Riina, Bindi non ha dubbi: “Resta pericoloso ed è curato meglio che a casa”

14 giugno 2017 ore 10:36, intelligo
La presidente della commissione parlamentare Antimafia Rosy Bindi rassicura sulle condizioni di detenzione di Totò Riina, uno dei capi storici di Cosa nostra. Il boss mafioso “si trova in una condizione di cura e assistenza continue a dir poco identiche, se non superiori, a quelle di cui potrebbe godere in stato di libertà o in regime di arresti domiciliari”, dunque “gli si è ampiamente assicurato il diritto a una vita dignitosa”, ha detto ieri la Bindi
Riina, Bindi non ha dubbi: “Resta pericoloso ed è curato meglio che a casa”
, che lunedì aveva visitato l’ospedale Maggiore di Parma, dove Riina è ricoverato. Per la presidente dell’Antimafia, Riina, ben curato dai medici, “resta pericoloso e non ha mai mostrato segni di ravvedimento”. Riina è sottoposto al regime di carcere duro noto come “41 bis”.

IL LUOGO DOVE E’ RICOVERATO RIINA - Il parere della Bindi è stato espresso davanti alla commissione Antimafia. Nella delegazione che lunedì ha visitato l’ospedale dove è ricoverato Riina era composto, oltre che dalla presidente della commissione, dai vicepresidenti Claudio Fava (Articolo 1) e Luigi Gaetti (Movimento 5 Stelle).  I vertici della commissione Antimafia hanno riferito che Riina era seduto su una sedia a rotelle, “in buon ordine e con uno sguardo vigile All'Ospedale Maggiore di Parma i tre componenti dell'Antimafia - come ha riferito oggi la stessa Bindi all'intera Commissione - hanno potuto constatare che il detenuto, con il quale hanno preferito non parlare, si trovava seduto su una sedia a rotelle, «in buon ordine e con uno sguardo vigile”, collocato in una stanza “di confortevoli dimensioni, assolutamente corrispondente a una qualsiasi stanza di degenza ospedaliera, dotata di bagno privato attrezzato per i disabili e in ottime condizioni igieniche. Il personale medico ha spiegato che Riina si alimenta autonomamente, è tenuto sotto stretta osservazione medica e che le sue patologie non presentano manifestazioni acute”.

LE POLEMICHE SULLA CASSAZIONE - Nei giorni scorsi aveva fatto molto discutere la sentenza con cui la Corte di Cassazione aveva sottolineato il diritto di Riina a “morire dignitosamente”, e per questo aveva chiesto al tribunale di sorveglianza di Bologna di motivare nuovamente il no al differimento della pena per il boss della mafia. Riina, dopo una lunga latitanza, fu arrestato nel 1993. A lui sono attribuiti alcuni tra i principali delitti di mafia degli ultimi 30 anni, in primis le stragi del 1992 di Capaci e via D'Amelio.

#Riina #Bindi #Antimafia
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