Dollaro sotto l'effetto Russiagate: dati e dinamica

18 maggio 2017 ore 10:23, Luca Lippi
Venerdì scorso il dollar index era sui massimi, poi si è svalutato di oltre il 2%. La moneta unica, che aveva superato la soglia di 1,10 riportandosi ai massimi dalle elezioni Usa ieri aveva raggiunto quota 1,1145. Secondo quanto si è letto dai media, Trump avrebbe trascinato il dollaro al ribasso.
Probabilmente, l’ammissione della condivisione di informazioni con funzionari russi e il tentativo di giustificazione via Twitter sono stati troppo per i mercati. In risposta, durante la sessione asiatica, il dollaro si è mosso in ribasso, con l’indice spot che ha toccato il minimo intragiornaliero di quota 97,864 prima di risalire durante la sessione europea.
I mercati sono certamente prudenti: pertanto, è probabile che il dollaro continui a muoversi in ribasso, così come gli asset a maggiore rischio.
Dollaro sotto l'effetto Russiagate: dati e dinamica
Lo scoop del Washington Post sulle rilevazioni di notizie riservate alla Russia da parte di Donald Trump è un colpo alla credibilità del nuovo inquilino alla Casa Bianca oppure semplicemente una valutazione idiologica di una dinamica del tutto normale?
La valutazione poco economica: La fase di debolezza del dollaro è coincisa con un revival della moneta unica frutto in parte della minore incertezza politica dopo la vittoria di Macron alle presidenziali francesi (dall'affermazione al primo turno del candidato centrista l'euro si è apprezzato del 3,5% sul dollaro) e in parte di un contesto più florido a livello macroeconomico. Il dato pubblicato ieri da Eurostat sulla crescita dell'Eurozona nel primo trimestre (+1,7% rispetto allo stesso periodo del 2016) è solo l'ultimo indicatore in ordine di tempo a certificare un miglioramento delle prospettive per l'economia del Vecchio Continente.
Un trend confermato anche dalla risalita degli indici di fiducia delle imprese (l'indice Pmi composito ad aprile ha toccato un nuovo massimo da sei anni a questa parte) e dei consumatori (la fiducia è ai massimi da 10 anni). Anche se all'orizzonte restano delle incognite (Brexit ed elezioni italiane in particolare) le prospettive sono buone e ciò si traduce in crescenti aspettative sulle mosse della Bce che, anche alla luce di una ripresa dell'inflazione, potrebbe rivedere il proprio piano di stimoli monetari (Qe). 
La valutazione economica su dati: è una fase  definibile noiosa. Il cambio Euro Dollaro tende a favorire la moneta unica mantenendosi in area 1,10. Le motivazioni sono le più svariate. Tanto per cominciare alcuni dati macroeconomici un po’ deludenti hanno allungato i tempi di quello che dovrebbe essere un “doppio rialzo dei tassi” della Fed da qui alla fine dell’anno. Quindi, se la Fed non alza più i tassi, allora il differenziale di rendimento tra Euro e Dollaro si sposta nuovamente a favore dell’Euro.
Detto questo, il rally della moneta unica o la debolezza per il dollaro Usa è del tutto giustificato. Più debolezza del dollaro che rally dell’Euro (dipende da chi è preposto a enfatizzare i dati).
La tendenza di medio periodo è stata rotta al ribasso, come anche la media mobile a 200 giorni, oltre che alle medie a 21 e 55 giorni. Quindi un quadro tecnico compromesso porta sicuramente debolezza al Dollaro USA. Ma non solo.
Le posizioni speculative sull’Euro, sono state in forte diminuzione da mesi per poi addirittura andare a favore dell’Euro stesso. Cose che non si vedevano dal 2014, inoltre il tutto avviene proprio in concomitanza di un trade deficit fortemente a favore dell’Eurozona.
Se poi ci aggiungiamo i copiosi flussi finanziari arrivati dopo l’elezione di Macron (nulla di concreto, solo speculazione) il quadro è delineato ma anche fortemente tirato.
In sostanza, una valuta perde su un’altra se la valuta di riferimento rimane ferma, ma se la valuta di riferimento sale e l’altra rimane ferma, non significa che la valuta ferma perda posizioni. Potrebbe semplicemente ritardare il suo rally.
Esiste una debolezza ‘ingiustificata’ del Dollaro, quindi una tendenza apparentemente invertita, ma tecnicamente non si può ignorare l’eventualità di un rimbalzo della valutazione del dollaro.
L’incognita ‘pasticci diplomatici’ di Trump rimane sempre in prima posizione, tuttavia è bene ricordare che i mercati non sopportano il caos e appena la situazione si stabilizza le cose tornano ‘normali’, bisogna aspettare i prossimi giorni.

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autore / Luca Lippi
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