Infarto, metà delle strutture non rispetta i volumi minimi: quanto contano

21 febbraio 2017 ore 9:33, intelligo
di Stefano Ursi

In Italia il 49% delle strutture sanitarie non rispetta i volumi minimi di attività fissati dal Ministero della Salute relativamente agli infarti. Lo rende noto un'indagine del portale doveecomemicuro.it, che spiega come solo il 51% delle strutture raggiunga i cento casi all'anno di infarto miocardico acuto di primo ricovero, soglia minima fissata dal Ministero e fra i fattori che, anche secondo la letteratura scientifica, determinano l'esito degli interventi. Dove se ne effettuano di più, dicono molti studi, è infatti più probabile che gli esiti siano migliori. L'indagine del portale, che aiuta i cittadini ad orientarsi nella scelta dell'ospedale dove curarsi, mette in evidenza come per l'infarto miocardico acuto le strutture maggiormente rispettose delle soglie sono al Nord con il 45%, Sud e Isole con il 34% e il Centro con il 21%. Si distinguono, in particolare, fra le regioni, l’Emilia Romagna con l'Ospedale di Parma e l’Arcispedale Sant’Anna (Cona) e la Campania con il Cardarelli di Napoli. Andando alla minore mortalità a 30 giorni dal ricovero nel rispetto dei volumi, nella classifica dei cinque migliori ospedali troviamo al primo posto l'Ospedale Civile di Guastalla (Emilia Romagna) poi lo Stabilimento San Bartolomeo di Sarzana (Liguria), l'Ospedale di Bentivoglio (Emilia Romagna), l'Ospedale Civile San Giovanni di Dio-Frattamaggiore, Napoli (Campania) e l'Ospedale Santa Croce - Castelnuovo Garfagnana, Lucca (Toscana).

Infarto, metà delle strutture non rispetta i volumi minimi: quanto contano
L'IMPORTANZA DEL DATO - Così, si legge sui media online, Elena Azzolini, specialista in Sanità Pubblica e membro del comitato scientifico del portale: ''Ormai sono numerose le prove in letteratura che confermano che per molte condizioni cliniche e interventi esiste un’associazione tra il volume di attività e l’esito delle cure, in particolar modo in termini di mortalità intra-ospedaliera o a trenta giorni dal ricovero/intervento. Per tali situazioni è possibile affermare che la mortalità a trenta giorni si riduce all’aumentare dei volumi di attività ovvero, nell’ambito cardiovascolare, che maggiore è il numero di ricoveri per infarto miocardico acuto o di interventi di bypass aorto-coronarico che una struttura esegue, più alto è il grado di esperienza e la qualità dell’assistenza offerta. Sulla base di questi presupposti, oltre che dei decreti legislativi attualmente vigenti, è possibile fornire valutazioni assolutamente oggettive e scientificamente affidabili, da cui tutti possono trarre benefici”.
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