Brexit: Ue presenta il conto, May respinge ricatto. E' guerra commerciale

22 febbraio 2017 ore 13:48, Luca Lippi
Da una parte la May vuole accelerare l’uscita dalla Ue e dall’altra la Commissione europea vuole che il Regno Unito partecipi ai finanziamenti dei progetti europei fino al 2023. In sostanza la Gran Bretagna non vuole spendere un centesimo per un progetto )come deciso da oltre la metà dei britannici) non gli appartiene più. Di diverso avviso la Commissione Ue che invece vuole spremere più che possibile i britannici finchè ci sono.

OBIETTIVO DELLA COMMISSIONE
E’ quello di coprire le spese di bilancio extra che verranno a crearsi una volta che verrà a mancare l’apporto finanziario britannico, per colmare un buco da 10 miliardi di euro l’anno che lascerà Londra quando se ne andrà dal blocco a 27 e non verserà piu’ soldi nelle casse europee.
Con l’addio di Londra, deciso con il referendum sulla Brexit del 23 giugno 2016, Germania e Francia saranno costretti a pagare di piu’, dal momento che la loro quota tenderà ad aumentare, mentre altri Stati piu’ poveri economicamente come Polonia e Ungheria riceveranno meno finanziamenti.
In teoria finché la Brexit non sarà definitiva, Londra è obbligata a continuare a rispettare gli impegni presi con l’Unione Europea. Ma tra due anni, se le trattative sui nuovi trattati commerciali tra Europa e Regno Unito andranno a buon fine, Londra potrebbe essere esentata dai pagamenti e dagli impegni economici nei confronti del blocco europeo.

Brexit: Ue presenta il conto, May respinge ricatto. E' guerra commerciale

OBIETTIVO DELLA GRAN BRETAGNA
Dietro il manto ‘democratico’ delle decisioni britannica sulla posizione avversa all’Ue ci sono interessi economici piuttosto importanti. In concreto prima si abbandona la nave e meglio è. Su questo era d’accordo subito dopo il referendum anche Bruxelles, salvo poi mettere le orecchie a terra perché ha bisogno dei soldi di Sua Maestà.
I pari del Regno, dopo un dibattito fiume di due giorni con quasi 200 interventi, hanno adottato stanotte il testo senza opposizione e senza richiesta di voto, che secondo gli usi della Camera alta significa approvazione.
    Tuttavia il vero banco di prova è previsto per i prossimi giorni, quando saranno discussi gli emendamenti che alcuni lord dei partiti di opposizione sperano di introdurre rispetto alla versione stringata e senza modifiche varata nelle scorse settimane a larghissima maggioranza dai Comuni. Laddove alcuni di questi emendamenti siano approvati, il provvedimento dovrebbe tornare alla Camera bassa, l'unica elettiva del Paese, a cui spetta in ogni caso l'ultima parola.

LO STATO DELL’ARTE
Bruxelles ha ben altri piani e intende approfittare della maggiore leva negoziale di cui crede di poter giovare prima che i colloqui abbiano inizio a marzo. Se i britannici vogliono continuare a fare affari con l’area da cui provengono il 51% delle importazioni e verso cui sono dirette il 47% delle esportazioni, il loro Stato deve sborsare una sorta di conto per la Brexit.
Il piano è a tutti gli effetti un ultimatum. Stando alle indiscrezioni stampa inglesi, in cambio della firma su nuovi accordi di partnership commerciale, l’Unione Europea chiederà che Londra paghi un conto salato da 60 miliardi di euro per il suo addio al blocco. L’obiettivo è in realtà duplice: le autorità europee vogliono mandare un messaggio molto chiaro, per dimostrare che abbandonare l’Ue ha un prezzo.
Di contro, la City teme le riforme del sistema bancaria europeo, e soprattutto teme di doversi accollare costi che non hanno alcun ritorno finanziario per le casse del sistema britannico. Quindi alla ‘poesia’ della politica si oppone l’interesse delle Lobby finanziarie che si occupano solo di proteggere la cassa.
Ora bisogna solo vedere se conta di più il sistema sanzionatorio della Ue oppure il peso finanziario della Finanza britannica che gode i favori di diversi hub nel pianeta e le preferenze immutate della grande imprenditoria europea (nonostante si dica il contrario).

IN CONCLUSIONE
Alla luce delle posizioni delle parti coinvolte, con il governo di Theresa May che intende mantenere una linea dura, la sensazione è che ci sia il rischio di una guerra commerciale tra i due blocchi.

#brexit #Ue #GuerraCommerciale
autore / Luca Lippi
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