Bce: tassi invariati e lectio brevis di Draghi ai 'falchi' tedeschi

20 gennaio 2017 ore 13:22, Luca Lippi
Mario Draghi conferma i tassi al minimo e procede con l’estensione del Qe fino a fine anno. Nella conferenza stampa che è seguita al Consiglio Direttivo della Bce, ha risposto anche a Berlino, da dove i falchi tedeschi hanno contestato la politica ultra-accomodante della Banca centrale. Una ‘Lectio brevis’ rara e senza precedenti.
Così, rispettando tutti i pronostici, la Bce ha lasciato invariati i tassi d’interesse (tasso principale a zero, quello sui depositi bancari a -0,40% e quello di rifinanziamento marginale a 0,25%) e ha confermato quanto stabilito a dicembre per il Qe: procederà al ritmo di 80 miliardi mensili fino a marzo, per poi calare a 60 miliardi da aprile fino a dicembre 2017. Ma il Qe, ribadisce la Bce, potrà essere ampliato in termini di dimensione e durata se le prospettive dovessero peggiorare e i tassi di interesse resteranno bassi ancora a lungo, tenuto conto che i rischi sulla crescita dell’Eurozona sono orientati “verso il ribasso a causa di fattori globali”.
Lo scontro tra Draghi e la Bundesbank 
Ha origine al forum di Davos dove il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha dichiarato di non essere sorpreso delle decisioni prese dalla Banca centrale europea, ma il suo orientamento crea “problemi politici” in Germania, soprattutto con l’avvicinarsi del test elettorale per Angela Merkel. Mentre concede che la Bce “sta facendo un buon lavoro”, puntualizza di attendersi che l’inflazione tedesca salirà al 2% quest’anno e che quindi serve un’inversione di rotta della Bce.
Le rimostranze di Berlino e della Bundesbank contro la politica ultra-accomodante e dei tassi sottozero che “crea un danno” ai risparmiatori tedeschi, in particolare ora che l’inflazione sta risalendo, cadono nel vuoto che si interpone fra la Germania e l’autonomia della Bce. 
Tuttavia il presidente della Bce si concede e in conferenza stampa motiva in modo molto dettagliato le ragioni delle scelte da ‘colomba’ assunte dal board, proprio a partire dal dilemma sulle prospettive di inflazione.
Draghi replica che anche “i risparmiatori tedeschi hanno ricevuto benefici” dalle misure straordinarie di stimolo, e che per ora la dinamica dell’inflazione non fa prevedere “una tendenza al rialzo convincente”. 
Spiega anche che i prezzi al consumo sono aumentati di recente soprattutto per l’incremento della voce energia; e se i segnali di deflazione sono in gran parte svaniti, le pressioni sull’inflazione di fondo restano moderate.

Bce: tassi invariati e lectio brevis di Draghi ai 'falchi' tedeschi

Mario Draghi, dall’altro dell’autnomia della Bce, e quindi la sua, in conferenza Stampa non si scompone al fuoco di fila dei cronisti tedeschi, e salendo in cattedra detta le regole comuni a tutti i Paesi del’Eurozona, Germania inclusa, e concede una breve ‘lezione’. In estrema sintesi, Draghi ha spiegato le ragioni che non consentono allo stato attuale di abbassare la guardia. 
Il medio-lungo termine
la Bce si pone in “un orizzonte di medio termine”. Non guarda insomma tanto a quel tasso di inflazione balzato in Germania all’1,7% annuo a dicembre e verosimilmente in crescita anche oltre la soglia critica del 2% nei mesi a venire, ma si riferisce con tutta probabilità a quanto i mercati si aspettano nel medio-lungo termine appunto: quel “5y5y” che rappresenta le attese degli investitori sul tasso di inflazione fra 5 anni e per i successivi 5 che è sì in costante ascesa dai minimi dello scorso agosto, ma che resta ancora all’1,73%, livello coerente con l'obiettivo “vicino, ma inferiore al 2%”.
L’effetto durevole
La seconda condizione è che la “convergenza verso l’obiettivo deve essere durevole, non transitoria”. E qui è chiaro il riferimento di Draghi al fatto che la fiammata attuale è legata in primo luogo ai prezzi dei prodotti derivati da petrolio e materie prime, che si vanno a confrontare con i minimi di un anno fa.
L’inflazione core
Quella che esclude le componenti più volatili come appunto l’energia e che interessa alla Bce, resta su un ben più modesto 0,9% e, secondo molti analisti, potrebbe non andare oltre l’1%-1,2% da qui al 2018.
Sostenibilità
Però ha aggiunto anche che la traiettoria dell’inflazione deve essere anche “sostenibile”: deve cioè “rimanere su quei livelli anche quando il sostegno delle straordinarie politiche monetarie che stiamo attuando oggi non ci sarà più”. Inutile, e soprattutto dannoso, sarebbe veder di nuovo rallentare pericolosamente la dinamica dei prezzi una volta terminato il “quantitative easing” diffuso in tutta l’Eurozona
Conclude Mario Draghi con la considerazione più importante di tutte: L’obiettivo dell’inflazione è definito per l’Eurozona nel suo insieme”. Non è sufficiente, in altre parole, un rialzo dei prezzi nella sola Germania per indurre il Consiglio all’azione: esistono anche gli altri Paesi, dove la dinamica inflattiva è ancora a rischio. Più chiaro di così, il messaggio per i “falchi” tedeschi difficilmente poteva essere.

autore / Luca Lippi
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