Cucchi, chiesto omicidio preterintenzionale per tre carabinieri. Famiglia: “Arma sia parte civile”

18 gennaio 2017 ore 10:11, Adriano Scianca
Si torna a parlare di Stefano Cucchi e delle cause della sua morte. A otto anni dalla morte, finisce l'inchiesta bis aperta nel 2014 relativamente ai carabinieri che arrestarono il giovane pusher. Secondo il pm Giovanni Musarò, il ragazzo non morì “di fame e di sete”, ma a causa degli esiti letali del pestaggio che subì la notte del suo arresto. Si tratterebbe, quindi, di omicidio preterintenzionale, accusa contestata a tre dei carabinieri che lo arrestarono nel parco degli acquedotti di Roma, Alessio Di Bernardo, Raffaele D'Alessandro e Francesco Tedesco. Con loro, accusati di calunnia, il maresciallo Roberto Mandolini, allora comandante della stazione dei carabinieri Appia (quella che, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009 aveva proceduto all'arresto) e i carabinieri Vincenzo Nicolardi e Francesco Tedesco. 

Cucchi, chiesto omicidio preterintenzionale per tre carabinieri. Famiglia: “Arma sia parte civile”

Cambiano quindi le imputazioni: i carabinieri erano indagati per lesioni personali aggravate, Mandolini e Nicolardi per falsa testimonianza. Musarò, insieme al procuratore capo Giuseppe Pignatone, scrive nell’avviso di chiusura indagine che Cucchi “fu colpito dai tre carabinieri che lo avevano arrestato con schiaffi, pugni e calci" che provocarono "una rovinosa caduta con impatto al suolo in regione sacrale" che "unitamente alla condotta omissiva dei sanitari che avevano in cura Cucchi presso la struttura protetta dell'ospedale Sandro Pertini, ne determinavano la morte". Parole che, se fossero confermate da una sentenza, ribalterebbero completamente la verità giudiziaria sin qui emersa sul caso Cucchi, che sin qui aveva portato solo ad assoluzioni. 

“La Procura ha esercitato una sua prerogativa e ha formulato il capo di imputazione che ritiene sussistente. Noi riteniamo, di contro, che tale contestazione non potrà essere provata nel giudizio in quanto gli elementi di fatto su cui fonda non sono riscontrabili in atti e, tanto meno, nella perizia disposta dal Gip con incidente probatorio”, ha detto l’avvocato Eugenio Pini, legale di uno dei carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale. Commentando la notizia su Facebook, la sorella Ilaria Cucchi ha invece scritto: “I carabinieri sono accusati di omicidio, calunnia e falso. Voglio dire a tutti che bisogna resistere, resistere, resistere. Ed avere fiducia nella giustizia”. E, in un altro post: “Ora mi aspetto che l'Arma isoli questi individui che tentano di nascondersi dietro una divisa che merita ben più rispetto. Ora mi aspetto di avere l'Arma costituita parte civile affianco alla mia famiglia contro coloro che hanno così mancato di rispetto all'Istituzione”.


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