizzazione dei contributi sociali per i giovani saranno gli attuali pensionati e lavoratori, la generazione che ha beneficiato di un trattamento pensionistico vantaggioso a favorire l’ingresso nel mercato del lavoro dei giovani. Risorse importanti – ha detto ancora Boeri – si possono recuperare con interventi sulle pensioni oltre i 5 mila euro, nonché ricalcolando col sistema contributivo i vitalizi. Bisogna cambiare le aspettative dei giovani – ha concluso – con interventi strutturali a loro vantaggio, non con interventi temporanei”.
Riforma delle pensioni, l’analisi di Elsa Fornero - L’ex Ministro del lavoro Elsa Fornero nel corso del suo intervento al convegno “Il welfare dei Millennial” ha affrontato il tema delle pensioni delle future generazioni e delle riforme del sistema previdenziale, messe in atto dai vari Governi che si sono via via susseguiti. Uno dei temi ricorrenti quando si parla di riforma delle pensioni, ha osservato la professoressa, è quello della separazione dell’assistenza dalla previdenza. In realtà, nonostante se ne parli molto, modifiche in tal senso non sono state ancora realizzate. Ciò vale anche per le misure introdotte con la nuova legge di bilancio.
La Fornero ha sottolineato:Nella legge di bilancio 2017 ci sono molte misure di carattere meramente assistenziale che non hanno a che fare direttamente con il sistema pensionistico”, ha poi precisato l’economista: “Introdurre dei benefici senza alcuna condizionalità, chiedendosi se i beneficiari hanno davvero bisogno di un incremento, è assistenzialismo e, magari, male indirizzato”.
Contestualmente, il giorno seguente alla trasmissione DiMartedì la Fornero ha ribadito sull’anticipo pensionistico, affermando di non considerare l’Ape volontaria una truffa, come sostengono alcuni. “L’Ape volontaria è un’innovazione”, ha precisato, frutto dell’impossibilità di apportare delle modifiche sostanziali alla materia previdenziale, non sussistendo le condizioni economiche. In altre parole, per l’economista, è un’ammissione del fatto che la riforma delle pensioni conosciuta come Legge Fornero “ha contribuito a stabilizzare un pochino la situazione finanziaria italiana e rimetterla in discussione vuol dire destabilizzare l’Italia”.
Tuttavia, rimane il fatto che non si riesce a trovare la soluzione e i tempi per l’attuazione dei decreti necessari slitta in continuazione determinando la sensazione che la toppa sarà peggiore del presunto buco.

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autore / Luca Lippi
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