Fmi taglia stime solo a Italia, per Padoan: "Stupito dalle previsioni"

17 gennaio 2017 ore 10:46, Luca Lippi
Nell'aggiornamento al World Economic Outlook il Fondo Monetario Internazionale non perde occasione per mandare messaggi all’Italia. Secondo il Fmi, a fine anno la crescita sarà dello 0,7% (a ottobre la stessa organizzazione aveva indicato un +0,9%) mentre nel 2018 il Pil si fermerà a +0,8%. Insomma piuttosto lontano dalle previsioni d casa nostra. 
Le previsioni del governo erano di un ‘anno della svolta’; nella nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (Def), aveva previsto per l'Italia una crescita del pil pari all'1% (nel 2017) e all'1,1% (nel 2018).
Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan si è detto "stupito" dalle previsioni. "Le ragioni che vengono addotte per dire che la crescita sarà più bassa sono che ci sarà più incertezza politica, il che secondo me è difficile da argomentare, soprattutto dopo il referendum e il nuovo Governo in continuità con quello precedente, e che ci saranno problemi con le banche ma anche qui il governo ha preso importanti misure. Quindi non sono molto d'accordo con quelle stime del Fondo".
Ma non è l'unica notizia negativa. Secondo indiscrezioni la Commissione europea avrebbe contestato all'Italia che il bilancio del 2017 rischia di non essere conforme al Patto di stabilità. Il nostro Paese rischia una procedura di infrazione e l'esecutivo avrebbe ricevuto la richiesta di una misura correttiva da 3,4 miliardi sul deficit strutturale. Padoan per ora non si sbilancia: "Vedremo se sarà il caso di prendere misure ulteriori per rispettare gli obiettivi".

Fmi taglia stime solo a Italia, per Padoan: 'Stupito dalle previsioni'

Comprensibile la reazione di Padoan e incomprensibile la presa di posizione del Fmi, i fatti sarebbero i seguenti: considerando la presa di posizione di Donald Trump che offre uno sguardo all’Europa con approccio dissolutorio, con la premier inglese Theresa May che oggi spiegherà come intende pilotare la Brexit, con la Francia a rischio-Le Pen, in sostanza con un contesto così movimentato, è comprensibile considerare irricevibili le valutazioni del Fmi.
Altrettanto irricevibili sono le considerazioni della commissione europea sul Patto di Stabilità e sull’opportunità di una manovra aggiuntiva. 
Gentiloni ha valutato miope la richiesta della Commissione all’Italia di ridurre dello 0,2% il proprio deficit. Con una battuta del tutto informale, Gentiloni ha paragonato un atteggiamento di questo tipo a quello del pianista che continua a suonare nel saloon mentre attorno a lui imperversa una rissa. 
E con questo spirito, confidato nei contatti informali di queste ore, Gentiloni ha deciso la linea per i prossimi giorni: come sempre in questi casi con Bruxelles si apre una trattativa, “l’Italia non ha alcuna intenzione di aprire guerre con nessuno, ma al tempo stesso non ha alcuna intenzione di ipotizzare manovre, manovrine o aggiustamenti”. 
In sostanza la partita riparte da Bruxelles, i conti o le valutazioni del Fmi si rimandano quando si potrà tornare a parlare di numeri concreti. Padoan punta alla crescita, e la crescita richiede investimenti e pazienza, nulla che fosse ignoto a Bruxelles. La risposta di Padoan è stata chiarissima: “Vedremo se sarà il caso di prendere misure ulteriori per rispettare gli obiettivi ma la via maestra è la crescita, che è la priorità del governo”.
E poi direttamente a Bruxelles: “Bruxelles ci ricorda che abbiamo un debito troppo alto che avrebbe dovuto cominciare a scendere da quest’anno ma non l’ha fatto perché siamo stati in deflazione nel 2016 e le condizioni di mercato non hanno consentito di completare il programma di privatizzazioni”.  
In conclusione, che l’Europa attenda e non si faccia influenzare dal Fmi, e a Christine Lagarde il messaggio è quello di non fare i conti con le dichiarazioni ma solo quando le promesse elettorali si trasformeranno in misure concrete.  

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...