Mediaset-Vivendi, è scalata ostile. Confalonieri: "Non trattiamo"

19 dicembre 2016 ore 13:48, Luca Lippi
La vicenda che vede Mediaset contrapposta a Vivendi, in un incontro scontro che vedrebbe Vivendi all’assalto di Mediaset, non solo si avvia verso una concreta battaglia, ma fa emergere anche l’atteggiamento altezzoso e piuttosto provocatorio degli organismi amministrativi di Vivendi. Questi ultimi  non intendono placare gli animi (piuttosto il contrario) nonostante evidenti lacune di carattere morale nella conduzione di una trattativa che pur essendosi chiusa continua senza l’assenzo della controparte Mediaset. 
Il carattere ostile è piuttosto evidente e ora anche sfacciato.
L'incontro tra gli amministratori delegati di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi e di Vivendi, Arnaud De Puyfontaine, si era reso necessario per sgombrare il campo da ogni sospetto bellicoso e provando a recuperare una armoniosa trattativa seppure solo nella forma.
Tuttavia, a chiusura dell’incontro tra Berlusconi e De Puyfontaine  la contesa si è spostata sui media e precisamente nelle colonne del Corsera dove De Puyfontaine  rilascia dichiarazioni piuttosto provocatorie e non in linea col ‘bon ton’ che dovrebbe richiedere il silenzio a margine di un incontro d’affari così delicato.


Confalonieri racconta al Corriere la vicenda dall’origine
Pur nel dovuto rispetto delle leggi di mercato il presidente del gruppo di Cologno rievoca l’operazione la «La Cinq», la prima tv privata francese fondata da Silvio Berlusconi nel 1986 approfittando della scelta dell’allora presidente transalpino François Mitterrand di concedere due nuove licenze per l’apertura di emittenti private. Racconta Confalonieri: “Ci lanciammo nell’operazione  con l’aiuto del produttore Jérôme Seydoux, che si presentò come azionista di maggioranza e si aggiudicò le frequenze. Appena compresero che potevamo crescere molto il governo decise di privatizzare TF1, il maggiore canale generalista francese, che diventò subito un concorrente ingombrante. Fummo costretti a battere in ritirata”. 
La vicenda, a suo dire, testimonia che in un settore strategico come quello dei media “non c’è in gioco solo l’italianità, ma anche l’interesse nazionale”. 
Confalonieri sottolinea per questo la rinnovata fiducia nei confronti dell’esecutivo. L’immediata sortita del ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, nei giorni in cui Vivendi saliva al 20% del Biscione rastrellando azioni sul mercato, è stata accolta con sollievo: “Ci sentiamo supportati perché il governo sta agendo in modo corretto e anche molto deciso”.

La scalata ostile
La sponda delle istituzioni è fondamentale. Anche in considerazione del fatto, ragiona Confalonieri, che siamo di fronte ad “una scalata ostile”. Sulla quale indaga anche la Procura di Milano per una (presunta) manipolazione del mercato. 
L’intervista rilasciata sabato al Corriere della Sera dall’amministratore delegato di Vivendi, Arnaud De Puyfontaine, è stata letta ai piani alti di Mediaset come l’ennesima provocazione. Perché avvenuta a poche ore di distanza dall’incontro che lo stesso De Puyfontaine ha avuto con Pier Silvio Berlusconi. 
Incontro terminato malissimo tra accuse reciproche e nessun punto di convergenza. Ecco perché non c’è alcuna “ipotesi di trattativa” con la media company francese, scrive in una nota Mediaset per smontare sul nascere le voci di un dialogo che sarebbe nato sottotraccia per tentare di ricomporre una situazione ingarbugliata. 
Da Cologno Monzese sottolineano che ci sarebbe un’unica azione che porterebbe Mediaset a valutare diversamente le mosse di Vivendi. Esaudire la richiesta di risarcimento danni ai soci, quantificata in circa 1,5 miliardi, per aver disdetto l’accordo per la cessione della pay tv Premium sancito ad aprile. 
Dal canto suo De Puyfontaine ha chiarito che l’acquisto delle azioni del 20% di Mediaset risponde alla volontà di Vivendi di sedersi al tavolo e discutere con Mediaset in una posizione negoziale diversa rispetto a qualche mese fa.

autore / Luca Lippi
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