Venezuela contro Maduro: 3 morti, ma l'erede di Chavez tiene duro

20 aprile 2017 ore 9:59, Andrea De Angelis
Doveva essere la madre di tutte le manifestazioni. Così l'aveva definita il popolo venezuelano che ieri è sceso in piazza contro il presidente Maduro. Che la situazione fosse a dir poco delicata era ormai chiaro a tutti. Si sperava, però, che il bilancio della giornata fosse meno grave, ma purtroppo ciò che era lecito temere è accaduto. Almeno tre persone sono state uccise in Venezuela durante le proteste di ieri contro il governo: secondo quanto riporta la Bbc online, oltre al 17enne morto a Caracas e alla donna di 23 anni uccisa a San Cristobal, nell'ovest del Paese, una guardia nazionale è morta a sud della capitale. A Caracas, contemporaneamente, è andata in scena una contromanifestazione.

UN PAESE IN PIAZZA
Decine di migliaia di persone, come riporta puntualmente l'Ansa, sono dunque scese in piazza in tutto il Paese per chiedere nuove elezioni e il rilascio di leader dell'opposizione in carcere. Il presidente Maduro non ha mostrato alcun ripensamento, anzi ha annunciato che oltre 30 persone sono state arrestate solo nella giornata di ieri. L'inflazione, stando ai dati del Fondo monetario internazionale, ha raggiunto quest'anno il livello record del 700% e il Venezuela è ormai vicino al collasso economico. Ma non sono solo i conti a non tornare nel Paese: la popolazione teme infatti che il potere di Maduro possa diventare praticamente assoluto dopo quanto successo lo scorso mese. 

Venezuela contro Maduro: 3 morti, ma l'erede di Chavez tiene duro
QUASI GOLPE
Alcuni lo hanno definito un vero e proprio golpe.
 Secondo altri non si tratta esattamente di questo. In Venezuela la situazione è diventata incandescente, ma c'è da chiedersi come mai per lungo tempo, mesi se non anni l'opinione pubblica internazionale abbia sostanzialmente fatto finta di niente. Esautorare il Parlamento dei suoi poteri potrebbe sì far gridare al golpe, ma lo stesso presuppone solitamente un colpo di scena improvviso e almeno in parte imprevisto. Invece quanto accaduto nel Paese sudamericano lo scorso mese non solo stupisce fino a un certo punto, ma probabilmente era per certi versi prevedibile. Chi c'è dietro a tutto questo? Si tratta solo di un vuoto di potere che per essere colmato è arrivato fino alla chiusura della Camera nazionale?

LA DECISIONE
Il Tribunal Superior de Justica, la Corte Suprema, ha esautorato lo scorso 30 marzo dalle sue funzioni l’Asemblea Nacional, il Parlamento controllato per due terzi dall’opposizione al governo di Nicolas Maduro. È l’ultima tappa di uno scontro che dura da oltre un anno, ovvero da quando il leader venezuelano si è insediato. Dal gennaio 2016, la Corte ha annullato sistematicamente tutte le leggi e le decisioni prese dall'assemblea, fino ad arrivare all'escalation odierna che, come detto, per certi versi era prevedibile. La Corte ha giustificato la sentenza parlando di "oltraggio al presidente". Questa la dichiarazione: "Siccome il Parlamento si ribella e oltraggia le deliberazioni del presidente, le sue competenze saranno esercitate direttamente dal Tribunale supremo". Da qui il moltiplicarsi delle proteste e delle iniziative che sono culminate nella manifestazione di ieri.

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