Legge elettorale: le domande e le risposte che tutti si fanno

02 maggio 2017 ore 10:33, intelligo
Perché il presidente Mattarella ha sollecitato l’approvazione della legge elettorale? I mesi passano in fretta e poiché spetta a lui firmare il decreto di scioglimento delle Camere e indire nuove elezioni, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha deciso di non volersi trovare con l’acqua alla gola, cioè di arrivare alla scadenza della Legislatura senza una legge elettorale sufficientemente omogenea per Camera e Senato (poiché la vittoria del NO al referendum del 4 dicembre ha lasciato in vita la seconda Camera) e in linea con le sentenze della Corte costituzionale che hanno modificato il sistema con cui si è votato nel 2013. 
Per questo, il 26 aprile, è intervenuto: fare la legge e presto. I partiti hanno risposto che, a partire dal 29 maggio, il testo che uscirà dalla commissione Affari costituzionali, sarà in aula per l’approvazione definitiva. Buono sia per eventuali elezioni anticipate in autunno (prima della finanziaria) sia per quelle alla scadenza naturale di primavera 2018. Non c’è però solo una ragione istituzionale all’intervento del presidente Mattarella. C’è anche una ragione politica che è maturata dopo il primo turno delle elezioni presidenziali francesi che hanno colpito duramente i partiti tradizionali (socialista e gollista) a vantaggio dei movimenti, vecchi o nuovi, imperniati sulla figura dei leader (Le Pen e Macron). Un segnale forte per l’Italia, paese fuori da tutti gli schemi, dove tutti i partiti sono anche un po’movimenti leaderistici.
Dopo la presa di posizione di Mattarella, adesso sono i partiti e i loro leader con l’acqua alla gola: nessuno può tirarsi indietro ma ciascuno vorrebbe che fosse approvato il meccanismo ritenuto il più favorevole per sé e ha paura di fare la scelta sbagliata. Prima di analizzare in dettaglio le proposte sul tavolo, è necessario chiarire quali sono gli scopi, i limiti e gli angoli oscuri di qualsiasi sistema elettorale.

A che serve la legge elettorale?
Serve a due scopi congiunti. Il primo è tecnico:  trasformare i voti (spesso parecchi milioni) in un numero limitato di seggi: in Italia, 630 per la Camera e 315 per il Senato. Il secondo scopo è politico: consentire la formazione di una maggioranza politica che sostenga il Governo poiché, in Italia, il sistema politico è di tipo parlamentare (non presidenziale) per cui il Governo ha bisogno del consenso del Parlamento.  

Quali sono i due sistemi elettorali di riferimento? 
Sono due: il maggioritario (a un turno, come nel Regno Unito, o a due turni, come in Francia) e il proporzionale (più o meno corretto). Il sistema maggioritario privilegia la formazione di una maggioranza politica (e quindi la governabilità): chi vince, con molti o pochi voti, ha di solito una maggioranza di seggi ampia e governa. Il sistema proporzionale, viceversa, privilegia la rappresentanza di tutti i partiti che abbiano un discreto seguito elettorale, ma apre la strada a maggioranze politiche di coalizione e quindi a una possibile instabilità governativa.

Quali sono i meccanismi del maggioritario?
Il sistema maggioritario si avvale di diversi meccanismi che favoriscono i partiti maggiori: 1) collegi uninominali (ogni collegio elegge un solo parlamentare e i voti ottenuti dai candidati degli altri partiti sono perduti); 2) collegi piccoli (che eleggono da 3 a 7-8 parlamentari che normalmente sono conquistati dai due o tre partiti maggiori); 3) doppio turno in base al quale sono ammessi al ballottaggio i candidati che hanno superato una percentuale minima ma elevata di voti (in Francia, il 12%): in pratica, è una soglia di sbarramento a effetto ritardato. La critica rivolta al maggioritario è che spesso una piccola maggioranza di voti produce una grande maggioranza in seggi oppure che la maggioranza in seggi, per la particolare conformazione dei collegi, vada al partito che ha ottenuto meno voti popolari.

Quali sono i meccanismi del proporzionale?
Nel sistema proporzionale i collegi sono generalmente ampi e plurinominali (come nell’Italia della Prima Repubblica) così che quasi tutti i partiti riescono a conquistare seggi. Ne segue che le maggioranze politiche sostengono il governo sono coalizioni di partiti e le crisi di governo sono frequenti: nell’Italia della Prima Repubblica i governi duravano in media un anno. Si ritiene anche che il sistema elettorale proporzionale favorisca la moltiplicazione dei partiti, ma questo non è sempre vero: In Italia, 8-9 partiti rimasero stabili e dominanti dal 1948 al 1987. La frammentazione avviene a livello di società e il numero dei partiti la riflette. La critica rivolta al proporzionale è che tende a moltiplicare i partiti e non assicura la stabilità di governo.

Che cos’è la soglia di sbarramento?
È la percentuale minima di voti (dal 3 all’8%) che un partito deve ottenere, o a livello di collegio o a livello nazionale, per partecipare all’assegnazione dei seggi. È un meccanismo che tende a limitare la frammentazione politica, ma può essere aggirato (come avvenuto in Germania dove la soglia è del 5%) se due o più piccoli partiti si presentano in una sola lista che supera lo sbarramento.

Che cos’è il premio di maggioranza?
È un pacchetto di seggi che viene assegnato al partito o alla coalizione che risulta in testa per numero di voti, ma non avrebbe la maggioranza dei seggi per sostenere un governo. In genere questa assegnazione avviene solo se il partito o la coalizione ha ottenuto una percentuale elevata di voti. Questo meccanismo viene applicato a un sistema proporzionale per ottenere un effetto maggioritario. Fa gola ai partiti (o alle coalizioni) che confidano di raggiungerlo, ma è poco rispettoso della volontà degli elettori.

Che cos’è la grande coalizione?
Se i risultati elettorali non consentono una maggioranza politica omogenea (di sinistra, di destra, ecc.) o se ci sono problemi particolarmente gravi da affrontare, è possibile che i partiti maggiori, pur essendo politicamente molto diversi, si accordino per sostenere un governo, detto di grande coalizione o di larghe intese. La soluzione non è molto gradita da quella parte degli elettori che non sentono rispettate le loro scelte e ciò provoca spostamenti verso nuovi partiti che spesso sfruttano questa disaffezione che si crea tra la base e i vertici dei partiti.

Perché la scelta del sistema elettorale appare così difficile in Italia?
Per due ragioni. La prima è che ne sono stati sperimentati tre senza risultato soddisfacenti. La seconda è ché si sono formati tre blocchi politici (Pd, M5S e Centrodestra) che rendono difficile l’applicazione tanto di un sistema maggioritario quanto di un sistema proporzionale. Nel primo caso c’è il rischio che una forza politica, con il 30% dei voti o poco più, risulti dominante in Parlamento e a livello di governo ma nella sostanza poco legittima; nel secondo caso c’è il rischio che: o non si riesca a formare una maggioranza di coalizione stabile e quindi scarsamente efficiente sul piano governativo, o si formi una maggioranza di larga intesa molto lontana dalle indicazioni degli elettori, specie se questa dovesse giustificare pesanti manovre economico-fiscali. Tra i partiti maggiori, infine, e anche all’interno di essi, dominano sospetti di possibili accordi trasversali. Tra quelli minori, s’impone la necessità della sopravvivenza e di assicurarsi piccole quote ma decisive per determinare la maggioranza elettorale o parlamentare in caso di alleanze.

di Alessandro Corneli 

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